Colore della pelle, religione: le incomprensioni che rendono difficile l'integrazione

Due storie per capire chi siamo. O meglio, chi non siamo ancora: chi non riusciamo ad essere. Continua a leggere

Immigrazione. Cambiare tutto

In breve

Le migrazioni ci sono. Sono sempre di più e saranno ancora di più in futuro. Non è più il tempo dei problemi senza risposta: è il momento delle soluzioni.
L’immigrazione è un fenomeno strutturale da decenni. Tuttavia è sempre stato affrontato in termini di emergenza, come fosse un fatto episodico. Ma l’estensione, la qualità e la quantità del processo sono tali da esigere una soluzione complessiva al nostro sistema di convivenza che non sottovaluti il malessere diffuso nell’opinione pubblica. Le recenti polemiche intorno al ruolo delle ong nei salvataggi sono l’ultimo degli esempi. Per non dire della crescente xenofobia che rischia di indebolire la coesione sociale del nostro paese. L’immigrazione irregolare, il trafficking (i suoi costi e i suoi morti), i salvataggi, i respingimenti, la gestione dei richiedenti asilo con le sue inefficienze, le forme dell’accoglienza. E ancora, i problemi legati ai rimpatri, alla cittadinanza, alle implicazioni delle diverse appartenenze religiose: è urgente e necessaria una riflessione critica onesta su tutte le questioni che accompagnano le migrazioni attuali, affrontando quelle più spinose, con il coraggio di proposte radicali.

Indice
Introduzione ix 1. Cosa c’entra Phileas Fogg con le migrazioni?, p. Ix 2. Perché questo libro, p. xIV
Il prima: di profughi, salvataggi, morti
e altre cose che precedono gli arrivi 3

1. A monte di tutto, p. 3 – 2. Le migrazioni nel mondo e in Europa, p. 16 – 3. Aiutiamoli a casa loro (ma sul serio), p. 20 – 4. Excursus: le contraddizioni del territorialismo, p. 31 – 5. Chi arriva irregolarmente e perché, p. 36 – 6. “Casualties”: i morti nel Mediterraneo, p. 50 – 2. Il “trafficking”, p. 60
Il dopo: di commissioni, accoglienza, minori,
rimpatri e altre conseguenze degli sbarchi 67

1. Le questioni di principio, p. 68 – 2. Le contraddizioni del riconoscimento, p. 72 – 3. Costi e problemi dell’accoglienza, p. 79 – 4. I minori non accompagnati, p. 89 – 5. Respingimenti, rimpatri, ritorni, p. 94 – 6. Un’alternativa possibile: i corridoi umanitari, p. 98
Che mondo sarà? Le trasformazioni in atto 103
1. Mobilità, p. 104 – 2. Pluralità, p. 110 – 3. “Mixité”, p. 113 – 4. E quindi…, p. 115
Che fare, allora? 117
1. Cambiare sguardo, cambiare scala, p. 117 – 2. Nel frattempo, negli stati nazione…, p. 122 – 3. L’odio per l’altro, p. 128 – 4. Gli scenari che si aprono, p. 131 – 5. Per concludere: la svolta necessaria, spiegata facile, p. 138
In memoriam
143
Recensioni:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129319
Immigrazione
Cambiare tutto
– disponibile anche in ebook
Edizione: 2018
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788858129319

I musulmani nelle società europee


https://guerini.it/index.php/i-musulmani-nelle-societa-europee.html

Allievi Stefano, Guolo Renzo, Rhazzali Mohammed Khalid (a cura di)

I musulmani nelle società europee

Appartenenze, interazioni, conflitti

Saggi di Enzo Pace, Stefano Allievi, Renzo Guolo, Annalisa Frisina, Francesco Cerchiaro, Paolo Di Motoli, Maria Bombardieri, Mohammed Khalid Rhazzali, Valentina Schiavinato.

Se ne parla molto, se ne sa troppo poco. I musulmani in Europa sono spesso oggetto di discussione, molto più raramente di analisi. Questione divisiva per la società, tema di conflitto anche politico, argomento di discussione mediatica ma non altrettanto spesso di approfondimento: auspicabilmente, a partire da studi che consentono di sviluppare teorie e interpretazioni maggiormente fondate.
Come quelli qui presentati da autori accomunati, più che da condivisi riferimenti teorici, da un medesimo approccio, che interseca diverse discipline – sociologia, scienza politica, storia, psicologia –, e da uno sguardo che pone costantemente al centro della riflessione temi quali l’identità, l’ideologia, le istituzioni, le relazioni tra generi, i movimenti islamisti. Studi che vogliono essere un contributo all’analisi, nelle sue molte articolazioni teoriche ed empiriche, dell’islam in Europa.
Nel volume sono presenti, dunque, saggi che esplorano questioni come i fondamenti della sociologia dell’islam, il dibattito sulla radicalizzazione nelle scienze sociali, le forme di produzione di conoscenza islamica in Europa. E prendono in esame, concentrandosi in particolare sul caso italiano, i percorsi delle seconde generazioni, i detenuti musulmani in carcere, i processi di radicalizzazione femminile, le coppie miste, le relazioni tra Stato e associazionismo islamico, i processi di formazione connessi alla presenza dei musulmani nella società e la domanda di conoscenza che ne deriva.

Anno: 2017 | Pagine: 181 | Collana: (IEA) | Edizione: Guerini e Associati
ISBN: 9788862506700

€ 18,00

Nordest: Prospettiva 2018. Un diverso atteggiamento culturale verso il nuovo

Pro-spicere: guardare davanti a sé. Quale è la prospettiva 2018 per l’economia e la società del Nordest? In quale direzione guardare (sottinteso: per poi provare ad andarci davvero)? Continua a leggere

La scelta di Alessandro Naccarato

Proprio perché ci hanno spesso lealmente divisi opinioni politiche e scelte strategiche, pur all’interno di un quadro di valori condiviso e di un rispetto personale che non è mai venuto meno, non suonerà come piaggeria il pubblico riconoscimento che sono felice di testimoniare nei confronti dell’on. Naccarato: per come ha svolto il suo mandato e il suo impegno politico, e per la scelta coerente di considerarlo un impegno a termine. Continua a leggere

Più lavoro: ma quale?

A novembre gli occupati hanno superato la soglia dei 23 milioni. Pur in presenza di tassi di disoccupazione ancora molto elevati, si tratta di un record storico: in termini assoluti è la cifra più alta dal 1977, da quando cioè l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha cominciato a rilevare sistematicamente i dati sull’occupazione (allora erano poco più di 19 milioni e mezzo). In Veneto la tendenza è analoga, con la rilevante differenza che si parte da numeri migliori (la disoccupazione è poco sotto il 6% contro un 11% medio nazionale). Anche il tasso di occupazione (la percentuale di occupati sul totale della popolazione) – pur molto più basso di quello di molti paesi europei nostri concorrenti – è il più alto mai raggiunto in Italia: il 58,4%. Continua a leggere

Immigrazione: uno sguardo differente

CULTURA

Quel flusso che è la praticabilità del mondo

TEMPI PRESENTI. Un’intervista con Stefano Allievi, professore associato di Sociologia all’Università degli Studi di Padova. Dirige il master sull’Islam in Europa, ha scritto libri sul tema. In uscita per Laterza «Immigrazione. Cambiare tutto»

Sophie Calle, «Voir la mer» (dettaglio, 2011)

06.01.2018

6.1.2018, 0:04

5.1.2018, 20:25

«I circa 250 mila migranti arrivati in Italia, tecnicamente sbarcano nell’Europa dei 28 che ormai conta 512 milioni di abitanti. Dal punto di vista economico o demografico non c’è davvero problema. Se mai, occorre sapersi misurare con la valenza culturale, più ancora che religiosa, dei flussi. C’è da governare e gestire una realtà plurale in cui non funzionano più i modelli precedenti come l’assimilazione francese o il multiculturalismo inglese. Le statistiche ci restituiscono Londra come sesta o settima città italiana per numero di abitanti e Francoforte come terza città della Turchia».

LO EVIDENZIA convinto Stefano Allievi, 59 anni, professore associato di Sociologia nel corso di laurea di Scienze della comunicazione dell’Università di Padova. Dirige il Master sull’Islam in Europa ed è membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano del Ministero dell’Interno. Ha pubblicato recentemente Conversioni: verso un nuovo modo di credere? Europa, pluralismo, Islam (Guida, pp. 192, euro 15) e insieme a Giampiero Della Zuanna Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione (Laterza, pp. 160, euro 12). Sempre per Laterza, imminente l’uscita del suo Immigrazione. Cambiare tutto, che preannuncia di voler smontare uno a uno i quadri interpretativi consolidati del fenomeno.
Allievi anticipa l’ironica curiosità del suo nuovo saggio: «In visita a Ellis Island, nel museo dedicato a chi emigrava a New York con i bastimenti in viaggio per mesi (e all’epoca c’erano 700 italiani al giorno che partivano), ho digitato al computer alcuni cognomi. E ho scoperto come nei registri degli sbarchi risultano 228 Salvini, 735 Bossi, 108 Zaia, 4 Berlusconi, 1.020 Renzi, 367 Bersani e 3.652 Grillo».

Ma di fronte al «caso Cona» con la marcia dei rifugiati nel cuore del Veneto, Allievi alza lo sguardo ben oltre l’orizzonte della cronaca. «Molto banalmente, ci possiamo permettere la supposta invasione. Nell’arco del periodo 2015-2050 l’Italia perderà 300 mila persone all’anno in età lavorativa e l’Europa tre milioni. Del resto, in Veneto i migranti residenti nel 2016 sono diminuiti di 12.444 unità rispetto all’anno prima: chi ha cittadinanza se ne va, come fanno anche i ragazzi veneti. E in Italia non sono un problema economico: versano 7 miliardi di Irpef e 11 di contributi previdenziali. Con i contributi versati dagli immigrati l’Inps paga oltre 600 mila pensioni di italiani. Infine, il Pil prodotto dai migranti supera l’8% con punte del 19% nel settore alberghiero e della ristorazione, 17% nell’edilizia e comunque 10% nel manifatturiero».

Una «percezione» sfasata della realtà?
Forse, non c’è abbastanza contezza. Certo nel nostro mondo si muovono anche le persone – e molto più di prima – insieme a merci, informazioni, denaro. Ma paradossalmente oggi in Europa è molto più difficile girare rispetto agli anni ’60. Ci sono leggi che hanno chiuso drasticamente gli accessi, tant’è che appena un po’ con i ricongiungimenti familiari è possibile l’ingresso regolare. Invece Phileas Fogg, il protagonista del Giro del mondo in 80 giorni, non aveva bisogno di documenti. Oggi c’è una circolarità delle migrazioni che viene sottovalutata. In Africa alcuni paesi hanno dai 500 ai 700mila emigrati, ma poi 400mila immigrati; anche in diversi paesi europei è così. E l’urbanizzazione planetaria fa sì che chi lascia il villaggio rurale poi non tornerà più indietro. Vale anche per i nostri figli, no?

A Nord Est, invece, si alterna l’accoglienza della mano d’opera a basso costo con l’ideologia della piccola patria. Giusto?
La provincia di Verona ha un tasso di disoccupazione più basso della Baviera. E la ricchezza privata fra Padova, Vicenza e Verona è più alta della media europea. E perfino il più squadrato xenofobo ormai sabato sera mangia sushi, etnico o una pizza infornata da un magrebino. Poi c’è un dato che non fa notizia: il 15-20% di matrimoni misti nelle città, che supera il 30% fra gli universitari Erasmus. Significa già che si sposa la diversità. Anche se ci si ostina a valorizzare la patologia, perché alcuni partiti o giornali e pezzi di opinione pubblica lucrano sulla polemica con i migranti. Eppure se prendiamo una cartina geografica e sovrapponiamo le aree di crescita disegnando quelle multiculturali, ebbene nel lucido coincidono. Il futuro è proprio questo, volendolo amministrare anche se produce conflitti. Con 485.477 immigrati censiti il Veneto è la quarta regione dopo Lombardia, Lazio e Emilia. Ma è in coda nei numeri sui richiedenti asilo e addirittura all’undicesimo posto per i progetti Sprar sui minori non accompagnati, finanziati dallo stato e gestiti volontariamente dai Comuni. Insomma, la Regione di Zaia ha scelto di non occuparsi o preoccuparsi dell’immigrazione: così esplodono situazioni clamorose, rimosse, disumane.

C’è in gioco anche l’eredità della «Vandea veneta»? O tutto ruota intorno all’identità nel rapporto con i migranti?
Il vangelo ricorda che saremo giudicati non dalle nostre radici, ma dai frutti che sapranno generare. Ecco, siamo già dentro il caleidoscopio sociale con colori uguali nella persistenza delle culture più la mixité cromatica quando si soprappongono fra loro. Fuor di metafora, nell’immaginario passa soltanto l’identità reattiva, tipica di chi si rinchiude nel proprio piccolo mondo. Magari usa il crocefisso come un’arma o nel caso di alcuni immigrati obbliga la famiglia dentro il recinto della comunità. È la rappresentazione alimentata da alcuni media, funzionale alla propaganda. Ma non è certo l’unica. C’è anche un’identità aperta, accogliente e non pregiudiziale. E si sta facendo strada l’identità proattiva che scorge nella mobilità una risorsa da non disperdere e nella diversità culturale un accrescimento per tutti.

Islam tradotto perfino in guerra di religione. Davvero la fede fa la differenza nel rapporto con gli immigrati?
Complica la questione. Tuttavia la pluralità religiosa non è certo figlia dell’immigrazione: in Italia ci sono 350mila testimoni di Geova, 400mila pentecostali e 100mila buddhisti. Un paesaggio religioso che si secolarizza, privatizza e mostra fedi concorrenti. Lo stesso modo di credere spazia dai convertiti al fai-da-te, che contempla la devozione ai santi cattolici insieme alla meditazione yoga, al guaritore o alla cartomante. Nelle grandi città cosmopolite, non a caso la mèta di tanti tipi di migrazione, si fa tesoro della diversità, compresa quella religiosa. Al contrario, la distanza porta al rifiuto, come nella Polonia ferocemente antisemita pur senza ebrei. Emblematico il referendum della Svizzera sui minareti: Berna, Ginevra e Zurigo che già avevano moschee hanno votato a favore, mentre nel cantone di Appenzello si è registrata la più alta percentuale di contrari. Anche se in quelle montagne non c’è nemmeno un immigrato. Ma è stato l’ultimo cantone svizzero a introdurre il diritto di voto alle donne: nel 1990, solo perché costretto dalla Confederazione.

https://ilmanifesto.it/quel-flusso-che-e-la-praticabilita-del-mondo/

intervista Manifesto 6gen18

intervista Manifesto 6gen18