La ricomposizione delle destre

In questo periodo l’attenzione degli osservatori si è concentrata soprattutto sui dissidi interni al Partito Democratico, e sull’attivismo riformatore del premier, che di questi dissidi è spesso origine e parte in causa, a partire dalla riforma del lavoro, il Jobs Act.
Molta meno attenzione si è prestata al campo avverso, il centrodestra, dove pure sono in corso processi di ricomposizione di enorme importanza, che stanno cambiando radicalmente il volto di quella parte politica. Continua a leggere

Immigration, religious diversity and recognition of differences: the Italian way to multiculturalism

Identities: Global Studies in Culture and Power

Volume 21, Issue 6, 2014

Special Issue: What Remains of the National Models of Integration? Ideal-typical constructions and social realities of immigrant incorporation in Europe Continua a leggere

Bitonci vs Ebola: propaganda e mistificazioni

E’ l’applicazione agli esseri umani del principio di precauzione evocato ai tempi della mucca pazza: non mangiare bistecche, per non rischiare di essere contagiati. Ma – a differenza che in quel caso – senza alcun fondamento scientifico, senza alcuna copertura autorevole (l’Unione Europea o l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per dire), senza alcuna ragionevolezza sociale, e con uno scopo esclusivamente propagandistico. Continua a leggere

Tesseramento e forma partito: che cosa non funziona

La polemica sul tesseramento del PD sta facendo capire alcune dinamiche relative alla trasformazione dei partiti: di tutti i partiti. Continua a leggere

Il Tfr anticipato: come cambia il nostro rapporto con il presente. Ed il futuro

La proposta del governo di consentire l’anticipazione del Tfr ha una serie di conseguenze economiche rilevanti. Ma le conseguenze economiche della proposta sono per certi versi meno significative delle sue conseguenze sociali e culturali. In gioco c’è altro. Per esempio, come è cambiato il nostro rapporto con il futuro. E il presente. E il lavoro. Continua a leggere

Art. 18: due filosofie a confronto?

In un articolo su Repubblica, Nadia Urbinati mette a confronto, a proposito dell’art. 18, due diverse filosofie: una che prevede un intervento del pubblico nel mercato del lavoro (rappresentata dalla minoranza PD), e una che lo lascia in mano al privato (rappresentata dalla sua maggioranza).
Non sono d’accordo che sia uno scontro tra due filosofie diverse, una orientata al pubblico e una al privato. Al massimo, uno scontro tra una filosofia idealistica (astratta) e una pragmatista (empirica).
La metto sul personale. Sono figlio di un imprenditore. E ho scelto di lavorare per nove anni nel sindacato. Lo statuto dei lavoratori è del ’70: avevo 12 anni , e ne sento parlare da allora. E da allora, sia da mio padre sia nel sindacato, con prospettive diverse, sapevo una cosa con certezza (e la sapevamo tutti): che c’erano molti imprenditori che evitavano di andare oltre i 15 dipendenti (quindi non assumevano, o frazionavano le aziende) per non dover applicare lo statuto dei lavoratori, e in particolare l’art. 18 sui licenziamenti. Tradotto: l’art. 18 ha abortito migliaia, probabilmente decine di migliaia di posti di lavoro; molti di più di quelli che ha tutelato con il reintegro. A me basterebbe questo per abolirlo… E da una sinistra che crede nel lavoro, e nell’utilità anche per i lavoratori della creazione di posti di lavoro, mi aspetterei una riflessione su questo. Io ne sentivo parlare anche nel sindacato, dopo la sbornia ideologica (ci sono entrato negli anni ’80): ma, è vero, io lavoravo in un sindacato che teorizzava molto (penso agli intellettuali di cui si circondava e alle riviste che produceva), ma con un atteggiamento pragmatico, la Cisl… (peraltro, la Cisl di Carniti: probabilmente il leader sindacale più illuminato e autenticamente riformista che ci sia stato in tempi recenti – e certamente non sospetto di acquiescenza ai padroni).
Sono d’accordo con Urbinati e con molti altri. L’abolizione dell’art. 18 non crea posti di lavoro né produce investimenti. In sé, non serve a nulla. In questo senso è una bandiera ideologica da entrambi i lati della barricata. Ma poiché nessuno mette in questione, ovviamente, il reintegro per i licenziamenti discriminatori (genere, orientamento sessuale, opinioni politiche, religiose e sindacali, ecc.), resta solo il problema del licenziamento per motivi economici. Sì, lo confesso: credo che non debba essere soggetto ad altre tutele e giuste cause che non siano oneste motivazioni economiche. Posso assumere? Assumo. Il lavoro si contrae? Devo poter licenziare. Altrimenti metto a rischio l’azienda, cioè il lavoro di tutti gli altri. Lo stato (il pubblico, nella versione di Urbinati) deve intervenire all’interno del rapporto di lavoro, o tutelando il lavoratore in altre forme? per esempio con un welfare che gli consente di ricevere un salario di supporto, di formarsi, di ottenere assistenza sociale, ecc.? Lo scontro non è tra chi pensa che il pubblico possa intervenire nel mercato del lavoro e chi no. Lo scontro è su quale debba essere l’intervento pubblico, su come debba avvenire e dove. Tutelando il lavoro (quel lavoro) o il lavoratore (nelle conseguenze legate alla perdita del posto di lavoro)? Io interpreto così la parte sul lavoro della Costituzione, che gli dà un fondante ruolo sociale, e quindi non lo lascia all’arbitrio del mercato: ma interviene, appunto, regolando il mercato e nei luoghi dove il mercato non agisce, tutelando le persone. Lo scontro è allora tra due modi diversi di intendere l’intervento del pubblico: io non ho dubbi su quale sia quello più giusto di principio, oltreché più utile.

Tutti contro Renzi, Renzi contro tutti

I direttori di alcuni grandi quotidiani nazionali. Gli industriali (alcuni, almeno). La Cgil (e, un po’ meno, gli altri sindacati). La Conferenza Episcopale (o, almeno, il suo vertice). E, come d’abitudine, il fuoco amico della minoranza PD: vecchia guardia e giovani leoni tutti insieme. Un attacco apparentemente concentrico e a tutto campo. Eppure il bersaglio – il premier Renzi – appare tranquillo, e attacca a sua volta. Tutto sommato, persino ringalluzzito. Continua a leggere

Il Papa, la pedofilia, i vescovi: la nuova chiesa di Francesco

Il formidabile uno-due di Papa Francesco contro la pedofilia nella chiesa, non è solo un duro colpo contro un cancro che ha rischiato di segnare durevolmente il rapporto con il clero cattolico – portandone ai livelli più bassi non solo la popolarità, ma l’autorevolezza – ma costituisce anche un modo incisivo di delineare un diverso modello di chiesa. Continua a leggere

Programma esame Sociologia a.a. 2014-2015

Programma dettagliato corso di Sociologia


Anno accademico 2014-2015

(sulla base dell’edizione 2012 di A. Bagnasco, M. Barbagli e A. Cavalli, “Corso di sociologia. Terza edizione”, Bologna, Il Mulino — ATTENZIONE: non più il precedente “Elementi di sociologia” dei medesimi autori, 2004, valido solo per l’esame di vecchio ordinamento da 6 crediti) Continua a leggere