Black-out

Ho avuto una specie di black-out. Scomparsi gli ultimi quindici giorni di attività sul sito.
Mi è toccato reinserire tutto. Perdendo commenti, like, links (mi scuso con chi è intervenuto: per una volta molti. Ho perso le tracce…)
Mi dicono che non c’entra con le primarie. Non sono hackers avversari.
Ma quasi tutto quello che c’era scritto era sul tema.
Speriamo che finiscano presto. Torniamo umani, dopo…

La cultura dello scambio (e il mancato ricambio…)

La cultura dello scambio, in “Mattino Padova”, “Tribuna Treviso”, “Nuova Venezia”, “Corriere delle Alpi” (anche “Messaggero Veneto”, Il repulisti unica terapia per l’Italia, e “Piccolo Trieste”, 15 ottobre, p.1, Un reset delle facce contro gli scandali), 16 ottobre 2012, p. 1
L’impressionante serie di scandali che sta coinvolgendo, e a poco a poco travolgendo, le regioni italiane, da nord a sud, con equanime imparzialità, ci mostra quanto il comportamento dei ceti dirigenti italiani sia radicato in una solida cultura. E non si tratta solo di politica: deve ancora cominciare una pulizia vera negli enti, nell’associazionismo anche imprenditoriale, nelle camere di commercio, negli ordini professionali, nelle fondazioni bancarie, nella dirigenza della pubblica amministrazione, nelle municipalizzate, e via disboscando.
Di quale cultura si tratta? La cultura dello scambio, del favore, della raccomandazione, della protezione: un dato tradizionale dell’antropologia italica. Che però, almeno dagli anni ’80 a livello di massa, ma da molto prima a livello di élite, si è incrociata con la cultura dei soldi facili, della scorciatoia, della furbata, del vivere alle spalle degli altri, e in particolare del denaro pubblico e delle pubbliche istituzioni. Che ha finito per far assomigliare la politica e la pubblica amministrazione, ma anche molti altri ruoli associativi, né più né meno che allo spaccio di droga, al concorso o all’appalto truccato, alla corruzione: un modo rapido per fare soldi senza lavorare, per guadagnare senza impegnarsi. Come diceva Balzac: “Un uomo politico è un uomo che è entrato negli affari, o sta per entrarvi, o ne è uscito e vuole rientrarvi”. Laddove affari significa soltanto gli affari propri, naturalmente: anzi, i propri sporchi, loschi, lerci affari. E laddove uomo politico sarebbe categoria allargabile all’uomo pubblico in generale, delle associazioni e delle corporazioni, e non solo delle istituzioni. Continua a leggere

Questioni di stile: fine ingloriosa del Massimo statista

Nello stesso giorno in cui sulle prime pagine c’è l’addio di Veltroni alla politica attiva, gli amici di D’Alema si riducono all’umiliazione di comprargli una pagina a pagamento sull’Unità per chiedergli di candidarsi ancora (si vede che non era una notizia nemmeno per il quotidiano di partito…). Questioni di stile: scelta personale vs. mendicità politica.

Lombardia: l'occasione Civati

Formigoni cadrà. Come per la Polverini, è solo questione di tempo. E non sarà molto.
Il centrodestra, in Lombardia, è allo sfascio. E la Lega, comunque, in calo: per ragioni di implosione interna (scandalistiche, e di rese dei conti successive), e perché così tanti anni di stretta collaborazione/compromissione con il peggio del PDL non si cancellano rapidamente.
Ma il centrosinistra non è messo benissimo. Le ferite di Penati e dintorni sono ancora aperte, per nulla rimarginate. Per recuperare ci vuole un progetto serio, e facce nuove, non compromesse con la storia passata del PD, che abbiano denunciato quando era tempo il ‘sistema Sesto’ senza riluttanze, che abbiano un’idea di coinvolgimento democratico delle persone, dal basso, e una proposta politica innovativa.
Un Pisapia di livello regionale, più o meno. Per ripetere a quel livello una formula vincente.
A occhio, tocca a Civati, adesso, far vedere che c’è. Con la stessa modalità di Pisapia a suo tempo: non designazione dall’alto, ma costruzione dal basso di un progetto, una leadership, e una squadra. Senza tentennamenti. Con determinazione. Senza compromessi.

Celeste resistenza

Ennesimo arresto al Pirellone. Per contiguità con la ‘ndrangheta, niente meno.
Persino la Lega si sfila, a questo punto: tutto, ma la mafia no…
Formigoni, eroicamente, non demorde: “Non mi dimetto”
E per la prima volta in vita sua trova ispirazione nelle parole di un magistrato, per giunta di Mani Pulite: “Resistere, resistere, resistere…”
Ma non è colpa sua. Non è che non se ne vuole andare. E’ che non si stacca: è avvitato…

Il viale del tramonto di Berlusconi

Il viale del tramonto di Berlusconi, in “Mattino Padova”, “Tribuna Treviso”, “Corriere della Alpi”, 10 ottobre 2012, p.1
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Berlusconi si ritira. Probabilmente non correrà alle prossime elezioni, nel 2013. Così ha detto, stavolta di persona, senza lasciarlo accennare solo al suo luogotenente dimezzato, Alfano. Per salvare l’Italia: come quando, nel 1994, per lo stesso motivo, fece la scelta opposta, decise di scendere in campo, e vinse. Ma non è una notizia. La notizia è che ci stia ancora riflettendo.
Finisce un’epoca, non c’è dubbio. Durata quasi un trentennio: in cui, nel bene e nel male, la figura di Berlusconi ha caratterizzato un’intera stagione italiana. L’età berlusconiana, come la ricorderemo. Non a caso ‘berlusconiano’ è già oggi un aggettivo, che prima ancora che alla politica si applica a un modo di intendere la vita, il lavoro, la cultura, il denaro, il divertimento, i media, le donne, e molte altre cose.
Ma è una stagione già tramontata: affogata negli scandali, e definitivamente affossata dalla crisi. Oggi nessuno ha più voglia di scherzare, e di nascondere la realtà. E se ne vuole uscire. Chiudere con il passato. Tentare di ricostruire, sulle macerie, un futuro diverso. Continua a leggere

La canzone del rott'amatore

Non ho parole.

Avevo scritto un testo, con intento ironico, intitolato “La canzone del rott’amatore” (per inciso: canzone nel senso di canzoniere, di poesia…), e l’ho postato su facebook accompagnato dalla frase “per sorriderci un po’ su…”

Il tutto in un blog che si chiama ‘Contraddetti’, dichiaratamente ispirato a quello spirito caustico che era Karl Kraus, dove ci sono quasi solo battute, aforismi e brevi commenti ironici di attualità politica.

E in poche ore mi sono ritrovato, in un articolo sull’edizione online di un quotidiano nazionale, paroliere di Renzi, niente meno. Autore del testo di una canzone dedicata a lui (che non è nemmeno nominato: nel testo parlo in prima persona, e si tratta della mia persona, non della sua), e alla ricerca di qualcuno che mi scrivesse gli accordi, se possibile.

Ma l’ironia no?

Pensare che tutto era nato da un banale gioco di parola, una sola: la parola “rott’amare”.

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Potere della rete, certo. E sua difficoltà nell’aiutare a contestualizzare, evidentemente. Va bene così: avrei dovuto saperlo, e in realtà lo so, ma non lo si sa mai abbastanza. Un’utile lezione, per uno che insegna nel corso di laurea in scienze della comunicazione… (anche l’autoironia, a questo punto, ci sta)

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Allora, per aiutare a ri-contestualizzare. Trattasi di testo ironico, che gioca sulla parola ‘amo’ (l’Italia, la politica, il Pd, gli elettori di centrosinistra) e ‘rottamo’ (all’inverso: la parte peggiore del Pd, della sua dirigenza, della politica, dell’Italia). Per riassumerla:

Io amo. E quindi rottamo

In definitiva: rott’amo… Continua a leggere

Gli indispensabili: come farne a meno?

Meno male che c’abbiamo quelli con l’esperienza politica… (da un’intervista di D’Alema su “La Stampa” di oggi)
D’Alema voleva tanto lasciare, che c’ha un sacco di appuntamenti ed è sempre in giro, per di più all’estero: ne aveva anche parlato con Bersani. Ma siccome adesso glielo chiede Renzi (eh, mica solo lui, dai, non facciamo i modesti…) ha deciso che resta.
Nella logica della sua precedente intervista su Renzi (“io sì che Clinton l’ho incontrato…”): cicca cicca.
Proprio vero che col tempo si ritorna bambini…

Primarie, pasticciaccio nel PD

in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Messaggero Veneto”, “Corriere delle Alpi”, 5 ottobre 2012, p.1
Il Partito Democratico sta per discutere delle regole delle primarie. Tardi: con la concreta possibilità di produrre regole non condivise quando ormai la partita è in corso. Il rischio di rissa tra tifoserie contrapposte è alto. Ed è un peccato. Perché si poteva fare altrimenti. Chi voleva le primarie, le regole le chiede dalla scorsa primavera: da prima che ci fossero le candidature. Come sarebbe stato giusto: non si inizia un campionato prima di conoscerne le regole del gioco. Ma le voci della ragionevolezza non sono state ascoltate. E così si arriva al pasticcio di oggi. Che ha molte ragioni. Continua a leggere