"Prima i veneti": le derive di un approccio sbagliato

Il Veneto (inteso come governo regionale), invece di occuparsi di rendere migliore la qualità della vita, del lavoro e delle istituzioni per chi ci vive, insiste in una campagna simbolica che ha il vantaggio di orientare l’attenzione dell’elettorato altrove, in una classica logica di capro espiatorio, riducendo al contempo i costi, senza migliorare di un pollice i servizi. Il tutto, grazie alla instancabile attività di un manipolo di consiglieri regionali di maggioranza, purtroppo supportati con condiscendenza dalla giunta regionale. Continua a leggere

I profughi, Bagnoli e l'accoglienza diffusa

I profughi a Bagnoli, e in generale: che fare? Alcune opinioni in occasione del convegno di Sant’Egidio, Padova, 5 aprile 2017

Il giudice antisistema: il caso Mascolo e la giustizia fai da te

Verrebbe da cavarsela con uno sconsolato: “solo in Italia…”. Ma la vicenda del giudice di Treviso Mascolo, che impauritosi per un incidente increscioso (un inseguimento da parte di un’auto che aveva superato “in modo brusco”, parole sue), sente il bisogno di dichiarare urbi et orbi che d’ora in poi girerà armato (senza porto d’armi: privilegio riservato ai soli magistrati), e che lo stato non protegge i cittadini, esce dalla commedia di varietà provincial-surreale per diventare specchio di vizi più profondi e più gravi. Continua a leggere

Lettera aperta ai sindaci di Bagnoli e Cona sui richiedenti asilo


Cari sindaci, avete ragione.
È da molto tempo che denunciate un problema reale. Oggi è indispensabile che sia la politica che la società vi ascoltino.
Vi conosciamo personalmente, sappiamo della vostra fatica e della vostra correttezza. La vostra vita è cambiata improvvisamente quando, nei vostri piccoli paesi, in costante calo demografico, che vi eravate attrezzati ad amministrare sapendo cosa avreste dovuto fare, vi siete ritrovati, da un giorno all’altro, un quarto o un terzo della popolazione in più, e tutt’altri problemi da affrontare.
Da voi, e solo da voi, a seguito di processi globali imprevedibili per tutti, e dell’egoismo politicamente interessato di molti vostri colleghi, che facevano irragionevoli barricate anche per due o dieci richiedenti asilo, rifiutando un’accoglienza diffusa tranquillamente gestibile per chiunque, vi siete ritrovati, anche per l’improvvisazione degli organi dello stato, a veder stipare in maniera indecente esseri umani che voi avete incontrato e conosciuto, e che rispettate, sul vostro territorio, in luoghi e in modi che non avrebbero potuto e dovuto contenerli: in situazioni affollate e disagevoli, per periodi troppo prolungati, senza alcun vero progetto su di loro.
Da subito vi siete attivati, cambiando le vostre priorità e la vostra vita. E da subito avete temuto che potesse succedere qualcosa che facesse precipitare la situazione. Date le condizioni, poteva andare anche molto peggio, ma quel qualcosa ora è successo e i nodi devono essere affrontati, senza ulteriori rinvii.
Avete ragione a chiedere a voce alta al Ministro dell’Interno la chiusura dei centri: così concepiti e gestiti, sono incivili per chi ci vive, potenzialmente problematici per chi ci vive intorno, improduttivi rispetto alle loro finalità. Alcuni centri più grandi possono essere necessari: ma come soluzioni effettivamente temporanee e di breve termine, governate in maniera diversa dagli enti che le gestiscono, con controlli stringenti della loro attività, e con i dovuti incentivi anche per le amministrazioni che li ospitano. Ma bisogna anche che i vostri colleghi sindaci e le popolazioni di altri paesi facciano la loro parte, attraverso un’accoglienza diffusa e coordinata, come avviene attraverso i progetti Sprar. E soprattutto con un minimo di comprensione dei processi in atto, che ancora non c’è. L’accenno che facevo all’inizio al calo demografico dei vostri paesi vale anche per la regione nel suo complesso e per il paese, così come le modificazioni nel mercato del lavoro che sempre più producono mobilità sia in entrata che in uscita, e ai livelli sia alti che bassi di istruzione e lavoro. E bisogna che la società ne abbia consapevolezza.
Dopodiché ci sono tutti gli snodi che sono di competenza nazionale, e che riguardano gli accordi con i paesi d’origine, il controllo dei flussi e degli sbarchi, le politiche di rimpatrio, ma anche le modalità di riconoscimento e la velocità delle pratiche relative, su cui il ministero si sta attivando, ma i cui ritardi accumulati sono innegabili.
Quello che è certo è che nessuno può più pensare che la politica di accoglienza si possa fare per imposizione dello stato, o nel totale disinteresse degli enti locali, e attraverso cooperative senza progetti e senza contatti con i comuni, che non hanno potestà di intervento: perché il risultato sarebbe quello che voi vi siete dovuti gestire. Non solo inaccettabile, ma totalmente disfunzionale. Il che, detto in altri termini, significa che occorre una collaborazione stretta tra questi soggetti: nessuno, a nessun livello (comunale, regionale, nazionale), può più permettersi di dire che non è problema suo; e tutti hanno diritto di parola e di intervento. Sarà più costosa e faticosa, ma è l’unica modalità che può produrre risultati efficaci. Le colpe di questa mancata collaborazione sono ampiamente distribuite a tutti i livelli politici e territoriali. È il momento di voltare pagina. Prima che sia troppo tardi.
Lettera ai sindaci. Le colpe sono di tutti, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 21 marzo 2017, editoriale, p. 1

Il Nordest che vuole ripartire

Partire è andarsene, allontanarsi verso una nuova destinazione. Ma anche cominciare, iniziare una nuova avventura. Armi e bagagli, come si dice. E infatti una volta le occasioni per partire erano date, spesso, oltre che dalla ricerca di cibo, dalle guerre, poi dalla febbre delle scoperte geografiche (sorretta da una concretissima brama di risorse), dalle avventure coloniali, dalla ricerca di merci preziose prima, e di nuovi mercati poi (a cui la Serenissima deve molto del suo florido passato), fino alle migrazioni, che hanno accompagnato tutta la storia, anche di questa area del mondo, e continuano a farlo, con rinnovata forza proprio negli anni e mesi più recenti, e che tutto ci dice che aumenteranno ulteriormente. Continua a leggere

Città aperte, quartieri chiusi: muri, confini, attraversamenti, incroci

Un confine ha una doppia funzione: separa, ma al contempo unisce. Un’ambiguità che sta nella sua stessa etimologia: cum-finis, la fine che abbiamo in comune con gli altri, l’ostacolo che è necessario per poter essere superato. Non a caso le zone di confine sono anche zone di attraversamenti, di identità linguistiche e culturali comuni, di complicità e di contrabbando. Continua a leggere

Aborto e obiezione di coscienza. Oltre l'ideologia.

Il concorso per l’assunzione di due medici non obiettori all’ospedale San Camillo di Roma (e, in Veneto, quelli per l’assunzione di biologi non obiettori) ha riaperto la discussione sull’obiezione di coscienza e l’applicazione della legge 194. Ed è un bene. Continua a leggere

"Prima i Veneti" negli asili: una legge stupida e controproducente, non solo discriminatoria

Chiediamocelo ad alta voce: la norma che dà la precedenza ai residenti in Veneto da almeno quindici anni per l’ingresso negli asili pubblici, di chi parla esattamente? Di stranieri, o dei veneti di oggi e di domani? Bisogna essere onesti, su questo: perché se si vuole vivere in splendido isolamento, lo si dichiari e si sia conseguenti. E si dica: tutto ciò che è pubblico deve andare in priorità ai veneti. Oggi gli asili. Domani le case popolari, il sovrapprezzo sul ticket sanitario per i foresti, le tasse universitarie differenziate, l’ingresso ai musei scontato per gli indigeni, l’esclusiva sui posti nel pubblico impiego, e naturalmente per quelli di consigliere regionale che vota le leggi contro i foresti medesimi, così il cerchio si chiude. Perché “prima i Veneti”. Perché il Veneto si basta, ed è felice di praticare in varie forme la sua idea di onanismo identitario. E’ quello che si voleva far passare con la norma sulla lingua veneta obbligatoria, nel suo progetto originario (che prevedeva il requisito della conoscenza del veneto anche per le assunzioni nella pubblica amministrazione). Oggi si fa un passo ulteriore. Continua a leggere

Imparare a lavorare, lavorare a imparare

Il dibattito sull’alternanza tra scuola e lavoro, se si limita a una discussione sui modi in cui viene proposta, rischia di perdere di vista l’essenziale. E l’essenziale dovrebbe essere una rivoluzione nel modo di concepire la scuola, non una polemica su elementi marginali. Continua a leggere

Europa e migranti: la mobilità come fattore di trasformazione

La storia è storia di migrazioni. E comincia da lontano: nella preistoria. Quando in seguito a profonde mutazioni climatiche e ambientali, che causarono la scomparsa di specie vegetali e lo spostamento di alcune specie animali, nel Pleistocene, iniziarono i primi significativi movimenti migratori dei nostri antenati. Un processo che, da allora, non si è più interrotto. Ha cambiato spesso caratteristiche, dimensioni, entità, scopo, ma, come fenomeno, ha accompagnato la storia e l’evoluzione dell’umanità: l’uomo è un essere che cammina – homo viator, in molti sensi (se facciamo pari a 24 ore la storia dell’uomo sulla terra, ha vissuto qualcosa come 23 ore e 55 minuti come nomade, in tribù cacciatrici e raccoglitrici, e solo 5 minuti da sedentarizzato). Continua a leggere