Indulto, sì: ma dopo…

Ieri, su queste pagine, il collega Giuseppe Mosconi mi ha mosso, senza nominarmi, alcune dure rampogne, per essermi espresso contro l’indulto, così come se ne parla attualmente. L’occasione mi è propizia per chiarire il mio pensiero. Continua a leggere

Imprenditori suicidi sul lavoro: ma non è solo colpa della crisi

Un altro suicidio. Un’altra vittima del lavoro. Un altro piccolo imprenditore, un artigiano, che ha scelto di andarsene. Perché doveva chiudere l’azienda. Perché doveva licenziare i suoi due dipendenti. Senza un solo euro di debiti: solo perché ormai non era in grado di andare avanti, di produrre utili, di pagare stipendi. Continua a leggere

Ius soli: una risposta a Ferdinando Camon

Il 7 agosto è uscito un brutto articolo a firma Ferdinando Camon, contro lo ius soli e in polemica con il ministro Kyenge (tanto che sul “Mattino” di Padova, la “Nuova” di Venezia, la “Tribuna” di Treviso e il “Corriere delle Alpi” si intitolava Ecco perché dico no allo ius soli, mentre sul “Messaggero veneto” il titolo era direttamente contro la Kyenge). Pieno di tristi luoghi comuni, di informazioni erronee, di giudizi da bar sport (qui il link per chi vuol farsene un’idea in proprio: http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2013/08/07/NZ_08_COMM.html?ref=search). Continua a leggere

La famiglia malata. Su qualche caso di cronaca estiva

La famiglia è malata. Un padre ammazza il figlio a coltellate. Una figlia tenta di assassinare il padre a colpi di pistola. Le ‘solite’ violenze di coppia. I ‘soliti’ litigi, sui gradi di libertà ammessi, o per i soldi. Continua a leggere

Ultimo concerto ad Atene: la Grecia, la cultura, e noi

Ieri, in molti hanno fatto girare il video dell’ultimo concerto dell’orchestra sinfonica nazionale greca ( http://www.youtube.com/watch?v=8lNBnAgz0bA ). Di seguito, le riflessioni che mi sono venute: sul perché, come molti altri, ho considerato questa notizia, apparentemente minore, rilevante. Continua a leggere

Storie di piccola, ordinaria criminalità urbana

Arrestati una decina di ragazzi in un quartiere di Padova, la Guizza, implicati in piccoli e meno piccoli atti di violenza nei confronti di altri ragazzi e ragazze, e adolescenti: da anni. Senza che nulla sia cambiato. Senza che nulla veramente sia successo. Una ‘baby gang’ diventata adulta. Questo lo spunto di partenza. Continua a leggere

Bimbo conteso di Cittadella: dov'è lo scandalo

E’ una vergogna. L’abbiamo sentito dire da molti. L’abbiamo detto in molti. Ma cosa, esattamente, è una vergogna? Dove è lo scandalo, davvero?
Non vogliamo entrare nel caso specifico di quello che ormai è passato alla cronaca come “il bimbo conteso di Cittadella”. Né vogliamo parteggiare per l’uno o per l’altro genitore (pochi hanno parteggiato per il figlio), e dire quale è la soluzione giusta. Uno dei problemi di questa vicenda è precisamente che pochi, pochissimi, si sono posti davvero il problema di entrare, professionalmente, e dunque delicatamente, nel caso. Mentre molti sono intervenuti a gamba tesa, pur di dire la propria, di parteggiare, anzi, di tifare per l’uno o per l’altro. Dove il tifo va inteso, etimologicamente, per quello che è: una malattia, una febbre, un offuscamento. Continua a leggere

I messaggi in bottiglia dei suicidi

Un suicidio al giorno. La tragedia è che lo sappiamo, ma abbiamo finito per accettare queste morti come ineluttabili. Non solo quelle di ieri: anche quelle di domani. Che inevitabilmente ci saranno, perché sono frutto di scelte politiche ed economiche, e conseguenza di processi sociali, cui non stiamo cercando risposta. Continua a leggere

Le nuove vittime sul lavoro

Morire di lavoro, o morire sul lavoro, a causa della disperazione da lavoro. Il drammatico tentato omicidio alla banca di Campodarsego, che aveva come obiettivo il direttore della filiale, e come perpetuatore un imprenditore, è l’altra faccia della disperazione che ha portato al suicidio, appena il giorno prima, un imprenditore di Cadoneghe. Continua a leggere

Una generazione senza

I dati Istat sulla disoccupazione (11,2%, ma 36,6% quella giovanile) sono già di per sé un colpo durissimo. Se accoppiati a quelli sull’università (meno 17% gli iscritti all’università negli ultimi 10 anni), pubblicati appena il giorno prima, costituiscono un uno-due micidiale, capace di mandare al tappeto qualsiasi pugile: specie se il pugile in questione sono i giovani, e la loro condizione è già provata da anni di incertezza e di dimagrimento. Continua a leggere