Così nasce la Terza Repubblica

Il risultato dei ballottaggi conferma e persino accentua le tendenze già viste al primo turno. C’è nell’elettorato una stanchezza e una disillusione diffusa, che la crisi non fa che accentuare: e questo spiega l’aumento dell’astensionismo, ma anche, in parte, quello di un voto che non è solo di protesta, ma ha anche questa componente. E c’è, nei sopravvissuti del sistema, in chi vota ancora, un desiderio diffuso di cambiamento: di volti nuovi, più giovani (in qualche caso molto più giovani, rispetto al gerontocomio offerto dai partiti tradizionali), più freschi e lontani dalla politica politicante, almeno apparentemente più capaci di ascolto. I partiti non garantiscono più nulla.
Continua a leggere

La Lega come metafora

Proviamo a leggere la vicenda leghista come metafora dell’incapacità dei partiti di produrre cambiamento di sistema.
Il passaggio di testimone da Bossi a Maroni alla segreteria della Lega è al contempo un segnale di cambiamento e un’occasione persa.
Un segnale di cambiamento perché si passa dalla gestione familista e paternalista del fondatore a un approccio più moderno e razionale, vedremo se anche più democratico in termini di gestione interna del partito.
Continua a leggere

Ora le persone contano più dei partiti

Le analisi del voto basate sulle percentuali e sui flussi di votanti dall’uno all’altro partito non colgono alcuni aspetti essenziali.
Il primo, indicatoci dai voti assoluti, è che, a causa della diminuita partecipazione elettorale e dell’aumento dell’astensionismo, di fatto, salvo i partiti che in passato non esistevano (come il Movimento 5 stelle di Grillo), non ha vinto nessuno: tutti hanno perso voti. In maniera molto più consistente nel centrodestra, con il tracollo di Pdl e Lega, e in misura minore nel centrosinistra.
Continua a leggere

Cosa dicono Francia e Grecia

L’impatto del risultato elettorale francese sulla politica italiana sarà decisivo su almeno tre livelli. Il primo riguarda il governo. Anche se le affinità ideologiche tra Hollande e Monti sono scarse (socialista il primo, liberale il secondo), il progetto politico molto differenziato (di lungo periodo il primo, di breve termine il secondo), e diverso è il loro stesso percorso (politico il primo, tecnocratico il secondo), il risultato elettorale francese rafforzerà il disegno e il governo di Monti per due ragioni importanti. La prima è che in comune hanno entrambi una grande enfasi sul cambiamento, e sulla urgenza e la radicalità del medesimo (anche se lo vedono certamente in maniera diversa, e soprattutto da condizioni di partenza dei due paesi diversissime). La seconda riguarda l’impatto che la vittoria di Hollande avrà sul rapporto con la Germania e con l’Europa: si spezza l’asse Sarkozy-Merkel, e si apre una stagione di maggiore iniziativa europea contro la crisi, e di rafforzamento della stessa idea di Europa (politica, non solo monetaria), che rafforzerà il ruolo di Monti, con cui c’è una comune visione su alcune misure strategiche importanti (ad esempio sugli Eurobond) cui l’asse franco-tedesco era stato finora contrario.
Continua a leggere

Auditorium e il futuro di Padova

Il mio intervento all’iniziativa “Oltreauditorium. Quale città?” organizzato dal gruppo Prossima Padova.

Partiti estranei al paese

Torna la politica, si ritirano i partiti. Sembra un paradosso, ma non lo è. Da un lato i partiti si mostrano sempre più incapaci di canalizzare la domanda politica, che è uno dei loro ruoli principali, insieme a quello della rappresentanza e della selezione delle classi dirigenti. Dall’altro, i cittadini sembrano voler partecipare, proporre idee, e anche autoselezionarsi come leadership potenziale, sempre di più. Lo dimostrano tanti esempi di questi giorni.
Continua a leggere

Il disgusto non ci dà una politica

La politica può dare il disgusto; ma il disgusto, da solo, non può dare una politica. Sta tutto qui il paradosso di quella che oggi si chiama antipolitica, ma che tale non è: dovremmo chiamarla antipartitica, antioligarchica, semmai.
L’indignazione, la protesta, il rifiuto di andare avanti come prima, non sono un vicolo cieco. Sono, al contrario, un eccellente punto di partenza: nel privato, nel sociale, come in politica. Il problema è come proseguire, come andare oltre.
Continua a leggere

Il suicidio involontario dei partiti

Non è un assassinio: nessuno li ha uccisi, anche se è un sogno ricorrente di molti. Non è eutanasia: nessuno ha accelerato la loro morte, anche se molti vorrebbero farlo. Non è un suicidio assistito: nessuno li ha aiutati a compiere l’autonoma volontà di porre fine alla propria vita, anche se molti ci spererebbero. No, è proprio un suicidio, quello che i partiti della prima e della seconda repubblica stanno compiendo: un pubblico, insopportabile, infinito e per giunta inconsapevole hara-kiri.
Un suicidio non programmato, di cui forse nemmeno si stanno rendendo conto: il che la dice lunga sulla capacità e lungimiranza di chi li guida. In un momento drammatico per il Paese, con una crisi che non solo impone a tutti sacrifici spesso enormi – al punto che produce le vittime sacrificali di chi davvero si suicida a causa di essa – e che tutti sappiamo durerà ancora a lungo, sono ancora attaccati come cozze più o meno pelose ai propri privilegi, al proprio ruolo, alla propria presupposta importanza, alla propria logorrea, al proprio ego.
Continua a leggere

Se la morte è uno spettacolo

La morte in diretta di Piermario Morosini, ma ancor più la pubblicazione della sua foto morente, ha aperto un dibattito importante, e toccato una corda sensibile (per fortuna, ancora sensibile) in molti. Che c’entra con l’humana pietas per un giovane sfortunato, con il dovuto rispetto per la sua storia e la sua persona, con la deontologia professionale del giornalismo. Ma che riguarda anche una società che da un lato spettacolarizza tutto, e dall’altro si indigna della spettacolarizzazione; che mostra un voyeurismo spietato e morboso (specie nei confronti dei cosiddetti vip e del sottobosco televisivo dei giornali di gossip), ma che poi, quando si trova dall’altra parte e non ha più da guadagnarci in visibilità da monetizzare, ma solo da perderci in privacy, vorrebbe sfuggire a questo ossessivo insinuarsi.
Continua a leggere

Una nuova stagione per i partiti

Il terremoto al vertice della Lega si sta rivelando un colpo micidiale al sistema dei partiti nel suo complesso. Per il quale potrebbe essere il colpo di grazia, ma anche l’inizio di una nuova stagione.
Per un paradosso significativo, la Lega Nord rappresenta il più vecchio dei partiti presenti in parlamento: tutti gli altri hanno cambiato almeno il nome, anche se non sempre i dirigenti, svariate volte, in processi complessi di frattura e ricomposizione. La Lega è rimasta se stessa, apparentemente granitica, più a lungo di tutti gli altri. Il crollo odierno mostra che neanch’essa può resistere a un cambiamento che è di stagione politica e forse di epoca storica, non solo di leaders.
La Lega crolla su se stessa: agitare il complotto esterno appare più che mai un patetico rituale. Crolla sul familismo amorale, crolla sotto il peso degli scandali, crolla ancora di più sotto il peso di una leadership che si è mostrata del tutto inadeguata al compito. Il senatur perché per troppo tempo avvitato al potere, e anche il potere ha le sue stagioni, e col tempo si appanna e affievolisce. Le persone a lui più vicine, che tenevano sotto controllo la Lega – dai suoi familiari al cosiddetto ‘cerchio magico’ – per una palesemente inadeguata caratura umana e politica, un misto di carrierismo, servilismo e incompetenza. Le colpe tuttavia sono anche di un personale politico diffuso che, nel caso del leader, si era umiliato in un imbarazzante culto della personalità, mentre famiglia e carrieristi li ha accettati fino a ieri senza proferir parola.
Continua a leggere