Galan e l'indignazione popolare


Corriere della Sera, – Edizione Veneto, 23 luglio 2014, p. 5
GALAN, LE REAZIONI IN RETE

Su Twitter parte la gogna mediatica
Il sociologo: «Fa sentire realizzati»

Il professor Allievi: «E’ indignazione compulsiva»

PADOVA – La rabbia scorre a fiumi su Twitter. Nei minuti immediatamente successivi al voto della Camera era un tripudio di «finalmente», «era ora», «in galera», «ciao ciao Galan». Scorre anche l’ironia, come si confà ad ogni social network, ma soprattutto scorrono parole amare sull’arresto di Giancarlo Galan. Accusatorie, di fuoco. «Galan arrestato. Che meraviglia. Che giornata». Questo è il tweet di Tommaso ma ce ne sono tanti di simili. Di più aggressivi, di più sarcastici. Sono centinaia, migliaia i commenti su Facebook, alle notizie rilanciate dai siti, su Twitter. «Tranquillo Gianca, anche noi siamo incazzati e sappiamo benissimo con chi, con te» scrive Marco. Lo Straniero: «Sti politici, oltre ad essere colti con le mani nel sacco vogliono ancora aver ragione, che vergogna».
È un meccanismo ormai automatico nel popolo del web, e l’ha analizzato in diverse occasioni Stefano Allievi, sociologo e docente all’università di Padova. Tanto da parlare, a questo punto, di una forma di «indignazione compulsiva» per definire la gogna mediatica a cui sono sottoposti i personaggi pubblici sui social, travolti da un vortice di ira che si autoalimenta con l’aumentare delle condivisioni. «Entra in gioco uno stato d’animo che in qualche modo fa sentire realizzati, anche per un breve momento – spiega il professor Allievi -. E vale non solo per i politici, ma per tutti gli ismi: razzismo, sessismo, animalismo. Senza che siano fatte verifiche. Bisognerebbe indagare a quale bisogno corrisponde, e perché ci sentiamo più importanti se mettiamo un “mi piace”». Ieri la rete ha scelto Galan come capro espiatorio di questa «indignazione compulsiva ». «Galan è incazzato, ma l’Italia si salva solo se le istituzioni riusciranno a garantire pulizia, correttezza e trasparenza» scrive Giorgio. E Massimo: «Abbandona la Casa un altro concorrente, ciao ciao Galan».
«Mancano le prove, tuonò Galan dal salotto della casa restaurata con le tangenti del Mose» twitta Edoardo. Non c’è bisogno di approfondimento. La rete ha deciso: colpevole. Chi lo difende è, come spesso accade quando parte la giostra mediatica, una minima parte: «Una Camera di peones ipocriti ha votato sì al carcere per Galan – aggiunge Romano -. Così a distanza di mesi gli si impedirà di inquinare le prove o fuggire». «Che si discuta del tuo arresto mentre sei bloccato in ospedale non mi sembra il massimo della civiltà» riflette Alberto. L’ex governatore, secondo Allievi, ha personificato per lungo tempo «il politico e il potere che voleva rimanere impunito, lui stesso si è definito nella sua biografia l’ incarnazione di un territorio ». E su questa figura di dominio ventennale, ferita da una repentina caduta, scattano nei naviganti la rabbia e il bisogno di sfogarla. Filtrata da uno schermo, a chilometri di distanza.

23 luglio 2014

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