Lettera aperta: su Magdi Allam
LA LETTERA DI ALLIEVI
Grazie a Daniela Amalfi, e a Sesamo, vi inoltro una lettera di Stefano Allievi in merito all’appello contro Magdi Allam:Cari amici e care amiche,
Grazie a Daniela Amalfi, e a Sesamo, vi inoltro una lettera di Stefano Allievi in merito all’appello contro Magdi Allam:


L’islam in Italia? Diviso tra provenienze etniche tra loro molto eterogenee. Fortemente disperso sul territorio, e con una forte presenza nelle città medie e piccole e nelle campagne: quello che potremmo chiamare l’islam ‘dialettale’, dall’integrazione dopo tutto più facile che nelle realtà metropolitane. Frammentato e conflittuale nella sua rappresentanza. Associativamente ancora debole e perciò occasionalmente soggetto a interferenze le più varie, da quelle di improvvisati aspiranti generali alla ricerca di un esercito, a quelle radicali e antioccidentali. Con una leadership in deficit di riconoscimento sia interno che esterno, troppo restia al ricambio non solo generazionale, e ancora eccessivamente ‘voltata all’indietro’, verso i paesi d’origine. Con un ancora debole riconoscimento istituzionale, anche se maggiore a livello locale. Sofferente di stigmatizzazione cronica, con punte di acutizzazione, che si trasformano in chiusura di moschee o resistenze ad ogni forma di visibilizzazione dell’islam, in alcune realtà del Nord. Ma comunque già all’interno della ‘fase due’ dell’immigrazione, dentro a un processo di sedentarizzazione, di stabilizzazione, in cui l’identificazione religiosa ha comunque una significativa centralità, in particolare attraverso il tessuto delle moschee locali. Così lo descrivevamo in un precedente intervento su Limes1, evidenziandone i limiti ma anche le linee di sviluppo2.
Il problema è che esso è inciampato in un problema comune a tutto l’islam europeo, che in sintesi potremmo riassumere così: un processo di integrazione sostanziale, non diversa da quelle delle altre componenti culturali immigrate in Europa (il che non significa ideale, ottimale o non problematica: significa non sostanzialmente migliore o peggiore, ad esempio, delle componenti hindu o sikh, o di quelle dell’Africa subsahariana, anche cristiane), accompagnato tuttavia da una percezione fortemente conflittuale, legata evidentemente alle imprese del terrorismo islamico transnazionale (oggi attivo anche sul suolo occidentale: dall’11 settembre americano, alle bombe di Madrid e Londra), ma anche ad una attenzione rigorosamente selettiva agli aspetti conflittuali della presenza islamica, dimenticando regolarmente la foresta che cresce, e mettendo in evidenza solo l’albero che cade, dato che esso fa come sempre più rumore.
Il primo elemento – quello dell’integrazione sostanziale – pur misurato dalle principali ricerche in materia3, passa rigorosamente inosservato, e già la notizia stupirebbe il grosso di giornalisti e intellettuali, che discettano d’islam, il più delle volte, senza passare per i musulmani, ovvero senza osservare empiricamente le comunità islamiche, ma limitandosi a macinare opinioni, per lo più rigorosamente separate dai fatti. Il secondo invece – la percezione conflittuale – è quello che detta l’agenda, mediatica come politica, sul tema: i media ne sono del resto, contemporaneamente, produttore, amplificatore e veicolo.
Allievi S. (2006), How and Why “Immigrants” became “Muslims”, in “ISIM Review”, n.18, autumn 2006, pp.37; issn 1-871-4374
E’ autore di oltre un centinaio di pubblicazioni in vari paesi e di numerosi articoli e interviste su dibattiti di attualità. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue europee, in arabo e in turco.
