Le due crisi parallele di stato e chiesa

E’ davvero singolare, e significativa, la coincidenza tra due crisi, e due fasi di passaggio, nelle due istituzioni portanti e caratterizzanti del nostro paese: la Repubblica Italiana e la Santa Sede, lo stato e la chiesa cattolica. Oggi entrambe, in qualche modo, sede vacante. Continua a leggere

La chiesa che non è più diversa: le conseguenze delle dimissioni di Benedetto XVI

Ci sono notizie che durano nel tempo, perché segnano una svolta nella storia. Le dimissioni del Papa, non c’è dubbio, sono una di queste. Continua a leggere

La grandezza di un gesto 'normale': le dimissioni di Benedetto XVI

Non sarà il “gran rifiuto” di Celestino V. Ma le dimissioni di Benedetto XVI da Papa, le caratteristiche della notizia che passerà alla storia ce le ha tutte.
Non è abito usuale, quello di dimettersi, nella Chiesa cattolica. I precedenti sono rari. Dal sommo pontefice all’ultimo dei preti: si può cambiare, o meglio essere cambiati di mansione, ma il dimettersi è sempre caso eccezionale, non contemplato, accettato, subìto, ma non incoraggiato. Continua a leggere

Israele, Gaza e noi

Come due pugili suonati, imbolsiti, ma incapaci di fare altro da quel che hanno sempre fatto, israeliani e palestinesi hanno ricominciato a darsi botte, sul solito ring. Con i soliti morti e le solite distruzioni. Il solito copione, risultato del solito match, programmato a intervalli quasi regolari da oltre mezzo secolo: in cui il pubblico, al solito, sostiene con veemenza il proprio campione. Continua a leggere

Islam in Tunisia, anno zero?

“Nessun luogo è lontano”, Radio 24, 22 settembre 2012
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Nessun%20luogo%20%E8%20lontano&articolo=tunisia-islam-violenza-film-maometto-ambasciata-americana
podcast disponibile

Le parole di Bagnasco e la giunta Polverini

E’ stata una coincidenza assai significativa quella che ha visto, in contemporanea, le dimissioni di Renata Polverini a causa del malaffare e degli scandali alla Regione Lazio, e, nello stesso momento, la lettura della prolusione del cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, che sui temi del malcostume politico si è soffermato a lungo. Significativa per entrambi.
Polverini si è dimessa, anche se non toccata personalmente dagli scandali, di fronte a una situazione non più sostenibile, esteticamente prima ancora che eticamente (e l’estetica è la madre dell’etica, diceva il premio Nobel Iosif Brodskij: anche se è difficile andarlo a spiegare a ‘er Batman’ o agli altri improbabili gladiatori del consiglio regionale laziale, o al Formigoni in barca ai Caraibi a spese di chi è lautamente finanziato dalla regione Lombardia, o a tanti altri, anche di opposta sponda politica). E peraltro si è dimessa solo perché sfiduciata di fatto dalle dimissioni dei consiglieri di opposizione e dell’UDC, dopo una lunga ed estenuante sceneggiata, giocando finché ha potuto il ruolo dell’innocente tradita. Continua a leggere

29 anni, ministro della cultura. Dettagli

E’ giovane: ha 29 anni.
E’ donna.
E’ avvocato, giornalista, politica.
Parla cinque lingue.
E’ il nuovo ministro della cultura norvegese.
Ah, dimenticavo: è musulmana
Dio benedica gli scandinavi.

Prolusioni e democrazia

E’ interessante come tanto la chiesa cattolica quanto i mass media si siano adattati all’idea che la notizia, in un incontro di vescovi italiani, non è che si sono incontrati e hanno discusso ed eventualmente deciso qualcosa, ma che il loro capo ha già deciso tutto e fa un discorso.
La riunione dei vescovi potrebbe anche non esserci, tanto è irrilevante: una semplice scusa per convocare i giornalisti. Tanto è vero che mai i giornali riportano l’andamento delle discussioni ed eventuali conclusioni anche solo blandamente dissenzienti dalla prolusione.
C’è, dietro tutto questo, un’idea precisa di chiesa: un’idea malata, per essere chiari. Dove è vietato discutere e si può solo essere d’accordo con i vertici.
C’è un’idea meschina dei vescovi: tutti assimilabili a degli yesmen gerarchicamente ordinati, senza opinioni proprie e senza dignità (direi anche senza spirito santo, apparentemente appannaggio del solo presidente della conferenza episcopale).
C’è, infine, un’idea molto italiana del ruolo dei mass media: che è quello di fare i notabili del potere, anziché gli investigatori dei problemi e delle contraddizioni. Altrimenti un giornalista, almeno uno, si accorgerebbe della contraddizione in termini (dovrebbe essere la relazione conclusiva, la notizia) e la farebbe notare.

Occidente e rabbia islamica

Forse dovremmo darci una regolata. Forse dovremmo cominciare a dire che i patetici pseudo-Voltaire del giornale francese Charlie Hebdo non sono degli eroici rivoluzionari o dei libertari anticonformisti senza macchia e senza paura, ma degli egocentrici intellettuali molto parigini, con il vizio della propria visibilità e dell’autopubblicità, e nessuna virtù specifica in termini di libertà di pensiero. Perché non è che la impariamo da loro. E non è che mostrare Maometto nudo sia un gesto eroico, come non lo era la maglietta di Calderoli: sono semplicemente delle stupidaggini infantili e insulse, che a scuola butteremmo nel cestino senza nemmeno l’abbozzo di un sorriso. Lo stesso dicasi dell’operazione, più volgare e sospetta, del filmetto sul profeta islamico postato su You Tube, “L’innocenza dei musulmani”. Niente di interessante. Niente, nemmeno lontanamente, di assimilabile all’opera di Salman Rushdie, per dire, che una dignità letteraria e culturale del tutto legittima invece ce l’aveva eccome. Continua a leggere

I dolori dell'alleanza. Sulla circoncisione

In Italia ancora casi di circoncisione rituale clandestina

I dolori dell’alleanza

La Federazione dei pediatri chiede di rivedere le norme. Parlano i professori Paolo Branca e Stefano Allievi
“Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. (…) Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza“. Dio ad Abramo. Da questo passaggio della Bibbia (’Genesi’ 17:10-14) origina la circoncisione rituale maschile praticata dall’ebraismo, e poi dall’islam, che in Abramo ha uno dei suoi profeti.
Il 9 settembre in Germania, fedeli di entrambe le religioni hanno manifestato insieme in una piazza di Berlino contro una sentenza del tribunale di Colonia che in giugno aveva equiparato la circoncisione per motivi religiosi a ’lesioni contrarie alla legge’ perché vìolano l’integrità fisica dei minori. Il parlamento e il governo tedeschi avevano preso le distanze dalla decisione del giudice.
Qualcuno in Italia ha preso la palla al balzo per suggerire la messa al bando della circoncisione? L’abbiamo chiesto al professor Paolo Branca, docente d’Islamistica all’università cattolica del Sacro Cuore di Milano, e al professor Stefano Allievi, docente dell’università di Padova specializzato in studi di sociologia delle religioni. A entrambi non risulta. “Che io sappia credo che nessuno l’abbia mai proposto – precisa Allievi – Non solo avrebbe contro sia la comunità ebraica sia la comunità musulmana, ma nel nostro Paese è una pratica legale da sempre e per chiederne l’abolizione bisognerebbe avere buone motivazioni“. Una richiesta che, comunque, secondo Branca sarebbe controproducente dal punto di vista politico: “Forse potrebbe farla qualche gruppo neofascista, ma per i partiti dell’arco costituzionale sarebbe un boomerang”. Il problema italiano sulla circoncisione rituale maschile è la sua pratica illecita.
La circoncisione maschile è l’asportazione totale o parziale della cute prepuziale, una pratica antichissima che risale all’antico Egitto ed oltre che rituale può essere terapeutica (curare le malattie) e profilattica (preservare dalle malattie). In Italia la circoncisione rituale è ammessa dall’ordinamento – c’è anche un parere favorevole del Comitato nazionale per la bioetica ma solo se eseguita in ospedale. Proprio oggi compie quattro anni l’accordo fra Stato e Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) contro la pratica clandestina. Il documento impegna i medici a informarsi sull’orientamento religioso della famiglia del bambino e sulla possibile intenzione da parte di essa di eseguire la circoncisione, a informare la famiglia sulle implicazioni e sulle possibili complicanze dell’operazione e sconsigliare in maniera preventiva il ricorso a pratiche al di fuori dall’ambiente sanitario, e infine – in caso di espressione di netta volontà da parte dei genitori di procedere all’intervento – a indirizzare la famiglia verso il centro di riferimento usando tutti i mezzi possibili per favorire l’accessibilità alle strutture sanitarie.
L’accordo prevedeva anche una campagna di sensibilizzazione di professionisti e famiglie. Dopo tutto questo tempo, com’è la situazione? “Ci sono ancora casi di intervento clandestino. Auspico una revisione delle norme attuali”, ci dice il presidente nazionale della Fimp, Giuseppe Mele. La religione ebraica impone di eseguire la circoncisione sul bambino l’ottavo giorno dopo la nascita, in un rito cerimoniale chiamato Brit Milah. Nell’Islam, invece, l’età in cui si subisce l’intervento varia da Paese a Paese. Se a circoncidere non è la mano esperta di un medico in condizioni igieniche ottimali i rischi di complicanze aumentano notevolmente, e la cronaca ha registrato anche alcune morti fra i bambini.
Eppure la pratica clandestina continua a esistere. Perché? Per quanto riguarda la comunità islamica, secondo il professor Branca le cause sono due: da una parte l’indifferenza di alcuni genitori verso le norme dello Stato, il desiderio di seguire la legge divina senza sottomettersi al permesso degli uomini e la volontà di non avere rapporti con le istituzioni; dall’altra un interesse economico di chi pratica la circoncisione clandestina, in termini di offerte ricevute o tariffe imposte per l’intervento. Secondo il professor Allievi, invece, è semplice conformità agli usi dei Paesi d’origine, dove l’operazione può essere eseguita dagli imam o dai genitori stessi, e ignoranza dell’obbligo di intervento del medico, che però “certamente non li giustifica” ed è comunque in diminuzione; tuttavia, precisa Allevi, è notorio che le persone immigrate vanno meno in ospedale. Per non parlare degli irregolari, che vogliono sottrarsi agli occhi dello Stato.
E ci sarebbe una ragione di costi, secondo Milena Lo Giudice, membro del comitato tecnico-scientifico della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm) e pediatra di famiglia della Asp-6 di Palermo. “Attualmente l’intervento può costare migliaia di euro, e parte delle famiglie interessate ha problemi economici”. La Simm vorrebbe che l’operazione fosse gratuita come già accaduto in Piemonte e in Toscana, quindi pagata dal Sistema sanitario nazionale, “ma in questo periodo di riduzione delle spese da parte dello Stato – dice la dottoressa Lo Giudice – si potrebbe introdurre una sorta di prezzo calmierato, sostenibile per le famiglie”.
In “L’Indro”, 18 settembre 2012