"L'Isis? Come le Br con uno Stato a disposizione"

intervista a “Famiglia Cristiana”

“L’Isis? Come le Br con uno Stato a disposizione”

22/11/2014

Stefano Allievi, sociologo e studioso del mondo islamico, fa un paragone con la nostra storia recente. E spiega perché la propaganda dell’Isis ha effetto su tanti giovani europei. Continua a leggere

Il fascino del califfato che noi non capiamo

Quella dell’autoproclamato califfo Al-Baghdadi, delle sue milizie e dello stato islamico che su di esse si fonda è una realtà in rapida e per certi versi stupefacente espansione. L’IS in effetti è il più qualificato erede di al-Qaeda, ma è assai più temibile. Perché quest’ultima era un’organizzazione terroristica: e quindi de-territorializzata, chiusa, con obiettivi mirati, che aveva bisogno di personale specializzato, temeva le infiltrazioni, e in cui era difficile entrare. Mentre il califfato è una realtà territoriale, aperta, che richiama combattenti da tutto il mondo, che proclama di aver realizzato o stare realizzando la società ideale, in cui vige la shari’a, la legge di Dio (come dire il socialismo realizzato, ma con approvazione divina). Ed è questo elemento che sfugge a molti osservatori. Chi parte, dall’Indonesia o dalla Gran Bretagna per andare a combattere sotto le bandiere dell’IS, lo fa per un ideale, per quanto discutibile: come chi partiva nel ’36 per andare a combattere in Spagna nelle brigate internazionali, ad esempio. C’è quindi un elemento di fascino e di seduzione che sfugge a chi non si identifica in esso. Continua a leggere

La risposta sbagliata all'islam radicale

La scoperta che in Siria e in Iraq stanno combattendo – in una guerra particolarmente crudele – anche dei musulmani, convertiti e immigrati, provenienti dall’Europa, sta giustamente preoccupando l’opinione pubblica. Ma se l’intelligence reagisce con l’unica strategia sensata (aumentare i controlli e le strategie di prevenzione, ed elaborare strategie di lotta frontale anche in loco), la politica rischia di reagire, come già successo in passato, nell’unica maniera sbagliata e controproducente: quella della demonizzazione generalizzata dell’islam. Continua a leggere

I massacri dei cristiani in Iraq: il silenzio dei musulmani, il silenzio degli intellettuali

I massacri perpetrati nei confronti dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq, sono qualcosa che va oltre il pensabile e l’immaginabile. Teste mozzate e mostrate sulle picche, barbare crocifissioni, stupri di massa, bambine vendute come schiave, donne e bambini sepolti vivi, villaggi bruciati, luoghi di culto, monumenti, croci, cimiteri vandalizzati e distrutti, e infine centinaia di migliaia di profughi e dispersi: sono pezzi di umanità e di storia millenaria letteralmente cancellati, nel più barbaro e feroce dei modi. Tutto questo ad opera dei cosiddetti miliziani dell’Isis, i seguaci di al-Baghdadi, sedicente ‘califfo’ islamico, che vuole costruire sul più primitivo dei terrori uno stato teocratico, basato su rozze e semplificatrici interpretazioni del messaggio religioso islamico. Continua a leggere

Ramadan: caso chiuso, questioni aperte. Su islam, Bitonci e dintorni

Il sindaco Bitonci ha voluto la sua prova di forza e l’ha ottenuta, vincendola. Non voleva rappresentanti del Comune all’aid, la festa di chiusura del mese di digiuno di Ramadan, e non ce ne sono stati. Non vuole più dare in concessione spazi comunali, ancorché disponibili, per il digiuno islamico, e presumiamo accadrà. Continua a leggere

Bitonci, il crocefisso, l'islam

L’annuncio del sindaco Bitonci di cancellare per il futuro – e di sospendere, se appena se ne presenterà l’occasione, per il presente – l’utilizzo di palestre per la preghiera del Ramadan è il segnale di un ritorno a una battaglia identitaria che la Lega stessa aveva ultimamente abbandonato, dopo avere per anni sollevato conflitti intorno alle moschee: non per risolverli, ma al contrario per lucrarne un consenso simbolico ed elettorale. A Padova era dai tempi della passeggiata con maialino della consigliera Mazzetto, e del minacciato referendum contro la moschea, che non se ne parlava. Ma a Cittadella, dove oggi è sindaco l’ex-vice di Bitonci, Pan, l’argomento è ancora di stretta attualità, con la chiusura a freddo di una moschea avvenuta proprio nei giorni scorsi, per la quale sarà sollevato ricorso al Tar. Continua a leggere

Egitto, la svolta autoritaria

Poteva essere una nuova Turchia: un paese che, sotto la guida di un partito islamico moderato, ridimensiona il ruolo dei militari e inaugura una stagione di sviluppo economico e di progresso civile, avviandosi ad essere una democrazia compiuta, pur nel quadro di una dimensione religiosa riconosciuta e in crescita di influenza, con qualche arroganza di troppo. Rischia di essere, invece, un nuovo Pakistan: un paese economicamente in crisi, autoritario, sostenuto da copiosi finanziamenti esteri, in cui i militari detengono tutte le leve del potere, in preda a continui sussulti jihadisti, sempre più lontano dalle forme di democrazia che conosciamo. Continua a leggere

Egitto: la partita dei militari, tra Morsi e Mubarak

Dopo il colpo di stato, il colpo di spugna. L’immagine contrapposta di Mubarak libero e Morsi in carcere, è la fotografia delle contraddizioni dell’Egitto di oggi. In mezzo, il generale al-Sisi: ministro della difesa ma, oggi, presidente di fatto, colui che in mano le chiavi del potere. E della repressione. Continua a leggere

Elezioni? Vincono gli indecisi

L’esercito di indecisi e astenuti, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, 21 ottobre 2012, p.1 (anche in “Piccolo Trieste”, 20 ottobre)
Votano, ma sempre meno e in maniera sempre più differenziata, e in qualche modo nuova, diversa. O non sanno più cosa votare: non sanno per chi e soprattutto perché. Sono gli italiani, come li fotografa l’ultimo sondaggio Swg sulle intenzioni di voto.
Il primo partito sono già oggi gli indecisi, quelli che non sanno più per chi votare: il 29%, quasi un terzo del corpo elettorale che non sa più dove guardare, dove ancorarsi, a chi dare fiducia. Che si aggiungono a un 18-20% di elettori che già oggi dichiarano invece che si asterranno. Delusi dai partiti della prima e della seconda repubblica, che stanno finendo il loro ciclo politico negli scandali che da nord a sud stanno facendo crollare giunte ad un ritmo forsennato, anche in roccaforti un tempo inattaccabili, come il Lazio e la Lombardia. Ma delusi anche dal governo tecnico, la cui popolarità è in costante calo, anche se riscuote tuttora più fiducia di qualsiasi partito: e oggi si attesta al 37%, perdendo due punti in una sola settimana (quella di una legge di stabilità per molti versi ulteriormente e incomprensibilmente punitiva).
Si tratta di una catastrofe del senso di coesione sociale, prima ancora che politica. Continua a leggere