La grandezza di un gesto 'normale': le dimissioni di Benedetto XVI

Non sarà il “gran rifiuto” di Celestino V. Ma le dimissioni di Benedetto XVI da Papa, le caratteristiche della notizia che passerà alla storia ce le ha tutte.
Non è abito usuale, quello di dimettersi, nella Chiesa cattolica. I precedenti sono rari. Dal sommo pontefice all’ultimo dei preti: si può cambiare, o meglio essere cambiati di mansione, ma il dimettersi è sempre caso eccezionale, non contemplato, accettato, subìto, ma non incoraggiato. Continua a leggere

Se Beppe Grillo non è un alieno

Di Grillo parlavano tutti, quando era una novità: con sorpresa, e spesso con fastidio, o con sufficienza. Per un po’ se ne è parlato meno, dando per assodata una cospicua presenza di suoi parlamentari, ma anche la loro irrilevanza. Oggi si ricomincia a parlarne, guardando ai trend dei sondaggi. Continua a leggere

Una generazione senza

I dati Istat sulla disoccupazione (11,2%, ma 36,6% quella giovanile) sono già di per sé un colpo durissimo. Se accoppiati a quelli sull’università (meno 17% gli iscritti all’università negli ultimi 10 anni), pubblicati appena il giorno prima, costituiscono un uno-due micidiale, capace di mandare al tappeto qualsiasi pugile: specie se il pugile in questione sono i giovani, e la loro condizione è già provata da anni di incertezza e di dimagrimento. Continua a leggere

Se avesse vinto Renzi… Perché piace il candidato che non c'è

I sondaggi, ultimo quello di Demos, lo confermano. Il leader più popolare, quello che riscuote più simpatia, che la percentuale più alta di italiani vorrebbe come premier, è l’unico che non è in corsa: Matteo Renzi. Più di Bersani, più di Monti, più di Berlusconi. Continua a leggere

La campagna elettorale che vorremmo (e quella che non c'è)

La campagna elettorale si può guardare anche con gli occhi del dopo: del risultato elettorale. E vista così, la si giudica meglio. Anche nell’inutilità delle sue modalità attuali. Continua a leggere

Politica estera italiana e guerra in Mali

Scontro di civiltà? In Mali non c’è (per ora)

23 gennaio 2013
La crisi in Mali si è affacciata da poco sui giornali e già si teme il pericolo di escalation. È successo con l’attacco e il successivo blitz delle forze speciali algerine nel sito di estrazione di gas di In Amenas, che ha portato all’uccisione, stando al bilancio provvisorio comunicato dal governo, di almeno 38 ostaggi di varie nazionalità e di 29 terroristi islamici appartenenti a un commando jihadista”. Come fare in futuro a leggere anticipatamente e a evitare questi conflitti? Soprattutto, come impedire che si trasformino in nuove occasioni di scontro tra civiltà e religioni? Continua a leggere

Un paese fuori dal mondo: campagna elettorale e politica estera

C’è un modo atipico di accostarsi a questa campagna elettorale, che è molto istruttivo. Ed è quello di guardare, invece che ai personalismi e ai posizionamenti tattici di questo o di quello, ai contenuti: a quello che c’è, di cui si parla, e soprattutto a quello che non c’è, di cui non si parla.
Tra le assenze, la prima che balza all’occhio è quella della politica estera, e diremmo del mondo. Continua a leggere

La società civile e i candidati

LE OPINIONI / La società civile e i candidati
La politica ha bisogno di professionalità e di ricambio e li attinge a serbatoi diversi. Ma occorrono persone con motivazioni e impegno diversi
di Stefano Allievi
La politica ha bisogno di professionalità. E, quindi, di professionisti. Su questo tema i politici di lungo corso hanno goduto per troppi anni di una rendita di posizione formidabile: «Non andreste mai da un medico che si vanta di non essere un medico di professione», era l’argomento principe, apparentemente di buon senso, di uno di essi, D’Alema. E molti altri lo praticavano senza teorizzarlo. Continua a leggere

L'accordo Lega-Pdl e l'azzardo della macroregione

L’accordo della Lega con il PDL non è una resa. Al contrario, è una scommessa – un azzardo, se si vuole – che rappresenta un ritorno alle origini della Lega stessa. Continua a leggere

Se una notte d'inverno un elettore…

Mi sveglio, leggo i giornali e qualche post su facebook, e scopro che Renzi è un grande statista: lo dicono quelli del suo stesso partito che fino all’altro ieri lo consideravano uno di destra, un berluschino teleguidato da Gori, un ragazzino arrogante, un corpo estraneo al PD, incompatibile con la sinistra e persino con il centrosinistra.
A rigor di logica: o è cambiato Renzi, o sono cambiati gli altri. Continua a leggere