
INIZIATIVE
Fare comunicazione. Un mestiere da vivere insieme
Cum munus – un incarico, un compito, una responsabilità da con-dividere. Munus significa dovere, munire ha anche significato di legare, costruire. Il comune, la comunione, il comunismo, la comunicazione, derivano tutti da lì. Si può comunicare in molti modi. Uno, per me, è scrivere. L’altro è creare momenti di confronto, sensibilizzare, stimolare ragionamenti e diffondere informazioni.
Lezioni-spettacolo sui palchi dei teatri e dei festival, da solo o in compagnia di musicisti professionisti. Corsi di formazione dedicati (insegnanti, professionisti, volontari, personale religioso, istituzioni, enti locali, leader associativi). Progetti di ricerca per enti pubblici, aziende, sindacati, fondazioni. Progetti integrati di ricerca-azione con studenti e scuole. E conferenze, lezioni, dibattiti, naturalmente. Tutto quanto può servire per approfondire la conoscenza e condividerla.
LIBRI
“Leggere significa prendere in prestito; tirarne fuori qualcosa di nuovo significa ripagare il debito”
Scrivere è una parte fondamentale della mia vita, non solo del mio mestiere. “Leggere significa prendere in prestito; tirarne fuori qualcosa di nuovo significa ripagare il debito” (Lichtenberg). È ancora più vero se, oltre a leggere libri, cerchi di leggere e interrogare, e poi rinarrare, la realtà, le persone che la abitano. Ho cominciato con i primi articoli, come giornalista, poco più che ventenne. Poi sono arrivati i libri, le ricerche, gli studi accademici. Di sociologia delle religioni, sull’islam, le migrazioni, l’attualità politica, il mutamento sociale. Ma anche testi più personali, prese di posizione, polemiche. Con qualche incursione nella poesia. E il tentativo di contaminare i generi letterari. E di praticare una sociologia che sia genere a sé.
CHI SCRIVE
Stefano Allievi
Nella poesia “Scrivere un curriculum” Wislawa Szymborska ironizza:
Meglio il prezzo che il valore / e il titolo che il contenuto. / Meglio il numero di scarpa, che non dove va / colui per cui ti scambiano
Nascondere quello che sei e limitarsi a quello che fai, o dichiari. È così che si fa, di solito, nei CV. In versi, una volta, avevo provato a sintetizzare:
di mestiere, professore e sociologo / di percorso, bibliofago ondivago / d’altro: padre, marito, e poligrafo
In maniera più rispettosa dei canoni, diciamo che di lavoro faccio, essenzialmente, il professore ordinario di Sociologia all’Università di Padova.
Sono nato a Milano, dove mi sono diplomato all’Istituto per la Formazione al Giornalismo (IFG) e successivamente laureato in Scienze politiche; poi ho conseguito a Trento il dottorato in Sociologia e ricerca sociale, trasferendomi quindi a Padova. Ma lo studio è sempre andato in parallelo a un sacco di altre cose, e lavori. Faccio ricerca, scrivo in varie forme. Poi, c’è la vita. Che è lì dentro ma anche altrove.
Formazione, ricerca e altro ancora
Da molti anni svolgo attività di animazione, formazione e ricerca negli ambiti più diversi: dal mondo della scuola alle organizzazioni non governative, dall’ambito ospedaliero a quello ecclesiale, dalle carceri ai centri di accoglienza, dal mondo del giornalismo alle forze di sicurezza.
Da solo o con alcuni colleghi e collaboratori di lunga data (una rete di studiosi e artisti, esperti nei relativi ambiti di interesse e professionali nel modo di porli) partecipo a iniziative di enti, associazioni e fondazioni, o costruisco per loro interi progetti di formazione e sviluppo, e conduco ricerche per loro conto. La scommessa è di riunire conoscenze aggiornate, esperienza e competenza, con la capacità di presentarne i risultati in forma comunicativamente efficace e accattivante.
Il costo sociale e familiare del lavoro di cura. La dura vita dei caregiver
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