La tripla morale del ministro dell'Interno: Riace, Trento, Italia

Sud Italia. Il sindaco di Riace viene messo agli arresti domiciliari per presunte irregolarità nelle politiche di accoglienza. Il ministro dell’interno lo addita al pubblico ludibrio, esecrandone i comportamenti.
Nord Italia. Un medico del pronto soccorso di Trento si rifiuta di curare uno straniero irregolare e lo segnala ai carabinieri. Mentre molti suoi colleghi si dissociano, il ministro dell’interno lo ringrazia e lo addita ad esempio da seguire.
Tutta Italia. Il vice-presidente del consiglio annuncia, sotto il nome di ‘pace fiscale’, un maxi-condono per chi ha evaso le tasse in passato. Il ministro dell’interno, che è la stessa persona, lo sostiene entusiasticamente, come strumento di giustizia sociale, o di sua correzione. Continua a leggere

Parole e simboli. La neolingua del potere

La “manovra del popolo”, “i cittadini, non i numerini”, “aboliremo la povertà”, “per la prima volta lo stato è dalla parte dei cittadini”. E poi l’utilizzo sistematico della logica del capro espiatorio (lo straniero, l’immigrato, in particolare). E l’altrettanto sistematico ricorrere all’immaginario di un prima e un poi radicalmente opposti: prima c’erano gli “altri”, i cattivi, quelli del complotto contro la gente, i “poteri forti”, e andava tutto malissimo; oggi ci siamo “noi”, i buoni, quelli voluti dalla gente e per la gente, i “rappresentanti (o magari gli avvocati) del popolo”, e va tutto benissimo, un altro mondo è possibile, e lo costruiremo noi, contro gli altri. Il prima e il poi presuppongono una cesura radicale. Nessuna continuità è nemmeno immaginabile. Salvo dimenticarsi che metà dell’attuale governo è stato al governo per anni, e lo è continuativamente da decenni nelle regioni più ricche del paese. E salvo magari perseguire, tutti insieme, le stesse sistematiche occupazioni del potere, lo stesso spoil system, la stessa lottizzazione televisiva e non, gli stessi condoni, gli stessi ritardi e inefficienze sui decreti, lo stesso spregio del diritto e della divisione dei poteri, lo stesso allegro ricorso alla spesa pubblica: salvo chiamarli con un altro nome, ciò che consente di agire anche più brutalmente, senza remore e sensi di colpa. Tutto è nel nome della cosa, più e prima che nella cosa. Continua a leggere

Il decreto Salvini: più sicurezza?

Il decreto Salvini su sicurezza e immigrazione è stato approvato. Come ha detto lo stesso ministro dell’Interno, è tuttavia emendabile. E di emendamenti avrà bisogno, proprio avendo come obiettivo le politiche che il ministro propone: perseguire una migliore regolazione dell’immigrazione e una maggiore sicurezza. Concentriamoci sulla parte relativa all’immigrazione: senza discussioni sui principi (importanti: e su cui sarà opportuno si apra un serio dibattito nel paese), ma limitandoci qui a uno sguardo del tutto pragmatico. Continua a leggere

Dopo Genova: quale futuro per il PD

Le contestazioni di Genova, per il Partito Democratico, rischiano di rappresentare quello che è stato la marcia dei 40.000 del 1980 per il sindacato. Un evento in sé piccolo (anche i famosi 40.000, all’epoca, secondo la questura erano meno della metà…), all’apparenza solo simbolico, ma capace di cambiare il corso della storia. Continua a leggere

Zaia di lotta e di governo. Le contraddizioni della Lega e quelle dell'impresa.

Zaia di lotta e di governo. In Regione Veneto fa il bello e il cattivo tempo: entrambi – nel bene e nel male – con grande efficacia, disponendo di un’ampia maggioranza di governo che gli consente di fare sostanzialmente quello che vuole, e potendo contare su una minoranza poco agguerrita e quasi silente, incapace di articolare una visibile e riconoscibile opposizione. Continua a leggere

Se la cultura passa all'agricoltura…

Di tutti gli aspetti del cosiddetto “decreto dignità” che hanno fatto discutere, suscitando plauso quasi corale (come le restrizioni alla pubblicità per il gioco d’azzardo) o forti polemiche (come gli irrigidimenti al mercato del lavoro, contestati dall’imprenditoria veneta ma apprezzati dal sindacato), ce n’è uno che è passato quasi sotto silenzio, ma che dovrebbe invece far riflettere, e molto: il passaggio delle competenze sul turismo dal ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Mibact, che ora perde la T – al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali – Paaf. Continua a leggere

Immigrazione: una ragionevole proposta

L’Europa rischia di crollare: non sotto il peso delle migrazioni, ma delle sue contraddizioni interne a proposito di esse. Un’area geopolitica di 512 milioni di abitanti sta perdendo la sua anima, e la sua razionalità, intorno alla questione di come gestire un flusso annuo attuale di 2-300.000 persone, e come creare politiche che vadano verso la soluzione del problema alla fonte. Continua a leggere

Ora che il nuovo politically correct è diventato il cattivismo…

Siamo rimasti spiazzati. Ci avevano spiegato così tante volte in questi anni che non se ne poteva più del buonismo imperante e del politically correct, che da quando il nuovo politically correct (dominante e al potere) è diventato il cattivismo, ci pervade una discreta inquietudine, e forse un po’ di angoscia. Continua a leggere

Immigrazione: parole forti, silenzi problematici

Le politiche migratorie adottate da quello che appare fino ad ora come il vero presidente del consiglio, o almeno colui che detta l’agenda del governo ed è artefice della sua visibilità, Matteo Salvini, corrispondono a quanto da sempre promesso dalla Lega e richiesto dai suoi amministratori. Continua a leggere

Destini incrociati: migrazioni e interdipendenza

Se c’è una ricaduta positiva dell’attuale crisi dei richiedenti asilo, è che ci ricorda quanto siamo interdipendenti, nel bene e nel male. Quanto il destino degli uni dipende da quello degli altri: e a livello globale, non solo locale. Continua a leggere