Ho deciso: mi candido a sindaco

Dopo lunga e meditata riflessione, deluso dallo stallo politico prodotto dai litigi tra partiti, e dall’inconsistenza personale dei candidati di destra e di sinistra, frutto di accordi al vertice e personalismi senza alcuna legittimazione o sostegno popolare, ho deciso di accettare la proposta da alcuni ambienti mossa a sostegno di una mia discesa in campo, a servizio del bene comune delle nostre città. Ho deciso pertanto di accettare la candidatura a sindaco di Roma. E di Milano. E di Napoli. E di Bologna, Bolzano, Cagliari, Latina, Novara, Ravenna, Rimini, Salerno, Torino e Trieste. E anche di Morterone, in provincia di Lecco, che conta è vero solo 38 abitanti, ma è ingiusto che non ne parli nessuno. Consapevole della grave responsabilità che mi assumo, e dell’improbo lavoro che mi accollo, ringrazio per la stima ricevuta, metto a disposizione le mie competenze e la mia correttezza personale, e chiamo i cittadini a collaborare a sostegno di una candidatura davvero indipendente, fuori dalle logiche dei partiti: per una politica alternativa, pulita, aperta e condivisa, che nasca dal basso, libera, democratica e progressista, nell’interesse del paese.

Il 17 aprile, al referendum… (un contributo alla discussione)

Il 17 aprile si vota il referendum sulle trivelle. Più o meno. Un voto che mi pare su dei simboli, più che su dei valori. Su cui c’è relativamente poco dibattito pubblico e poco interesse. Ho provato a cercare le ragioni di una distanza e di uno scetticismo che mi paiono diffusi e palpabili: del fatto che questo referendum, a differenza di altri del passato, non scalda il cuore, e non spinge all’impegno. Ho provato a ragionarci. Sgombrando il campo da ogni manicheismo, e senza accusare nessuno: entrambe le posizioni hanno delle ragioni e dei torti. Qui propongo le mie riflessioni. Dissonanti, forse, rispetto agli schieramenti costituiti. Continua a leggere

Su un’intervista di Massimo D’Alema (ma potrebbe essere un altro)

.
ed è questo che sconcerta:
hanno dato, hanno preso
hanno avuto, hanno perso Continua a leggere

L'imam a scuola e l'inaudita ingerenza della politica

Quella della scuola media di Pertile, ad Agordo, e della sua decisione di invitare prima, e di revocare poi, a seguito delle pressioni della politica, l’invito a un imam a parlare agli studenti, è un esempio al contempo ridicolo e folle di isteria collettiva, che spiega bene i tempi che stiamo vivendo. Continua a leggere

E se aprissimo le università ai rifugiati?

L’università fa politica, senza farla. Nel senso alto, guardando i processi lunghi; lontana dall’attualità e dagli schieramenti ideologici. E’ quanto avvenuto all’inaugurazione del 794° anno accademico dell’Università di Padova. Dove per capire e intercettare questi tempi, si è parlato di ciò di cui non si poteva non parlare, a molti livelli: internazionalizzazione, mobilità umana. Politica, appunto. Continua a leggere

Rohani e le statue coperte: la vera posta in gioco

I professionisti dell’indignazione un tanto al chilo, i benpensanti della dignità della nostra civiltà, hanno avuto modo di sfogare la loro libido sulla questione delle statue nascoste alla vista nei Musei Capitolini, durante la visita del presidente iraniano Rohani. Una vicenda perfetta, per condannare la vergognosa sottomissione all’islam del governo, e incitare alla rivendicazione della superiorità della nostra cultura. Continua a leggere

Legge anti-moschee anche in Veneto: perché è un errore

La legge si presenta come semplice revisione normativa sul piano urbanistico. Tuttavia la norma approvata ieri in commissione urbanistica dal Consiglio regionale del Veneto consentirà di fatto ai sindaci di rendere la vita assai difficile a qualunque progetto di adibire un edificio ad uso religioso, e dunque alle moschee, che sono quelle che fanno problema a molti amministratori (non per quello che fanno, ma spesso per la loro sola esistenza).
Non c’è dubbio che i luoghi di culto vadano regolamentati, sul piano urbanistico come su quello dell’ordine pubblico. La normativa c’è, e sul piano regolamentare si può fare di più. La cosa riguarda anche la possibilità di adibire a luogo di culto edifici nati per altro scopo: un fatto, quello del cambio di destinazione d’uso, accettato peraltro correntemente in tutti i comuni come prassi abbastanza ordinaria di gestione urbanistica, e utilizzato, oltre che da molti altri soggetti (privati, imprese, commercianti, associazioni), anche dalle più diverse confessioni religiose, musulmani come pentecostali, testimoni di Geova come – succede – cattolici (anche perché ha un senso, per dire, sia sul piano economico che su quello urbanistico, acquistare un capannone in disuso in una zona industriale, per farne un centro culturale o un luogo di aggregazione religiosa – costa meno, e non si disturba nessuno…). Lo scopo del progetto però è dichiarato: è una legge anti-moschee, nata come tale. Lo mostra il comunicato con cui il tosiano Bassi, tra i promotori della legge, ha salutato l’approvazione di ieri: “L’ultimo episodio contestato recentemente dai cittadini del Comune di San Giovanni Lupatoto, nel veronese è la notizia di una prossima apertura di un centro studi per imam. Un’iniziativa (…) che registra tra la cittadinanza pareri critici e diffidenze”. Come se bastasse la diffidenza di qualcuno per legittimare la negazione di un diritto di molti (già oggi residenti e produttori, e in numero sempre maggiore domani cittadini ed elettori) – e per giunta davanti a un centro di formazione di imam (che è nell’interesse di tutti, che si formino…), neanche di una moschea. L’intento discriminatorio rischia dunque di fare aggio sul diritto alla libertà di culto, che non solo è garantito dalla Costituzione, ma è un vanto dell’occidente, che su questo tema rivendica a giusto titolo la sua superiorità nei confronti di paesi, culture e religioni che la libertà religiosa non rispettano.
Capiamo che in questi momenti sia considerato argomento popolare porsi in maniera conflittuale nei confronti dei musulmani; ma se appena guardiamo alle cose con una prospettiva di ragionevolezza o anche solo di convenienza, capiamo che l’inclusione, la trasparenza della presenza, il suo riconoscimento, farebbero diminuire i conflitti sociali; mentre discriminare una comunità religiosa in quanto tale, oltre che essere discutibile di principio e in ultima analisi odioso, rischia di aumentare i conflitti sociali, di esacerbare i rancori, e di legittimare i pregiudizi, che non è mai una saggia strada da percorrere, e rischia anzi di condurci verso situazioni peggiori di quelle che si dichiara di voler sanare.
Eppure sembra che proprio in quella direzione si voglia andare. Perché se l’intento di trattare tutte le confessioni religiose in maniera eguale è da salutare con favore, l’esito, dando ampi margini di discrezionalità ai sindaci di rifiutare situazioni che non piacciano, rischia di andare nella direzione opposta.
C’è ancora tempo per modificare il progetto in aula, regolamentando quanto va regolamentato, ma davvero in una logica inclusiva, che favorisca l’associazionismo religioso, come attore capace di contribuire alla vita comune (per esempio, obbligando i comuni a garantire nei piani regolatori spazi per edilizia di culto che non servano solo al mondo cattolico, ma riconoscano il nuovo pluralismo religioso che ormai caratterizza irrevocabilmente anche il nostro paese). Altrimenti è più onesto limitarsi a una legge di un unico articolo: “Non vogliamo musulmani in regione”. Assumendosi le responsabilità del caso.
LEGGE ANTI-MOSCHEE: I PERICOLI DELL’ESCLUSIONE, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 13 gennaio 2016, editoriale, p.1

Considerazioni sul Natale e sul presepe

Mai come quest’anno il Natale, oltre che delle tradizioni, ha fatto parte del dibattito pubblico, politico e mediatico: presepi ostentati, forse anche laddove non si erano mai fatti prima (il che può anche essere considerato un positivo segnale di ritorno alle cose che ci danno senso), canti natalizi da parte di politici davanti alle scuole, rivendicazioni pubbliche di fedeltà al Natale… E mai come quest’anno è sembrato che se ne perdesse lo spirito, confrontando la piccolezza di talune polemiche con l’enormità degli eventi: quelli storici che stiamo vivendo e quelli rievocati dal rito. Ma va bene così, perché il Natale è anche segno di contraddizione. Continua a leggere

Cloe, l'Assessore Donazzan, e il sottoscritto

Ieri ho scritto un articolo sul caso di Cloe, il professore di un istituto di San Donà che si è presentato a scuola vestito da donna. Continua a leggere