Islam in Tunisia, anno zero?

“Nessun luogo è lontano”, Radio 24, 22 settembre 2012
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Nessun%20luogo%20%E8%20lontano&articolo=tunisia-islam-violenza-film-maometto-ambasciata-americana
podcast disponibile

Quel fortissimo bisogno di appartenere al gruppo (sul tifo calcistico)

http://www.stefanoallievi.it/wp-content/uploads/2012/10/IMG_1504.jpg
intervista, “Il Gazzettino”, 2 ottobre 2012, p.19

I dolori dell'alleanza. Sulla circoncisione

In Italia ancora casi di circoncisione rituale clandestina

I dolori dell’alleanza

La Federazione dei pediatri chiede di rivedere le norme. Parlano i professori Paolo Branca e Stefano Allievi
“Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. (…) Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza“. Dio ad Abramo. Da questo passaggio della Bibbia (’Genesi’ 17:10-14) origina la circoncisione rituale maschile praticata dall’ebraismo, e poi dall’islam, che in Abramo ha uno dei suoi profeti.
Il 9 settembre in Germania, fedeli di entrambe le religioni hanno manifestato insieme in una piazza di Berlino contro una sentenza del tribunale di Colonia che in giugno aveva equiparato la circoncisione per motivi religiosi a ’lesioni contrarie alla legge’ perché vìolano l’integrità fisica dei minori. Il parlamento e il governo tedeschi avevano preso le distanze dalla decisione del giudice.
Qualcuno in Italia ha preso la palla al balzo per suggerire la messa al bando della circoncisione? L’abbiamo chiesto al professor Paolo Branca, docente d’Islamistica all’università cattolica del Sacro Cuore di Milano, e al professor Stefano Allievi, docente dell’università di Padova specializzato in studi di sociologia delle religioni. A entrambi non risulta. “Che io sappia credo che nessuno l’abbia mai proposto – precisa Allievi – Non solo avrebbe contro sia la comunità ebraica sia la comunità musulmana, ma nel nostro Paese è una pratica legale da sempre e per chiederne l’abolizione bisognerebbe avere buone motivazioni“. Una richiesta che, comunque, secondo Branca sarebbe controproducente dal punto di vista politico: “Forse potrebbe farla qualche gruppo neofascista, ma per i partiti dell’arco costituzionale sarebbe un boomerang”. Il problema italiano sulla circoncisione rituale maschile è la sua pratica illecita.
La circoncisione maschile è l’asportazione totale o parziale della cute prepuziale, una pratica antichissima che risale all’antico Egitto ed oltre che rituale può essere terapeutica (curare le malattie) e profilattica (preservare dalle malattie). In Italia la circoncisione rituale è ammessa dall’ordinamento – c’è anche un parere favorevole del Comitato nazionale per la bioetica ma solo se eseguita in ospedale. Proprio oggi compie quattro anni l’accordo fra Stato e Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) contro la pratica clandestina. Il documento impegna i medici a informarsi sull’orientamento religioso della famiglia del bambino e sulla possibile intenzione da parte di essa di eseguire la circoncisione, a informare la famiglia sulle implicazioni e sulle possibili complicanze dell’operazione e sconsigliare in maniera preventiva il ricorso a pratiche al di fuori dall’ambiente sanitario, e infine – in caso di espressione di netta volontà da parte dei genitori di procedere all’intervento – a indirizzare la famiglia verso il centro di riferimento usando tutti i mezzi possibili per favorire l’accessibilità alle strutture sanitarie.
L’accordo prevedeva anche una campagna di sensibilizzazione di professionisti e famiglie. Dopo tutto questo tempo, com’è la situazione? “Ci sono ancora casi di intervento clandestino. Auspico una revisione delle norme attuali”, ci dice il presidente nazionale della Fimp, Giuseppe Mele. La religione ebraica impone di eseguire la circoncisione sul bambino l’ottavo giorno dopo la nascita, in un rito cerimoniale chiamato Brit Milah. Nell’Islam, invece, l’età in cui si subisce l’intervento varia da Paese a Paese. Se a circoncidere non è la mano esperta di un medico in condizioni igieniche ottimali i rischi di complicanze aumentano notevolmente, e la cronaca ha registrato anche alcune morti fra i bambini.
Eppure la pratica clandestina continua a esistere. Perché? Per quanto riguarda la comunità islamica, secondo il professor Branca le cause sono due: da una parte l’indifferenza di alcuni genitori verso le norme dello Stato, il desiderio di seguire la legge divina senza sottomettersi al permesso degli uomini e la volontà di non avere rapporti con le istituzioni; dall’altra un interesse economico di chi pratica la circoncisione clandestina, in termini di offerte ricevute o tariffe imposte per l’intervento. Secondo il professor Allievi, invece, è semplice conformità agli usi dei Paesi d’origine, dove l’operazione può essere eseguita dagli imam o dai genitori stessi, e ignoranza dell’obbligo di intervento del medico, che però “certamente non li giustifica” ed è comunque in diminuzione; tuttavia, precisa Allevi, è notorio che le persone immigrate vanno meno in ospedale. Per non parlare degli irregolari, che vogliono sottrarsi agli occhi dello Stato.
E ci sarebbe una ragione di costi, secondo Milena Lo Giudice, membro del comitato tecnico-scientifico della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e pediatra di famiglia della Asp-6 di Palermo. “Attualmente l’intervento può costare migliaia di euro, e parte delle famiglie interessate ha problemi economici”. La Simm vorrebbe che l’operazione fosse gratuita come già accaduto in Piemonte e in Toscana, quindi pagata dal Sistema sanitario nazionale, “ma in questo periodo di riduzione delle spese da parte dello Stato – dice la dottoressa Lo Giudice – si potrebbe introdurre una sorta di prezzo calmierato, sostenibile per le famiglie”.
In “L’Indro”, 18 settembre 2012

I molti volti dell’islam

Allievi S. (2007), I molti volti dell’islam. Intervista, in Ucodep, Mani Tese, Cospe (a cura di), La libertà religiosa come diritto: dialogo tra credenti e non credenti, Firenze, Centro Stampa Regione Toscana, pp.72-79: A R e R/I

A dieci anni dall’11 settembre. Come siamo cambiati

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Allievi S. (2011), A dieci anni dall’11 settembre. Come siamo cambiati, in “La Difesa del Popolo”, 11 settembre 2011, n. 35, p. , intervista di Patrizia Parodi I SR e R/I

Lo spritz non è un problema di sicurezza

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corriere

Allievi S. (2011), Lo spritz non è un problema di sicurezza, in “Corriere della Sera Veneto”, 9 settembre 2011, p. 8, intervista di Davide D’Attino

Paesi Arabi, un processo di trasformazione che va assecondato

http://www.liberolibro.it/intervista-a-stefano-allievi/
A cura di Nuccio Franco
Paesi Arabi, “un processo di trasformazione che va assecondato”
“Il risveglio della dignità araba è un processo che va assecondato onde evitare di vanificare un’esperienza straordinaria che potrebbe rappresentare una pacificazione reale per almeno un ciclo storico”. E’ questo il giudizio del Prof. Stefano Allievi, sociologo delle religioni, docente presso l’Università di Padova e studioso di Islam che da oltre 25 anni si occupa delle Comunità musulmane in Occidente.Co-fondatore di Eurislam, presso l’Ateneo di Strasburgo, Allievi è autore di numerose pubblicazioni tra cui “I nuovi musulmani” , accurata analisi del ritorno all’Islam, “I musulmani e la società italiana” ed il recente “La guerra delle moschee” attraverso le quali ha fornito il proprio contributo alla comprensione ed al dialogo interconfessionale. “Lo scontro di civiltà è stata una metafora di successo che per molti anni è stata anche una profezia che si è auto realizzata” sostiene Allievi convinto si tratti di una “fase transitoria verso nuovi equilibri”.
Professore, la morte di Osama Bin Laden è certamente un duro colpo alla rete di Al Qaeda. Cambia qualcosa sullo scenario del fondamentalismo islamico internazionale o si corre il rischio di assistere a reazioni a catena come sostenuto dalla maggior parte degli analisti?
Non voglio fare la Cassandra di turno, ma è verosimile che potranno esserci colpi di coda, vendette ed altri attentati. Ciò che è certo è che la morte di Bin Laden è uno degli avvenimenti degli ultimi anni che danno un colpo di grazia al paradigma dello scontro di civiltà. Due sono gli eventi principali del nuovo corso: il discorso di Obama e l’uccisione del capo di Al Qaeda. Entrambi ribaltano e rendono meno vivo il paradigma. Sono venuti a mancare i contendenti ed i presupposti di una certa politica, ossia Bush da una parte ed Osama dall’altra che non si giustificano più vicendevolmente. Insieme alla Primavera araba sono tra le buone notizie degli ultimi mesi che ci consentono di voltare pagina a prescindere dal fatto che qualcuno l’avesse previsto o voluto. E’ accaduto e questo è straordinario.
Qual è il futuro dei rapporti tra Occidente ed Islam e quali le prospettive concrete del fronte islamico-liberale del quale le rivolte in atto rappresentano un’espressione?
Potrà esserci un nuovo terrorismo così come un nuovo imperialismo, questo non è dato saperlo, però sicuramente le inerzie interpretative utilizzate nell’ultimo decennio vedono in qualche modo caduti i loro alfieri. Questo cambia davvero lo scenario. Quanto alle prospettive future di questo movimento, credo che tutto dipenderà da quanto e come l’Occidente saprà e vorrà accompagnare questo cambiamento. Le democrazie arabe sono state capaci di chiudere un ciclo che è imploso grazie all’iniziativa ed alla saturazione di popolazioni vissute sotto dittature mascherate. Il popolo ha fatto la sua parte; l’Occidente, l’Europa e l’Italia in particolare sono stati gli ultimi ad accorgersi e ad accettare il cambiamento. Ora dovranno avere l’intelligenza di accompagnare la trasformazione di questi paesi fornendo un sostegno vero dal punto di vista politico, sociale ed economico. Se non si fa questo, il rischio è di buttare un patrimonio straordinario che potrebbe rappresentare una pacificazione reale per almeno un ciclo storico soprattutto nel Mediterraneo. Personalmente, questi segnali di intelligenza politica dell’Europa stento a vederli soprattutto con riferimento alle questioni sociali ed ai rapporti con le nuove elite. Se ci saranno cambierà tutto, altrimenti avremo una parte di responsabilità nel fallimento di questo processo.
L’ondata di protesta che ha sconvolto il Maghreb ed il Medio Oriente, non era ipotizzabile fino a qualche mese fa. Almeno non in questi termini. In che modo i movimenti estremisti potrebbero condizionarlo?
Innanzitutto bisogna chiarirsi su cosa intendiamo per estremisti. Certamente i gruppi radicali e filo-terroristi potranno infastidire il processo con qualche attentato, che sortirebbe l’effetto di spaventare l’Europa più di quanto non lo sia già, spingendola a ritirarsi dall’area anziché accompagnare il cambiamento. Detto questo, non vedo segnali in tal senso, perché se per estremisti si intendono i partiti religiosi, e i Fratelli Musulmani, credo che essi rappresentino un interlocutore imprescindibile, anzi decisivo ed utile per la trasformazione di questi paesi. Sono anche loro interessati al cambiamento. Certo, qualche attentato potrebbe essere realizzato e creare dei problemi, com’è ovvio che sia, ma la tendenza va in direzione opposta. La morte di Bin Laden ha sottratto linfa a quella frangia di consenso popolare che ha perso il suo eroe e non ha altre carte da giocare.
Professore, si fa un gran parlare dell’Islam moderato. Per molti si tratta di un ossimoro, di un’invenzione giornalistica. Qual è la sua opinione?
Per la maggioranza dei media italiani, l’Islam moderato è rappresentato dal non musulmano, dalla donna che non si vela, dall’uomo che non va in moschea, che non ha la barba e indossa la cravatta. Ciò rappresenta un paradigma interpretativo che certamente non aiuta la comprensione. A mio avviso, si tratta di sciocchezze a volte anche volute, in quanto c’è chi ha fatto di tutto per propagandare la visione che l’Islam moderato è quello non praticante. Se invece per moderato si intende chi ha determinate opinioni politiche, credo che l’Islam turco, governativo, e molti altri, siano assolutamente moderati. In questo senso anche la maggior parte dei Fratelli Musulmani possono essere definiti moderati. E così altri movimenti spesso interpretati dai media (italiani, molto meno statunitensi ad esempio) come radicali. In questo caso, moderato sta a significare moderatamente progressista o conservatore. In questo senso è legittimo utilizzare tale categoria.
Lo scontro di civiltà è davvero inevitabile o si tratta di un grande equivoco alimentato da un difetto di comunicazione?
Lo scontro di civiltà è stata una metafora di successo che per molti anni è stata anche una profezia che si auto realizza. Se questo si crede, questo si persegue; se questo risulta da una certa analisi, è questo ciò che viene perseguito da alcune amministrazioni capaci di modificare i destini del mondo. E’stata la chiave interpretativa della politica di Bush e del radicalismo islamico estremizzato dal qaedismo. Tuttavia oggi da molte parti, non ci si crede più. Del resto, una profezia che si auto realizza non è il risultato di un’analisi. I conflitti ci sono non perché ci sono dei confini che bruciano tra occidente ed Islam, i “conflitti di faglia” di cui parlava Huntington, ma al contrario perché ci sono sempre più interrelazioni, che possono portare tanto pacificazione e creazione di nuovi legami quanto conflitti, talvolta come semplice fase transitoria verso un nuovo equilibrio.
Nuccio Franco

L’islam spaventa perché fa paura il pluralismo religioso

Stefano Allievi Liberazione 2011

Stefano Allievi Liberazione 2011

Allievi S. (2011), L’islam spaventa perché fa paura il pluralismo religioso, in “Liberazione”, 4 marzo 2011, p.12 (intervista su “La guerra delle moschee”) HO IL TESTO

Conflitto distante che crea disinteresse

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IntervistaGazzettino

Allievi S. (2010), “Conflitto distante che crea disinteresse” (Afghanistan: per due su tre l’esercito deve andar via), in “Il Gazzettino”, 14 dicembre 2010, intervista di Annamaria Bacchin

Ayodhya surprise

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Telegraph

Allievi S. (2010), Ayodhya surprise, in “The Telegraph”, Calcutta, 23 ottobre 2010, intervista di Radhika Ramaseshan