Primo maggio: ieri e oggi. Domani?
Le manifestazioni del Primo Maggio ho cominciato a frequentarle da studente: erano un atto politico tra tanti, per chi si sentiva più o meno impegnato. Nella prima metà degli anni ’80 – e per quasi una decina d’anni – sono diventate anche parte del mio lavoro: facevo, allora, l’operatore sindacale a Milano, e contribuivo alla loro organizzazione. Era ancora un’epoca di grande partecipazione: si respirava l’orgoglio operaio (testimoniato dalla fierezza e la numerosità delle delegazioni delle fabbriche), l’importanza di contarsi e la dignità attribuita al momento; si utilizzava l’occasione per fare il punto sulle relazioni industriali e la situazione politica, con un intento pedagogico (testimoniato dai torrenziali comizi dei leader sindacali e di altri esponenti del mondo della cultura e della politica); e si viveva il clima di festa, che terminava spesso con una mangiata con gli amici e lunghe camminate per tornare a casa in assenza di mezzi pubblici. Il mondo cattolico partecipava anch’esso: l’allora cardinal Martini, in quella che era la festa di San Giuseppe lavoratore, per rispetto della festa sindacale e per non diminuire la partecipazione dei lavoratori cristiani alle manifestazioni, organizzava delle veglie di meditazione la sera del 30 aprile, anch’esse molto partecipate. Continua a leggere
