Le norme e i valori: la sentenza sul kirpan

Una sentenza della Cassazione ha vietato l’utilizzo del Kirpan, un pugnale portato alla cintura dai sikh come simbolo di lotta contro l’ingiustizia. Il Kirpan è considerato dai sikh un simbolo e un obbligo religioso, parte delle 5 K della religione sikh: le altre sono Kesh, i capelli lunghi raccolti in un turbante portato obbligatoriamente dagli uomini, Kangha, il pettine di legno per raccogliere i capelli in modo ordinato, a differenza della crescita libera e disordinata degli asceti induisti, Kara, un braccialetto di ferro che rappresenta il controllo morale nelle azioni e il ricordo costante di Dio, e Kacha, delle sottovesti di tipo allungato simbolo di autocontrollo e di castità. Continua a leggere

L'inutile – e controproducente – guerra contro le moschee

Il presidente Zaia, in un’intervista a questo giornale, afferma che, grazie alla legge anti-moschee della regione Veneto, che ha appena superato il vaglio della Consulta, “chi vuole la moschea deve trovare un luogo che abbia il beneplacito del Comune”. Quello che non dice, è che così facendo, un diritto fondamentale – la libertà di culto – viene messo in mano alla discrezionalità di sindaci che non l’hanno particolarmente a cuore. La seconda cosa che non dice è che il suo partito, inclusi molti primi cittadini, sta conducendo una campagna di lungo periodo contro le moschee: primo episodio, a Lodi, nel 2000 – prima ancora dell’attentato alle torri gemelle… Continua a leggere

Gli aspiranti terroristi di Rialto

Se ce l’avessero fatta, sarebbe stato il colpo globale dell’anno. E, per l’Italia, un tragico risveglio a una nuova consapevolezza. Per fortuna – e per la capacità d’inchiesta e prevenzione degli organismi preposti alla nostra sicurezza – il progetto di un attentato al Ponte di Rialto, con l’obiettivo di produrre centinaia di morti, è rimasto, per i suoi perpetratori, un sogno interrotto di paradiso; e, per noi, un incubo che non ci toccherà vivere. Continua a leggere

Un patto per (e con) l'islam italiano

Dire islam in Italia, oggi, significa parlare di una comunità di circa un milione e seicentomila persone. Una parte significativa sono immigrati di prima generazione: arrivati in Italia, alcuni negli ultimi tempi, ma in gran parte anche da venti o trent’anni. Molti, sempre di più, sono nati in Italia o arrivati molto piccoli, e scolarizzati interamente nel nostro paese insieme ai nostri figli: e in gran parte sono già o diventeranno cittadini italiani. Infine, c’è un gruppo significativo di persone che erano italiani prima ancora di diventare musulmani: i convertiti. Continua a leggere

Sessualità, denaro, trasparenza. I nodi dello scandalo: a partire dal caso di don Contin

La vicenda amara di don Contin (cui d’ora in poi sarà bene fare riferimento senza l’appellativo usurpato di dominus) rischia di avere effetti a catena devastanti. E’ quindi opportuno trarne tutte le conseguenze, affinché la sua lezione non sia stata invano. Continua a leggere

Prevenire la radicalizzazione

Di seguito, l’articolo del “Fatto quotidiano” sulla presentazione del rapporto sul jihadismo e la prevenzione della radicalizzazione
ilfatto20170106 – pagina su commissione radicalizzazione

I musulmani e il Natale

l’intervista

Allievi: «Il Corano non vieta
di festeggiare il Natale»

Parla il professore dell’Università di Padova esperto di Islam: «Ho ricevuto un sacco di auguri da parte di musulmani, certo non è una loro festa ma nulla vieta di partecipare. Chi predica altrimenti non vuole la convivenza tra diverse religioni

di Monica Ricci Sargentini Continua a leggere

Jihadismo nel Nordest: le tre vie della radicalizzazione

L’espulsione di Ridha Aissaoui, lo spacciatore tunisino radicalizzatosi in carcere e diventato un improvvisato imam tra le sbarre prima a Treviso e poi al Due Palazzi di Padova, riporta l’attenzione sul Veneto. Una regione interessata da significativi fenomeni di radicalizzazione, per la semplice ragione che è una di quelle con la maggiore presenza islamica, insieme alle altre regioni del centro-nord. Ne analizziamo alcuni casi, che ci aiutano a capire i percorsi di radicalizzazione e la loro genesi. Continua a leggere

Anis Amri et le jihadisme en Italie

Libération, 24 décembre 2016
ATTENTAT DE BERLIN

Le terroriste abattu à Milan, une ombre plane sur l’Italie

L'imam, la cittadinanza e la parità di genere

La costituzione italiana sancisce la parità tra uomo e donna in maniera forte. Come recita l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Gli articoli 37, 51 e 117 specificano ulteriormente: sostenendo l’accesso al lavoro con “gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni” (art 37);  e promuovendo l’accesso “agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza”, favorendo “le pari opportunità tra donne e uomini” (art 51 e 117). Continua a leggere