Foreign fighters: tra la via Emilia e il Middle East

Foreign fighters, 12 ‘arruolati’ dalla Romagna: “Di Islam sanno quasi nulla”

Foreign fighters, 12 ‘arruolati’ dalla Romagna: “Di Islam sanno quasi nulla”

Intervista a “Il fatto quotidiano”, 30 maggio 2015
Emilia Romagna

Al fermo di Louati ad aprile si aggiungono altri cinque tunisini tra Forlì e Ravenna partiti di recente, di cui quattro già morti in guerra; poi, tra le altre, le storie del marocchino Khalid Smina, residente a Imola e rimpatriato ad aprile; quelle di Neji Ben Amara, partito da Cervia, e Mustapha El Amri, diretti in Siria nel 2013 e 2014 e deceduti in combattimento. Il sociologo Allievi: “Personalità irrisolte” Continua a leggere

Alle urne per r-innovare

Il Veneto politico è fermo. Non così quello imprenditoriale, che ha ricominciato da tempo ad esportare, ed ora anche ad assumere, e nei suoi settori di punta non smette di innovare. Non così quello sociale: che in alcuni ambiti di rilievo cerca di ripensare il proprio approccio, anche se resta sempre mediamente poco attrezzato per fare rete e sistema (ciò che vale anche per i corpi intermedi e le istituzioni, dalle università alle fiere). Il Veneto politico no. Così fermo, così poco stimolante – anche in questa mesta campagna elettorale, così priva di emozioni – che è facile prevedere una aumento significativo dell’astensione: un dato tendenziale nazionale, che in Veneto potrebbe essere persino più marcato. Continua a leggere

La presenza dell'islam nello spazio pubblico italiano: a che punto siamo?

in “I ponti di Babele. Cantieri, progetti e criticità nell’Italia delle religioni”, a cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, Bologna, EDB, 2015, pp. 209-227 Continua a leggere

Il mio voto di domenica: Alessandra Moretti, PD, facce nuove

Domenica voterò. Perché è giusto farlo. Perché la logica dell’astensionismo, che tanto è tutto uguale, non mi appartiene. E voterò Partito Democratico. Di fronte al non governo di Zaia e della Lega, di fronte al tran tran amministrativo contrabbandato per innovazione, al continuismo spacciato come proposta politica, e al nulla culturale con cui è stata desertificata questa regione, sempre più spinta verso una chiusura in se stessa che non è intimismo o riflessione (magari!) ma contemplazione del proprio ombelico, non posso desiderare altro che un cambiamento. Continua a leggere

Lo scandalo Mose e la disfatta morale di una regione

Lo scandalo Mose è stato tra quelli più significativi della storia repubblicana. Almeno 60 milioni di euro solo in tangenti. A cui va aggiunta la lievitazione dei costi per la sovrafatturazione e per acquisire lavori a prezzi non di mercato. E infine una montagna di sponsorizzazioni e contributi a pioggia, al solo scopo di creare un clima favorevole al progetto, e di comprarsi il consenso. Una grande caritatevole mamma dalla cui mano benigna, impersonata dalla figura austera dell’imprenditore Mazzacurati, si sono nutriti tutti: dai politici alle iniziative culturali, dalle associazioni sportive alla curia arcivescovile. Una cifra così imponente che per sperperarla “non basta essere voraci. Bisogna sentirsi onnipotenti”. Continua a leggere

Il Papa, la CEI e il cattolicesimo veneto

Al vertice della chiesa cattolica abbiamo oggi un papa inusuale per stile e contenuti, che esprime solidarietà agli immigrati e a chi li accoglie, si mescola agli operai, telefona a studenti disoccupati e ragazze madri, si fa intervistare da giornali cattolici e laici parlando di poveri, omosessuali, donne, divorzio, e anche di se stesso e del proprio percorso di fede. Ma la novità va oltre la figura del pontefice. Coinvolge la politica. E coinvolge la chiesa. Continua a leggere

Tutti i volti dell'islam italiano: fisiologia di una presenza

L’altro ieri, su questo giornale, in due sole pagine si trovavano tre notizie differenti concernenti l’islam in Veneto: la chiusura del padiglione islandese alla biennale, che di una chiesa aveva fatto una moschea; l’apertura di un albergo halal – che rispetta le norme alimentari e di costume islamiche – ad Abano; l’espulsione dal Nordest di due supposti simpatizzanti dell’Isis. Notizie diverse, che mostrano alcuni dei molti volti dell’islam: quello dell’integrazione sostanziale, e quello della percezione conflittuale; quello della normalizzazione e dell’accoglienza, e addirittura dell’occasione di business, e quello dell’eccezionalismo, del sospetto, del fanatismo. Eppure fanno parte della medesima tendenza globale: quella che porta le culture, e le religioni, a mischiarsi sempre di più, perché così come si muovono, sempre più spesso e più velocemente, informazioni, merci e denaro, così si muovono anche – con qualche barriera in più – le persone, e le culture e religioni di cui sono portatrici. Non sta per accadere: è già accaduto. Solo che se di alcune conseguenze abbiamo cominciato a prendere atto da tempo, di altre stentiamo a renderci conto, o semplicemente non vogliamo. Continua a leggere

I tanti volti dell'islam italiano

L’altro ieri, su questo giornale, in due sole pagine si trovavano tre notizie differenti concernenti l’islam in Veneto: la chiusura del padiglione islandese alla biennale, che di una chiesa aveva fatto una moschea; l’apertura di un albergo halal – che rispetta le norme alimentari e di costume islamiche – ad Abano; l’espulsione dal Nordest di due supposti simpatizzanti dell’Isis. Notizie diverse, che mostrano alcuni dei molti volti dell’islam: quello dell’integrazione sostanziale, e quello della percezione conflittuale; quello della normalizzazione e dell’accoglienza, e addirittura dell’occasione di business, e quello dell’eccezionalismo, del sospetto, del fanatismo. Eppure fanno parte della medesima tendenza globale: quella che porta le culture, e le religioni, a mischiarsi sempre di più, perché così come si muovono, sempre più spesso e più velocemente, informazioni, merci e denaro, così si muovono anche – con qualche barriera in più – le persone, e le culture e religioni di cui sono portatrici. Non sta per accadere: è già accaduto. Solo che se di alcune conseguenze abbiamo cominciato a prendere atto da tempo, di altre stentiamo a renderci conto, o semplicemente non vogliamo.
Abbiamo una forte presenza nel mondo del lavoro, assai più sfaccettata di quanto siamo abituati a pensare: lavoro subordinato (che già da molti anni era stato riconosciuto, in Veneto, nelle proprie specificità, consentendo magari, nel reciproco interesse, spazi per la preghiera o vacanze nel mese di ramadan), ma anche autonomo (dall’imprenditoria al piccolo commercio locale, dalla ristorazione all’import-export, spesso connotati culturalmente), nonché professionisti (medici ad esempio), con un tasso di partite iva superiore alla media degli autoctoni, e il formarsi di una borghesia islamica che in altri paesi è già realtà da tempo, nonché importanti imprese e gruppi finanziari transnazionali, che da noi investono cospicui capitali (comprando il centro direzionale di Milano o Alitalia, grandi firme della moda e squadre di calcio nazionali), ma portano anche management e famiglie al seguito. Lo stesso per la scuola: abbiamo i figli di immigrati musulmani neo-arrivati, immessi nella scuola dell’obbligo senza transitare nemmeno per un corso di italiano, con difficoltà di apprendimento della lingua e di comprensione di alcuni codici culturali; ma anche la seconda generazione nata in Italia, ben integrata e con buone performance scolastiche, già arrivata ai dottorati e ai master, e i figli di corporate manager che studiano nelle nostre università venendo da un’educazione internazionale. Una presenza di turisti provenienti da paesi musulmani, ma anche di turismo interno, che sente l’esigenza del rispetto di proprie specificità culturali, aprendo nuove nicchie di mercato halal (non diversamente dal turismo e dal consumo kasher ebraico, ma anche vegano o altro, ciascuno con le proprie esigenze): tutti fenomeni figli della complessificazione e pluralizzazione della società, a molti livelli, dove quello religioso non è che un aspetto tra i molti. C’è il desiderio ovvio di avere propri luoghi di culto, che dovrebbe essere normalizzato come per tutti anziché essere in balìa di una provocazione artistica impropria, e che invece è sottoposto alle campagne di eccezionalizzazione della politica, che in Veneto hanno prodotto conflitti diffusi quanto inutili. E c’è infine la pluralità di opinioni teologiche o politiche, che include la presenza di correnti di simpatia per le frange radicali dell’islam transnazionale: che vanno naturalmente monitorate al fine di prevenire forme di radicalizzazione, e di combatterla. Ma ci sono anche le conversioni religiose, non tutte nella stessa direzione, e le famiglie miste, che si inventano proprie modalità di confronto culturale e religioso; i luoghi dell’elaborazione di una propria cultura (anche musicale, teatrale, ecc.), e quelli in cui le persone, e dunque le culture, si mischiano e si trasformano (dallo sport alla scuola stessa).
Ecco, forse l’insieme di notizie apparentemente disparate che abbiamo trovato sulle stesse pagine del giornale ci aiuta ad avere una visione meno semplicistica, più articolata, di un fenomeno che dobbiamo imparare a considerare di lungo periodo: fisiologico, non patologico.
Tutti i volti dell’islam. La presenza ‘fisiologica’ in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 24 maggio 2015, p. 1

#Padova #Bitonci #profughi e dintorni

La notizia non sono le manifestazioni contrapposte annunciate, una delle quali poi ‘rinunciata’. La notizia è la motivazione, la causa scatenante. Che vale la pena ricordare. Continua a leggere

La Consulta e le pensioni: quando il diritto produce ingiustizia

Ci sono casi il cui il diritto rischia di fare a pugni con la giustizia: e con l’equità, che ne è una sua dimensione fondamentale. La sentenza della consulta che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni è uno di questi. Continua a leggere