Immigrati, tra sbarchi e lavoro

È demoralizzante vedere come ci si occupa di immigrazione nel nostro paese. Fa notizia solo se aumentano gli sbarchi: in quel caso, proteste, o proposte immaginifiche. Come il blocco navale da sempre evocato da Giorgia Meloni: mai che ci si dica come si fa (affondando le navi? lasciandole in ammollo? riportandole indietro? e dove, senza il consenso dei paesi coinvolti?), con quale legittimazione legale internazionale, quali e quante navi, quali regole d’ingaggio e quali limiti nell’uso delle armi, quali costi, presi da quale bilancio – basta la parola… Se aumentano i morti, invece, ne parla quali solo il Papa: la politica sostanzialmente tace. E se non c’è la notizia, ci si dimentica di parlarne e di approntare soluzioni: fino alla prossima emergenza.

Eppure avremmo molte ragioni per parlarne, con urgenza ma non in emergenza, per affrontare problemi “normali” e tuttavia serissimi che non riguardano solo i territori costieri, ma anche e soprattutto le regioni produttive del Nord e ancor più l’Europa. Magari ragionando sul contesto. Quello demografico: solo quest’anno nella differenza tra morti e nati abbiamo perso quattrocentomila abitanti, l’equivalente di una città come Bologna; a quale sviluppo prelude (o piuttosto preclude) un paese che dal 1995, caso unico nel mondo sviluppato, è in recessione demografica? E poi c’è l’emigrazione, negli ultimi anni di gran lunga superiore all’immigrazione, che dopo lo stop dovuto al Covid sta già dando segnali di ripresa – dove sarebbe esattamente, a leggere i dati, l’invasione? E Il che ci apre a un altro tema, quello lavorativo: ci piaccia o meno, nonostante la crisi, la manifattura è in forte ripresa, mantiene l’occupazione, e in molti settori addirittura l’aumenta – a scapito per esempio del turismo e dei servizi collegati, che già nei giorni scorsi ha denunciato, attraverso i suoi operatori, una drammatica carenza di manodopera disponibile, che si riverbererà sulla qualità del servizio e quindi inevitabilmente sulla crescita futura del settore. È certo che c’è un problema di qualità del lavoro e di livelli salariali: ma anche di drammatica carenza di manodopera comunque, anche se le condizioni di lavoro migliorassero. Ogni anno, del resto, e da qualche anno, i settori del lavoro stagionale (ci mettiamo anche quello agricolo, e le lavorazioni stagionali dell’industria) lamentano una drammatica carenza di personale: i giovani italiani, all’80% almeno diplomati, molti lavori manuali, anche in situazione di disoccupazione, li rifiutano a priori, preferendo semmai le vie dell’emigrazione, giudicate – purtroppo con molte ragioni – più vantaggiose. Ne vogliamo parlare a freddo, di questi temi, senza strepitarne solo a caldo dopo l’ennesimo sbarco a Lampedusa? Vogliamo almeno domandarci se sono collegati?

Poi c’è il problema delle soluzioni di lungo periodo. Che, necessariamente, prevedono il coinvolgimento dell’Europa nella modifica degli accordi di Dublino, nel controllo delle frontiere esterne dell’Unione, nel ricollocamento dei richiedenti asilo salvati nel Mediterraneo, nei rimpatri. Ma pure il ristabilimento di canali regolari e controllati di immigrazione: il solo modo per evitare che i canali irregolari, che abbiamo regalato alle mafie transnazionali, siano la sola modalità possibile di ingresso. C’è un ritardo inaccettabile delle istituzioni europee. Ma anche una carenza intollerabile di iniziativa italiana nel coinvolgerle: tanto più da parte delle forze politiche che fanno del contrasto (anziché del controllo, ragionevole e doveroso) all’immigrazione la loro ragion d’essere. A parte parlare, quali sono e dove sono le proposte alternative percorribili, che non siano meri slogan?

Purtroppo è colpa anche nostra, come cittadini. Che accettiamo che il dibattito su questi temi cruciali si riduca a contrapposte tifoserie ispirate a sentimenti (buoni o cattivi che siano, sia la rabbia xenofoba alla ricerca d’un capro espiatorio che la solidarietà umana verso le vittime dei naufragi questo sono), e mai che prevalga una riflessione basata anche su ragionamenti: intorno ai quali sarebbe più facile persino trovare un accordo.

 

Il fronte cieco anti-immigrati, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 13 maggio 2021, editoriale, p. 1