Un patto per (e con) l'islam italiano

Dire islam in Italia, oggi, significa parlare di una comunità di circa un milione e seicentomila persone. Una parte significativa sono immigrati di prima generazione: arrivati in Italia, alcuni negli ultimi tempi, ma in gran parte anche da venti o trent’anni. Molti, sempre di più, sono nati in Italia o arrivati molto piccoli, e scolarizzati interamente nel nostro paese insieme ai nostri figli: e in gran parte sono già o diventeranno cittadini italiani. Infine, c’è un gruppo significativo di persone che erano italiani prima ancora di diventare musulmani: i convertiti. Continua a leggere

Anti-Trumpismo

Sono stato contrario alle manifestazioni contro Trump. Lo sono ancora.
Le manifestazioni contro Trump dei primi giorni dopo l’insediamento sapevano tanto di democrazia a corrente alternata: le elezioni vanno bene solo se le vince il presidente che voglio io. E se le vince un altro, non è legittimo, e lo contesto. Qualcosa di già visto. Troppo spesso. Anche in Italia. Alle elezioni. Ma anche solo ai congressi di partito…
Sono invece sacrosantamente a favore di qualunque critica e iniziativa (o meglio ancora iniziativa critica) contro le decisioni prese da Trump. Molte delle quali, già oggi, sciagurate. Nella scelta dei collaboratori. E nelle politiche avviate. Le famose ‘firme’: che sì, se sono di un presidente, diventano azioni.
Trump va incalzato nel merito. Quando sbaglia, non qualunque cosa faccia. E ha già iniziato a sbagliare. Ma non in sé, non come persona, non per la sua casa, i suoi modi, i suoi soldi, i suoi capelli, le sue mogli, i suoi figli… Qualcosa, anche questo, di già visto. Anche da noi. E di profondamente sbagliato. Eticamente sbagliato. Profondamente eticamente sbagliato. Ma anche politicamente sbagliato. Alla fine, non funziona mai. E il boomerang finisce per tornare su chi l’ha lanciato. Perché si rafforza chi si intende criticare. E gli si dà un’arma in più: a lui, e ai suoi sostenitori.
Impariamo, ogni tanto, dai nostri errori…

Amministrative 2017: scenari padovani

Con l’avvicinarsi delle elezioni, il paesaggio politico locale comincia a delinearsi. Continua a leggere

Padova 2017. Scenari possibili per le elezioni amministrative.

Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, il paesaggio politico appare più che mai frastagliato: ma alcune tendenze cominciano a delinearsi. Continua a leggere

Unità/diversità: ambivalenze culturali del Nordest

Unione deriva da uno. E’ un auspicio, non una descrizione, se applicato non a concetti matematici ma ad esseri umani: che nella società sono chiamati a unirsi, e spesso si richiamano vicendevolmente ai vantaggi e magari ai doveri dell’unione, per poi contestualmente dividersi. Continua a leggere

il nemico come insulina

la dico semplice, come la sento.
il referendum è stato perso da chi lo sosteneva.
il suo principale sostenitore, il premier, si è dimesso.
dal punto di vista di chi ha vinto, si potrebbe tirare un sospiro di sollievo e riposare un paio di giorni in santa pace, no?
c’erano anche giusto un paio di giorni di vacanza… che so, una gita in montagna, qualche ora in contemplazione della natura…

no, invece. continuo a vedere post polemici, cattivismo in servizio permanente effettivo…
LA DICO COME LA PENSO: VOI SIETE MALATI.
VOI AVETE BISOGNO DI UN NEMICO COME UN DIABETICO DELL’INSULINA.

guardatevi allo specchio: c’è qualche possibilità che vi facciate orrore.
se è così, buon per voi: potete guarire.
in caso contrario, purtroppo, non c’è speranza…

Dopo il referendum: si può ancora cambiare?

Domenica, giorno del voto, avevo scritto su queste pagine che, comunque fosse andata, si sarebbe posto il problema dell’innovazione: istituzionale, costituzionale, e anche d’altro genere. Il paese ha bisogno di essere liberato da molte cose: da una classe politica inadeguata e impreparata (nazionale e locale), da prassi governative novecentesche, da un sistema legislativo complicato e inconcludente, da un sistema giudiziario imbalsamato e inefficiente, da un sistema fiscale oppressivo e farraginoso, da burocrazie che – nonostante qualche miglioramento – continuano a trattare il cittadino come un suddito, da lacci e laccioli e impedimenti d’ogni genere. Ma anche dai suoi mali antichi, condivisi dal popolo e non solo dalle sue classi dirigenti, dalle sue prassi ancestrali, dai suoi vizi di fondo, dai suoi familismi amorali, dalla sua propensione alla corruzione e alla raccomandazione (tutto, insomma, tranne che la meritocrazia e la concorrenza), dal suo torpore e dalla sua stasi, insomma. Continua a leggere

Lettera a me stesso sul referendum: il giorno dopo

Padova, 5 dicembre 2016

Non ho letto i giornali, oggi. Dopo le dichiarazioni dei leader politici, e dopo l’annuncio delle dimissioni di Renzi, non ho più guardato le tv. Dopo gli ultimi post della notte, ho abbandonato i social network.
Come tutti, c’è la vita che mi richiama ai miei doveri: nel mio caso, di docente, di marito e padre, di persona con degli obblighi, dei problemi, delle cose da fare. Come tutti, appunto.
Ma sento il bisogno e l’urgenza, anche, di riflettere su questo esito referendario: a freddo, ma non troppo – con la lucidità necessaria. Continua a leggere

Le lezioni di una sconfitta

C’erano dei problemi? C’erano.
L’onda lunga internazionale, la paura, la rabbia, l’insicurezza, il senso di rivalsa – più che di rivolta – almeno verbale nei confronti del potere, qualunque fosse, giocavano contro la vittoria del Sì. Brexit, Trump… Continua a leggere

Comunque vada…

Oggi si vota per cambiare la costituzione, o per decidere di non farlo. Il nocciolo della questione è tutto qui: e la palla – in forma di scheda elettorale – è in mano agli elettori. Continua a leggere