Lettera aperta: su Magdi Allam
/in 2007, Altro / Unpublished Materials, Anno / Year, Argomenti / Topics, Islam, Religione / Religion /da StefanoLA LETTERA DI ALLIEVI
Grazie a Daniela Amalfi, e a Sesamo, vi inoltro una lettera di Stefano Allievi in merito all’appello contro Magdi Allam:Cari amici e care amiche,
C’è anche l’islam nell’Italia post-secolare
/in 2007, Interviste / Interviews, Religione / Religion /da StefanoNasce in Europa il nuovo islam
/in 2007, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli sull'Islam / Islam Articles, Islam, Religione / Religion /da StefanoIo, condannato per aver criticato un islamico
/in 2007, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Interviste / Interviews, Islam, Religione / Religion /da StefanoMuslims in the enlarged Europe
/in 2006, Foreign Languages, Islam, Libri / Books, Libri di Religione / Religion Books, Libri sull'Islam / Islam Books, Recensioni / Book Reviews, Religione / Religion /da StefanoRitorno delle religioni, scoperta delle differenze.
/in 2006, Anno / Year, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Articoli di Società / Society Articles, Religione / Religion, Società / Society /da Stefano
Un ordinario pluralismo
La presenza di percentuali in crescita di immigrati, nelle società europee, non è solo un fatto quantitativo. Differenti livelli quantitativi su così tanti indicatori (economici, sociali, culturali, politici, religiosi) finiscono inevitabilmente per produrre un cambiamento qualitativo.
Come l’inquinamento, se vogliamo prendere un esempio in negativo, o come l’amore, se vogliamo prenderne uno in positivo: il loro arrivo sulla scena non si limita ad alterare alcuni indicatori, ma cambia completamente lo scenario. L’aria non sarà solo un po’ più inquinata, ogni volta che si raggiunge un più alto livello di agenti nocivi: ad un certo punto, oltre un certo limite, sarà irrespirabile, un’altra aria, che cambia tutto e ci costringe a cambiare tutto. E la relazione amorosa non sarà semplicemente un interesse un po’ più forte nei confronti di qualcuno: un po’ più di amicizia, un po’ più di curiosità nei confronti di una persona. Ad un certo punto, oltre un certo limite, sarà un’altra relazione, che ci trasforma e trasforma il nostro mondo, le nostre scale di priorità e di valori, l’intera nostra vita.
Gli indicatori che stanno cambiando a seguito della presenza di nuove popolazioni immigrate producono e creano nuove problematiche, nuovi processi di interrelazioni, nuovi conflitti e nuove soluzioni ai medesimi. In una parola, producono un cambiamento qualitativo. Niente di meno che un differente tipo di società, abbastanza diverso da quello immaginato con la nascita dello Stato-Nazione. Una società per la quale non abbiamo progetti né regole sperimentate: per la quale possiamo soltanto procedere per tentativi ed errori, imparando attraverso la nostra stessa esperienza. Come stanno facendo la maggior parte dei paesi europei.
Tra gli altri cambiamenti, quello probabilmente più visibile è quello che potremmo chiamare il ritorno delle culture – e particolarmente delle religioni – nello spazio pubblico europeo. Del resto culture e culto, come ci insegna l’etimologia, sono profondamente interrelate. Un fatto, questo, che abbiamo tendenza a passare sotto silenzio in occidente, dove i processi di secolarizzazione sembrano secolarizzare in primo luogo le letture della realtà (e nelle università in maniera anche più incisiva: ciò che, a nostro parere – piccolo dato sociologico del tutto inosservato –, non è estraneo alla sottovalutazione ‘accademica’ della persistenza, della forza e degli effetti sociali della religione declinata nel sociale); ma che le comunità immigrate, e alcune più visibilmente di altre, ci mostrano con particolare forza, suscitando sorpresa quando non meraviglia in taluni osservatori, magari pure multiculturalisti, ma più restii a cogliere lo specifico religioso delle culture medesime.
Il caso dell’islam, e particolarmente dell’islam in Europa è spesso considerato la più problematica e certamente la più problematizzata espressione di questo processo, anche se non è affatto il solo1. In effetti, non foss’altro che per questioni numeriche, e naturalmente a seguito del retaggio storico che il rapporto tra islam e occidente porta con sé, offre notevoli spunti di riflessione, inglobando al suo interno provenienze etniche differenziate, un certo numero di autoctoni (i convertiti), e delle seconde generazioni nate sul suolo europeo e progressivamente ‘autoctonizzate’, per così dire; nonché un’ampia serie di ambiti in cui si propone e ‘fa’ immagine: dal rinascere dei fondamentalismi e dal diffondersi del terrorismo ai rapporti di genere, passando per le relazioni tra stato e comunità religiose e per le dinamiche di mixité matrimoniale. Ma non è il solo a trovarsi in questa situazione. Esso mostra infine, più di altri, l’aumento (e le difficoltà) del pluralismo culturale, e più in generale il peso sempre più importante del ‘fattore C’ (‘C’ come cultura, nel senso ampio, più antropologico che sociologico del termine) nella vita delle società occidentali. Infine, come dicono molti osservatori, spesso con malcelato terrore, mostra in tutta evidenza, più di altri indicatori, il fatto che religion is back to the agenda.
La religione, e ancora di più la religione vissuta collettivamente e comunitariamente, ha un suo spazio e un suo ruolo nella costruzione dell’identità individuale e collettiva di nuclei significativi di immigrati.
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L’islam italiano: istruzioni per l’uso.
/in 2006, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Islam, Religione / Religion /da Stefano


L’islam in Italia? Diviso tra provenienze etniche tra loro molto eterogenee. Fortemente disperso sul territorio, e con una forte presenza nelle città medie e piccole e nelle campagne: quello che potremmo chiamare l’islam ‘dialettale’, dall’integrazione dopo tutto più facile che nelle realtà metropolitane. Frammentato e conflittuale nella sua rappresentanza. Associativamente ancora debole e perciò occasionalmente soggetto a interferenze le più varie, da quelle di improvvisati aspiranti generali alla ricerca di un esercito, a quelle radicali e antioccidentali. Con una leadership in deficit di riconoscimento sia interno che esterno, troppo restia al ricambio non solo generazionale, e ancora eccessivamente ‘voltata all’indietro’, verso i paesi d’origine. Con un ancora debole riconoscimento istituzionale, anche se maggiore a livello locale. Sofferente di stigmatizzazione cronica, con punte di acutizzazione, che si trasformano in chiusura di moschee o resistenze ad ogni forma di visibilizzazione dell’islam, in alcune realtà del Nord. Ma comunque già all’interno della ‘fase due’ dell’immigrazione, dentro a un processo di sedentarizzazione, di stabilizzazione, in cui l’identificazione religiosa ha comunque una significativa centralità, in particolare attraverso il tessuto delle moschee locali. Così lo descrivevamo in un precedente intervento su Limes1, evidenziandone i limiti ma anche le linee di sviluppo2.
Il problema è che esso è inciampato in un problema comune a tutto l’islam europeo, che in sintesi potremmo riassumere così: un processo di integrazione sostanziale, non diversa da quelle delle altre componenti culturali immigrate in Europa (il che non significa ideale, ottimale o non problematica: significa non sostanzialmente migliore o peggiore, ad esempio, delle componenti hindu o sikh, o di quelle dell’Africa subsahariana, anche cristiane), accompagnato tuttavia da una percezione fortemente conflittuale, legata evidentemente alle imprese del terrorismo islamico transnazionale (oggi attivo anche sul suolo occidentale: dall’11 settembre americano, alle bombe di Madrid e Londra), ma anche ad una attenzione rigorosamente selettiva agli aspetti conflittuali della presenza islamica, dimenticando regolarmente la foresta che cresce, e mettendo in evidenza solo l’albero che cade, dato che esso fa come sempre più rumore.
Il primo elemento – quello dell’integrazione sostanziale – pur misurato dalle principali ricerche in materia3, passa rigorosamente inosservato, e già la notizia stupirebbe il grosso di giornalisti e intellettuali, che discettano d’islam, il più delle volte, senza passare per i musulmani, ovvero senza osservare empiricamente le comunità islamiche, ma limitandosi a macinare opinioni, per lo più rigorosamente separate dai fatti. Il secondo invece – la percezione conflittuale – è quello che detta l’agenda, mediatica come politica, sul tema: i media ne sono del resto, contemporaneamente, produttore, amplificatore e veicolo.
How and Why “Immigrants” became “Muslims”
/in 2006, Anno / Year, Articoli / Articles, Articoli di Religione / Religion Articles, Foreign Languages, Islam, Religione / Religion /da StefanoAllievi S. (2006), How and Why “Immigrants” became “Muslims”, in “ISIM Review”, n.18, autumn 2006, pp.37; issn 1-871-4374
Cosa vuol dire “coppie miste”? Il vissuto e le interpretazioni.
/in 2006, Anno / Year, Islam, Religione / Religion, Saggi / Essays, Saggi di Religione / Religion Essays /da StefanoStefano Allievi
E’ autore di oltre un centinaio di pubblicazioni in vari paesi e di numerosi articoli e interviste su dibattiti di attualità. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue europee, in arabo e in turco.
















