Vaccini e omeopatia: uscire dalla logica della guerra di religione

Appena ieri erano i vaccini, oggi è l’omeopatia, domani sarà qualcos’altro. Non è finita qui, infatti, e ci aspettano altre guerre di religione sul tema della salute. E forse non è un caso: la salute (del corpo) e la salvezza (dell’anima), nel nostro immaginario e nella nostra tradizione, sono così intrinsecamente collegate, anche se non vogliamo ammetterlo, che alla radice sono la stessa cosa – non a caso il latino conosce una sola parola, salus, per significarle entrambe. Continua a leggere

Le norme e i valori: la sentenza sul kirpan

Una sentenza della Cassazione ha vietato l’utilizzo del Kirpan, un pugnale portato alla cintura dai sikh come simbolo di lotta contro l’ingiustizia. Il Kirpan è considerato dai sikh un simbolo e un obbligo religioso, parte delle 5 K della religione sikh: le altre sono Kesh, i capelli lunghi raccolti in un turbante portato obbligatoriamente dagli uomini, Kangha, il pettine di legno per raccogliere i capelli in modo ordinato, a differenza della crescita libera e disordinata degli asceti induisti, Kara, un braccialetto di ferro che rappresenta il controllo morale nelle azioni e il ricordo costante di Dio, e Kacha, delle sottovesti di tipo allungato simbolo di autocontrollo e di castità. Continua a leggere

Sbarchi: nessuno è innocente

Di fronte all’aumento degli sbarchi, e alla difficoltà evidente di gestire il fenomeno, è partita una dura polemica sul ruolo delle organizzazioni non governative che salvano i migranti in mare. Ma forse è il caso di fare un passo indietro e allargare lo sguardo: perché su questo tema nessuno, ma proprio nessuno, è innocente. E le conseguenze di quanto accade al largo delle coste libiche riguardano tutti, dato che ricadono, alla fine, sui territori. Continua a leggere

Il burkini come metafora – recensione

In anteprima sull’uscita in libreria, che avverrà il 18 maggio, la prima recensione…
corriere del veneto, 12 maggio 2017

IL SAGGIO

Il burkini come metafora dell’Islam
Allievi e le vie della convivenza Continua a leggere

Con gli altri, non contro: cosa vuol dire veramente competere

Competere è parola declinabile in diversi modi. Il verbo fa riferimento, in primo luogo, al gareggiare, allo sfidarsi, al misurarsi con qualcuno o qualcosa, nello sport come in economia, in guerra come in amore. Ma ha anche un altro significato, diverso, seppure riconducibile al precedente: la competenza è ciò che ci appartiene di diritto, ciò che ci siamo conquistati legittimamente (gareggiando, sfidando, misurandoci, appunto), ciò che ci spetta – non a caso la si chiamava anche la spettanza, in passato, ed era un equivalente di compenso, di retribuzione. C’è poi un terzo significato importante, e ugualmente collegato ai precedenti: ha competenza chi conosce, chi sa, chi ha esperienza, cultura o altre qualità che rendono una persona, appunto, competente in un determinato ambito. Da questo significato ne deriva infine un altro, che ha a che fare con l’esercizio del potere: non a caso, nel linguaggio politico, militare, giuridico, si fa riferimento alla sfera di competenza all’interno della quale un funzionario, un ufficiale, o un magistrato esercita legittimamente il proprio ruolo. Continua a leggere

Legittima difesa: norme condivise, o meglio niente

La questione della legittima difesa è divisiva, e mette in campo modi profondamente diversi di concepire la vita sociale. Tanto è vero che – anche solo limitandoci alle democrazie liberali – troviamo posizioni agli antipodi. Da un lato quella statunitense, per la quale il diritto a possedere un’arma e a farsi giustizia da sé è profondamente radicato nella cultura condivisa (dalla sacralizzazione dell’arma insita nel motto “la Bibbia e il fucile” all’immaginario hollywoodiano – con la conseguenza che gli Stati Uniti sono il paese occidentale che vanta il non invidiabile record del maggior numero di morti per arma da fuoco); dall’altro quella, opposta, della democrazia inglese (quella che il liberalismo l’ha inventato e praticato più conseguentemente, e l’ha insegnato a tutto l’occidente), contrarissima a questa pratica e restia persino ad armare i poliziotti, gli amati bobbies di quartiere (solo il 4,4% dei poliziotti inglesi è armato). Continua a leggere

Votare in carcere. Per capire il senso della democrazia

Tra breve si vota. No, non alle amministrative, per le quali ci vuole ancora qualche settimana. E nemmeno per il referendum sull’autonomia, per il quale attenderemo l’autunno. C’è però chi andrà alle urne prima, a fine aprile: sono i detenuti del carcere Due Palazzi, che eleggeranno i loro rappresentanti (è il secondo caso in Italia, dopo Bollate, e il primo in Veneto). Continua a leggere

Tra precarietà e flessibilità: i voucher come metafora

Precario significa temporaneo, incerto, provvisorio, come sa bene chi nella precarietà come condizione di vita ci si trova. Ma l’etimologia è ancora più interessante, perché la parola deriva da prece, cioè preghiera: come dire che una condizione precaria è per così dire nelle mani del buon Dio, senza garanzie terrene. Continua a leggere

Nel mondo dei qualsiasi – Presentazione

NEL MONDO DEI QUALSIASI
Attenzione, è una minaccia…
Martedì 18 aprile, alle 18, alla FELTRINELLI di Padova, presentiamo il mio libro
“Nel mondo dei qualsiasi”
(che, per chi sarebbe tentato di aspettarsi da me qualcosa d’altro, è un libro di poesie)
Qui i riferimenti del libro.
E qui la recensione di Isabella Panfido.
Non sarà un recital – anche se qualche poesia, inevitabilmente, la leggerò – ma una amichevole chiacchierata sullo scrivere e altre storie.
Ci saranno con me Romolo Bugaro, scrittore, e Francesco Jori, giornalista: se proprio vogliamo attaccare loro delle etichette. Che, poi, Bugaro sarebbe un avvocato, anche se scrive romanzi di successo. E Jori scrive libri di storia, anche se ha l’imperdonabile difetto di guadagnarsi da vivere scrivendo sui giornali. Del resto, anche il sottoscritto è più conosciuto per gli altri mestieri che svolge, che non per il dedicarsi – anche, molto – alla poesia…  A proposito: sono amici – e quindi credo che non infieriranno. Tutti e tre, comunque, in maniera diversa, ci dedichiamo alla scrittura, e di questo immagino si discuterà. Con chi vorrà farci compagnia.
Qui, comunque, il link all’evento. E, sì, mi farà piacere vedervi…
http://www.mannieditori.it/libro/nel-mondo-dei-qualsiasi
http://www.stefanoallievi.it/2017/01/nel-mondo-dei-qualsiasi-recensione/
https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/eventi/Padova/2017/Aprile/Stefano-Allievi-20044.html

La Siria e noi

Non ci sono parole, dopo l’ennesima strage, cui assistiamo impotenti e sempre più indifferenti.
Non ci sono parole, ma parole ti chiedono: e noi, debolmente, arrancando, sempre più inani, sempre più afasici, incespicando, proviamo a rispondere, imbelli, insoddisfatti di noi stessi, inutilmente, con dentro un’enorme sensazione di vuoto…