Ancora oggi. Nel 2015. Nel cuore dell’Europa. Si può morire così: di satira. Come i buffoni di corte, quando il re si stancava di loro. Come chi fa dell’ironia nei confronti di tutti i regimi, quando questi decidono che è il momento: un comico si può facilmente trasformare in eretico, e un eretico in vittima sacrificale. Prendere in giro i potenti è sempre pericoloso: figurarsi l’onnipotente, quando ci sono delle persone che si arrogano il diritto di prenderne il posto, come se egli non fosse che un impotente bisognoso di aiuto.
Ci sarà anche stavolta – c’è già – chi farà qualche distinguo inaccettabile. Chi dirà: in fondo, se la sono cercata, hanno esagerato. No, non se la sono cercata, e non hanno esagerato i giornalisti di Charlie Hebdo. E i pezzi che hanno scritto, e le vignette che hanno pubblicato, non meritano e non giustificano 12 morti (il direttore, ma anche vignettisti, giornalisti e poliziotti di guardia – uno dei quali, vale la pena ricordarlo, si chiamava Ahmed, e serviva da poliziotto il suo paese), molti feriti, di cui alcuni gravi, e un colpo tremendo inferto alla libertà di parola e di opinione di tutti noi, non solo alla libertà di stampa.
Il direttore e gli altri tre vignettisti uccisi sono vittime sacrificali di un oltranzismo fanatico senza giustificazioni, che si è trasformato in questo caso in terrorismo. Gli assalitori, purtroppo per ora riusciti a fuggire, gridando “Allah è grande”, hanno detto di avere “vendicato il Profeta”. Non è così, naturalmente: il Profeta Muhammad l’hanno offeso loro, assai più dei giornalisti satirici in questione. E hanno reso Dio piccolo piccolo: niente più che una scusa al loro servizio – un servo da utilizzare, invece che un onnipotente da venerare.
Hanno anche detto di essere di al-Qaeda. E’ possibile invece che non siano affiliati veri e propri di nessuna organizzazione transnazionale, ma attentatori fai da te, autoctoni. Il che li rende ancora più pericolosi, e un segnale che qualcosa di serio e di grave sta accadendo. Il terrorismo globale ha le sue logiche, seppure perverse. Le gesta eclatanti dei cani sciolti fanatizzati sono qualcosa da cui è molto più difficile difendersi. Perché non ha ragioni comprensibili. E perché è più pervasivo, meno individuabile.
C’è da sperare che tutti capiscano la lezione. La satira, è vero, può essere pesante, talvolta volgare. Ma è il prezzo da pagare, in positivo, per una autentica libertà di critica, di espressione, di opinione: è come la frontiera esterna, che difende anche chi sta molto più all’interno, e si limita ad esprimere le proprie idee con aristocratico garbo. Se si opera un varco alla frontiera, a rischio sono le opinioni di tutti: musulmani inclusi, peraltro. Ed è quello che anche i musulmani in Europa devono comprendere. Dopo il caso Rushdie, l’assassinio del regista Theo van Gogh, la vicenda delle vignette danesi, le minacce allo stesso Charlie Hebdo, che non è la prima volta che finisce sotto il fuoco degli oltranzisti islamici (letteralmente: nel 2011 un incendio ne distrusse la redazione, dopo che pubblicò un’edizione ironicamente intitolata Charia Hebdo), la questione della libertà di espressione e di opinione è ineludibile. Per l’occidente, per l’Europa, è un valore di riferimento imprescindibile, una condizione della sua stessa esistenza come risultato storico di un processo di civilizzazione: non può essere fraintesa né negata senza lasciare spazio ai peggiori fantasmi. Nello stesso tempo, se per l’Europa è un valore universale, è anche vero che la sua violazione è individuale: e non può e non deve essere attribuita ai musulmani in quanto tali, a tutti meno ancora – in questo senso la mano libera all’islamofobia politica e culturale sarebbe un regalo fatto ai terroristi, che è proprio questa logica di scontro che vogliono imporre.
Suona amara e profetica, purtroppo, la vignetta pubblicata proprio da Charlie Hebdo nei giorni scorsi: “Ancora nessun attentato in Francia”, vi si leggeva, mentre un terrorista islamico rispondeva: “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri”. Ma noi preferiamo ricordare Stéphane Charbonnier, il direttore del giornale, assassinato nell’agguato, con le parole che ha rilasciato in un’intervista, quando già viveva sotto protezione, dopo aver ricevuto molte minacce di morte: «Non ho paura delle rappresaglie. Non ho figli, non ho una moglie, non ho un’auto, non ho debiti. Forse potrà suonare un po’ pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio».
Allah come scusa, in Il Tirreno, 8 gennaio 2015, p.1
Gli anticorpi per fermare il fanatismo
/in 2015, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da StefanoSi può morire anche di satira, se si prende in giro chi ha la vocazione e il modo di pensare del tiranno. Prendere in giro i potenti è sempre pericoloso: figurarsi l’onnipotente, quando ci sono delle persone che si arrogano il diritto di prenderne il posto, come se egli non fosse che un impotente bisognoso di aiuto. Perché questo hanno fatto gli assassini di Parigi: con un peccato di orgoglio che farebbe inorridire qualsiasi autentico credente, si sono messi al posto di Dio. E gridando “Allah è grande”, dicendo di avere “vendicato il Profeta”, hanno reso Dio piccolo piccolo (niente più che una scusa al loro servizio – un servo da utilizzare, invece che un altissimo da venerare), offendendo il Profeta Muhammad assai più dei vignettisti con cui se la sono presa. Continua a leggere
Morire di satira
/in 2015, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da StefanoAncora oggi. Nel 2015. Nel cuore dell’Europa. Si può morire così: di satira. Come i buffoni di corte, quando il re si stancava di loro. Come chi fa dell’ironia nei confronti di tutti i regimi, quando questi decidono che è il momento: un comico si può facilmente trasformare in eretico, e un eretico in vittima sacrificale. Prendere in giro i potenti è sempre pericoloso: figurarsi l’onnipotente, quando ci sono delle persone che si arrogano il diritto di prenderne il posto, come se egli non fosse che un impotente bisognoso di aiuto. Continua a leggere
Morire di satira
/in Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da StefanoAncora oggi. Nel 2015. Nel cuore dell’Europa. Si può morire così: di satira. Come i buffoni di corte, quando il re si stancava di loro. Come chi fa dell’ironia nei confronti di tutti i regimi, quando questi decidono che è il momento: un comico si può facilmente trasformare in eretico, e un eretico in vittima sacrificale. Prendere in giro i potenti è sempre pericoloso: figurarsi l’onnipotente, quando ci sono delle persone che si arrogano il diritto di prenderne il posto, come se egli non fosse che un impotente bisognoso di aiuto.
Ci sarà anche stavolta – c’è già – chi farà qualche distinguo inaccettabile. Chi dirà: in fondo, se la sono cercata, hanno esagerato. No, non se la sono cercata, e non hanno esagerato i giornalisti di Charlie Hebdo. E i pezzi che hanno scritto, e le vignette che hanno pubblicato, non meritano e non giustificano 12 morti (il direttore, ma anche vignettisti, giornalisti e poliziotti di guardia – uno dei quali, vale la pena ricordarlo, si chiamava Ahmed, e serviva da poliziotto il suo paese), molti feriti, di cui alcuni gravi, e un colpo tremendo inferto alla libertà di parola e di opinione di tutti noi, non solo alla libertà di stampa.
Il direttore e gli altri tre vignettisti uccisi sono vittime sacrificali di un oltranzismo fanatico senza giustificazioni, che si è trasformato in questo caso in terrorismo. Gli assalitori, purtroppo per ora riusciti a fuggire, gridando “Allah è grande”, hanno detto di avere “vendicato il Profeta”. Non è così, naturalmente: il Profeta Muhammad l’hanno offeso loro, assai più dei giornalisti satirici in questione. E hanno reso Dio piccolo piccolo: niente più che una scusa al loro servizio – un servo da utilizzare, invece che un onnipotente da venerare.
Hanno anche detto di essere di al-Qaeda. E’ possibile invece che non siano affiliati veri e propri di nessuna organizzazione transnazionale, ma attentatori fai da te, autoctoni. Il che li rende ancora più pericolosi, e un segnale che qualcosa di serio e di grave sta accadendo. Il terrorismo globale ha le sue logiche, seppure perverse. Le gesta eclatanti dei cani sciolti fanatizzati sono qualcosa da cui è molto più difficile difendersi. Perché non ha ragioni comprensibili. E perché è più pervasivo, meno individuabile.
C’è da sperare che tutti capiscano la lezione. La satira, è vero, può essere pesante, talvolta volgare. Ma è il prezzo da pagare, in positivo, per una autentica libertà di critica, di espressione, di opinione: è come la frontiera esterna, che difende anche chi sta molto più all’interno, e si limita ad esprimere le proprie idee con aristocratico garbo. Se si opera un varco alla frontiera, a rischio sono le opinioni di tutti: musulmani inclusi, peraltro. Ed è quello che anche i musulmani in Europa devono comprendere. Dopo il caso Rushdie, l’assassinio del regista Theo van Gogh, la vicenda delle vignette danesi, le minacce allo stesso Charlie Hebdo, che non è la prima volta che finisce sotto il fuoco degli oltranzisti islamici (letteralmente: nel 2011 un incendio ne distrusse la redazione, dopo che pubblicò un’edizione ironicamente intitolata Charia Hebdo), la questione della libertà di espressione e di opinione è ineludibile. Per l’occidente, per l’Europa, è un valore di riferimento imprescindibile, una condizione della sua stessa esistenza come risultato storico di un processo di civilizzazione: non può essere fraintesa né negata senza lasciare spazio ai peggiori fantasmi. Nello stesso tempo, se per l’Europa è un valore universale, è anche vero che la sua violazione è individuale: e non può e non deve essere attribuita ai musulmani in quanto tali, a tutti meno ancora – in questo senso la mano libera all’islamofobia politica e culturale sarebbe un regalo fatto ai terroristi, che è proprio questa logica di scontro che vogliono imporre.
Suona amara e profetica, purtroppo, la vignetta pubblicata proprio da Charlie Hebdo nei giorni scorsi: “Ancora nessun attentato in Francia”, vi si leggeva, mentre un terrorista islamico rispondeva: “Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri”. Ma noi preferiamo ricordare Stéphane Charbonnier, il direttore del giornale, assassinato nell’agguato, con le parole che ha rilasciato in un’intervista, quando già viveva sotto protezione, dopo aver ricevuto molte minacce di morte: «Non ho paura delle rappresaglie. Non ho figli, non ho una moglie, non ho un’auto, non ho debiti. Forse potrà suonare un po’ pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio».
Allah come scusa, in Il Tirreno, 8 gennaio 2015, p.1
Il sindaco Bitonci e la polemica contro l'islam
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Politica / Politics Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Contraddetti, Islam, Politica / Politics, Religione / Religion /da StefanoIl sindaco Bitonci, in un’ampia intervista “natalizia” (ma per molti non è stato un bel regalo…), è intervenuto ancora una volta sul tema a lui prediletto del suo rapporto con l’islam: e forse vale la pena di sottolineare il ruolo del pronome possessivo, e non per un vezzo grammaticale, ma perché in quanto afferma vi è molto di personale e assai poco di oggettivo. Continua a leggere
Natale al plurale
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Politica / Politics Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli di Società / Society Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Politica / Politics, Religione / Religion, Società / Society /da StefanoCon l’approssimarsi del Natale ricompaiono, puntuali, le polemiche su come festeggiarlo o non festeggiarlo. Per i più non cambia nulla: ma alcuni, di fronte a una importante presenza di bambini, e in generale di popolazioni, di altra cultura e di altra religione, si pongono il problema se ciò possa eventualmente costituire una mancanza di rispetto, o un’offesa, per qualcuno. E, mentre c’è chi strumentalizza la questione per fini di propaganda, accusando inesistenti complotti anti-natalizi di questa o quella popolazione immigrata, c’è anche chi, in buona fede, si limita a porsi apertamente il problema. Continua a leggere
Programma "Globalizzazione e pluralismo culturale" 2013
/in 2014, Anno / Year, Materiale didattico /da StefanoObiettivo del corso è mettere in luce le interconnessioni tra fenomeni spesso analizzati separatamente, ma che insieme producono alcune delle più significative trasformazioni in atto nel paesaggio sociale e culturale dell’occidente.
I fenomeni presi in esame sono quelli della globalizzazione, delle migrazioni, e, in particolare, della progressiva pluralizzazione culturale delle nostre società. Nell’ambito di questo corso se ne studieranno i principali effetti, con particolare attenzione alla sfera della comunicazione tra culture.
Il principale case-study di riferimento – tra quelli più presenti come elemento di dibattito nella sfera pubblica – sarà quello della presenza dell’islam in Europa, che consente un approccio empirico particolarmente esplicativo di vari fenomeni di incontro tra culture, di trasformazione e di comunicazione culturale, ma anche di rifiuto, di incomprensione e di scontro. Esso sarà analizzato attraverso esempi di conflitto culturale e casi empirici, tratti dalla situazione europea e italiana.
La bibliografia per gli studenti non frequentanti (Laurea Magistrale Interfacoltà in Strategie di Comunicazione – corso di 6 cfu, e Laurea Magistrale in Sociologia, corso mutuato di 6 cfu) è la seguente:
Luke Martell, Sociologia della globalizzazione, Torino, Einaudi, 2011
Stefano Allievi, Le trappole dell’immaginario: islam e occidente, Udine, Forum, 2007
Stefano Allievi (a cura di), Ma la moschea no… I conflitti sui luoghi di culto islamici, Padova, Le Gru, 2012
Sidney, Peshawar e altrove: vecchi e nuovi terrorismi
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da StefanoNon c’è correlazione: ma la coincidenza fa riflettere. Il massacro in Pakistan di oltre centoquaranta persone, in grande maggioranza ragazzi e bambini, per quanto orribile, è per così dire un fatto interno di cronaca locale: l’ennesimo episodio di una guerra senza fine tra bande di talebani indottrinati e sanguinari, e un esercito che un po’ li usa e un po’ li combatte senza andare troppo per il sottile. Una mostruosità, ma con legami relativamente modesti con l’evoluzione dell’islam globale. Continua a leggere
Il fascino sinistro dell'utopia islamica
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da Stefanohttp://www.messaggerosantantonio.it/messaggero/pagina_articolo.asp?IDX=2530IDRX=227 Continua a leggere
Il sindaco Bitonci e la reciprocità
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Politica / Politics Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Politica / Politics, Religione / Religion /da StefanoLa reciprocità è una parola che, a proposito di islam, viene spesso evocata. Nei giorni scorsi ne ha parlato il sindaco Bitonci, giustificando con essa il suo rifiuto di ricevere il console marocchino a Verona (dimenticando che i diplomatici sono stati inventati per parlarsi, e per risolvere conflitti, non per crearne), che voleva parlargli delle necessità religiose dei suoi compatrioti oggi nostri concittadini. Continua a leggere
Primarie andate: bene. La partita comincia ora
/in 2014, Anno / Year, Argomenti / Topics, Articoli / Articles, Articoli di Politica / Politics Articles, Politica / Politics /da StefanoIl risultato è chiaro. Vince Alessandra Moretti, la candidata favorita e per la quale si sono mobilitate maggiormente le strutture del partito. La contendente Simonetta Rubinato contava su un sostegno minoritario fin dal principio, ma è andata meglio di quanto molti si aspettassero: segno che un dibattito interno c’è stato. E il candidato di Italia dei Valori, Antonino Pipitone, come spesso succede ai terzi incomodi, partiva senza alcuna vera chance di concorrere a un risultato scontato. Continua a leggere