Avere fiducia nel capitale sociale: politica, società, partecipazione

Tra meno di un mese molti comuni andranno ad elezioni. Ed è tutto un fiorire di liste, iniziative, candidati sindaci. In tempi di crisi della politica e di sua reputazione ai minimi storici, forse non è ozioso domandarsi perché. Continua a leggere

"Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione" a Fahrenheit

Il podcast della trasmissione del 29 aprile.
Intervista di Loredana Lipperini

Le migrazioni: cosa cambia, come ci cambiano

http://www.corriere.it/cultura/16_maggio_01/titolo-4e911bfa-0f09-11e6-9a0b-44a139eda75b.shtml

PAESI RICCHI E POVERI

Un progetto sui migranti
per le nostre società spaventate

Nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia, a saldo, 325.000 persone. Ci vorrà tempo, pazienza, fermezza, lungimiranza

C’era una volta il Primo Maggio…

“Viva il Primo Maggio”. Era lo slogan che sugli striscioni apriva i cortei operai, e quello che chiudeva i torrenziali comizi dei leader sindacali. Manifestazioni di massa, a cui partecipavano i lavoratori anche con le famiglie, i bambini: una festa, appunto – la festa dei lavoratori e del lavoro. Continua a leggere

Apertura culturale e sviluppo economico. O chiusura e declino?

C’è un rapporto tra apertura mentale e culturale e sviluppo economico? La domanda è meno peregrina di quel che potremmo immaginare. Basti pensare all’ambiente cosmopolita e dinamico, amichevole rispetto alla presenza giovanile, interessato alle differenze culturali e tollerante rispetto alle diversità di genere, tendenzialmente aperto H24, di tutte le città globali e, in generale, delle realtà in crescita come capacità attrattiva, in termini di turismo e di impresa. Continua a leggere

Il disagio nella (della) scuola

Una piccola glossa, marginale, rispetto a un evento del tutto secondario. Per parlare di un problema gigantesco, che mi fa riflettere e mi turba da tempo, e credo sia sentito da molti.
Non per dire nulla di serio: non nello spazio breve di un articolo. Sapendo, oltre tutto, che si sarebbe dovuto parlare di moltre altre cose, oltre quelle qui abbozzate. Ma per ricordarci, che sì: “Houston, abbiamo un problema…”. Che il senso e il non senso dell’istituzione-scuola (se poi non la chiamiamo più istituzione, meglio), il posto dove avviene in gran parte il processo di socializzazione, dove impariamo a imparare, e il disagio che proviamo un po’ tutti – studenti, docenti, genitori – è il problema… Continua a leggere

Apertura culturale e sviluppo economico: un legame su cui sarebbe utile riflettere

C’è un rapporto tra apertura mentale e culturale e sviluppo economico? La domanda è meno peregrina di quel che potremmo immaginare. Basti pensare all’ambiente cosmopolita e dinamico, amichevole rispetto alla presenza giovanile, interessato alle differenze culturali e alle diversità di genere, tendenzialmente aperto H24, di tutte le città globali e, in generale, delle realtà in crescita come capacità attrattiva, in termini di turismo e di impresa. Continua a leggere

Nemesi degli "schei". Se il denaro non basta a produrre valore

Miserie dell’opulenza. Come il denaro può produrre povertà. La crisi delle banche del Nordest si potrebbe leggere anche così: una nemesi storica nella terra degli ‘schei’. Il denaro che non fa più il suo dovere: produrre altro denaro. La ricchezza di alcuni – immeritatamente destinatari di ingiustificabili emolumenti – che brucia i risparmi di chi ha molto meno, talvolta gli investimenti di una vita, la garanzia perduta di una vecchiaia serena (come successo con la crisi delle banche popolari, che è innanzitutto una crisi di leadership locale, di cui non si può certo accusare Roma, gli immigrati o la globalizzazione…). Continua a leggere

Noi e i robot. Cambia il lavoro, cambierà la vita

Non stiamo parlando del futuro, ma del presente. Non è fantascienza, e nemmeno solo scienza, ma già tecnologia applicata: e, più spesso di quanto ci accorgiamo, vita quotidiana. Continua a leggere

Il 17 aprile, al referendum… (un contributo alla discussione)

Il 17 aprile si vota il referendum sulle trivelle. Più o meno. Un voto che mi pare su dei simboli, più che su dei valori. Su cui c’è relativamente poco dibattito pubblico e poco interesse. Ho provato a cercare le ragioni di una distanza e di uno scetticismo che mi paiono diffusi e palpabili: del fatto che questo referendum, a differenza di altri del passato, non scalda il cuore, e non spinge all’impegno. Ho provato a ragionarci. Sgombrando il campo da ogni manicheismo, e senza accusare nessuno: entrambe le posizioni hanno delle ragioni e dei torti. Qui propongo le mie riflessioni. Dissonanti, forse, rispetto agli schieramenti costituiti. Continua a leggere