Celeste resistenza

Ennesimo arresto al Pirellone. Per contiguità con la ‘ndrangheta, niente meno.
Persino la Lega si sfila, a questo punto: tutto, ma la mafia no…
Formigoni, eroicamente, non demorde: “Non mi dimetto”
E per la prima volta in vita sua trova ispirazione nelle parole di un magistrato, per giunta di Mani Pulite: “Resistere, resistere, resistere…”
Ma non è colpa sua. Non è che non se ne vuole andare. E’ che non si stacca: è avvitato…

Il viale del tramonto di Berlusconi

Il viale del tramonto di Berlusconi, in “Mattino Padova”, “Tribuna Treviso”, “Corriere della Alpi”, 10 ottobre 2012, p.1
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Berlusconi si ritira. Probabilmente non correrà alle prossime elezioni, nel 2013. Così ha detto, stavolta di persona, senza lasciarlo accennare solo al suo luogotenente dimezzato, Alfano. Per salvare l’Italia: come quando, nel 1994, per lo stesso motivo, fece la scelta opposta, decise di scendere in campo, e vinse. Ma non è una notizia. La notizia è che ci stia ancora riflettendo.
Finisce un’epoca, non c’è dubbio. Durata quasi un trentennio: in cui, nel bene e nel male, la figura di Berlusconi ha caratterizzato un’intera stagione italiana. L’età berlusconiana, come la ricorderemo. Non a caso ‘berlusconiano’ è già oggi un aggettivo, che prima ancora che alla politica si applica a un modo di intendere la vita, il lavoro, la cultura, il denaro, il divertimento, i media, le donne, e molte altre cose.
Ma è una stagione già tramontata: affogata negli scandali, e definitivamente affossata dalla crisi. Oggi nessuno ha più voglia di scherzare, e di nascondere la realtà. E se ne vuole uscire. Chiudere con il passato. Tentare di ricostruire, sulle macerie, un futuro diverso. Continua a leggere

La canzone del rott'amatore

Non ho parole.

Avevo scritto un testo, con intento ironico, intitolato “La canzone del rott’amatore” (per inciso: canzone nel senso di canzoniere, di poesia…), e l’ho postato su facebook accompagnato dalla frase “per sorriderci un po’ su…”

Il tutto in un blog che si chiama ‘Contraddetti’, dichiaratamente ispirato a quello spirito caustico che era Karl Kraus, dove ci sono quasi solo battute, aforismi e brevi commenti ironici di attualità politica.

E in poche ore mi sono ritrovato, in un articolo sull’edizione online di un quotidiano nazionale, paroliere di Renzi, niente meno. Autore del testo di una canzone dedicata a lui (che non è nemmeno nominato: nel testo parlo in prima persona, e si tratta della mia persona, non della sua), e alla ricerca di qualcuno che mi scrivesse gli accordi, se possibile.

Ma l’ironia no?

Pensare che tutto era nato da un banale gioco di parola, una sola: la parola “rott’amare”.

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Potere della rete, certo. E sua difficoltà nell’aiutare a contestualizzare, evidentemente. Va bene così: avrei dovuto saperlo, e in realtà lo so, ma non lo si sa mai abbastanza. Un’utile lezione, per uno che insegna nel corso di laurea in scienze della comunicazione… (anche l’autoironia, a questo punto, ci sta)

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Allora, per aiutare a ri-contestualizzare. Trattasi di testo ironico, che gioca sulla parola ‘amo’ (l’Italia, la politica, il Pd, gli elettori di centrosinistra) e ‘rottamo’ (all’inverso: la parte peggiore del Pd, della sua dirigenza, della politica, dell’Italia). Per riassumerla:

Io amo. E quindi rottamo

In definitiva: rott’amo… Continua a leggere

Gli indispensabili: come farne a meno?

Meno male che c’abbiamo quelli con l’esperienza politica… (da un’intervista di D’Alema su “La Stampa” di oggi)
D’Alema voleva tanto lasciare, che c’ha un sacco di appuntamenti ed è sempre in giro, per di più all’estero: ne aveva anche parlato con Bersani. Ma siccome adesso glielo chiede Renzi (eh, mica solo lui, dai, non facciamo i modesti…) ha deciso che resta.
Nella logica della sua precedente intervista su Renzi (“io sì che Clinton l’ho incontrato…”): cicca cicca.
Proprio vero che col tempo si ritorna bambini…

Primarie, pasticciaccio nel PD

in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Messaggero Veneto”, “Corriere delle Alpi”, 5 ottobre 2012, p.1
Il Partito Democratico sta per discutere delle regole delle primarie. Tardi: con la concreta possibilità di produrre regole non condivise quando ormai la partita è in corso. Il rischio di rissa tra tifoserie contrapposte è alto. Ed è un peccato. Perché si poteva fare altrimenti. Chi voleva le primarie, le regole le chiede dalla scorsa primavera: da prima che ci fossero le candidature. Come sarebbe stato giusto: non si inizia un campionato prima di conoscerne le regole del gioco. Ma le voci della ragionevolezza non sono state ascoltate. E così si arriva al pasticcio di oggi. Che ha molte ragioni. Continua a leggere

Primarie: quando il tweet rivela un mondo

A volte twitter, nella sua sinteticità, fa venir fuori dei problemi grossi. Illuminandoli con un flash (anzi, un tweet). Problemi irrisolti. In questo caso, di un pezzo di sinistra. Che le innovazioni introdotte dal Pd – in questo caso le primarie – di fondo, non le ha mai capite. E in ogni caso non le ha mai mandate giù. Ci dice molto, questo breve scambio. Della tanto diffusa e talvolta stucchevole diatriba tra il vecchio e il nuovo. Qui è chiarissimo di cosa si tratta.
https://twitter.com/CALentola/status/253868110552104960/photo/1?utm_source=fb&utm_medium=fb&utm_campaign=CALentola&utm_content=253868110552104960

Il Monti bis sarebbe un errore

Il monti bis sarebbe un errore, 2 ottobre 2012, p.1 (“Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere della Alpi”)
Il governo tecnico è stata una necessità: non può diventare un destino. Per questo la scelta di Monti di offrire, con la vetrina di una platea internazionale, la propria disponibilità a rimanere al governo anche dopo le elezioni, è stata un errore grave: che rischia, come già sta accadendo, di appiattire il dibattito politico sul “Monti sì, Monti no”. Mentre il problema vero, se vogliamo rimanere una democrazia, è: come uscire dall’eccezionalità necessaria.
Necessaria: quando questa parentesi sarà finita, il paese ricorderà Monti come un salvatore della patria, come una di quelle ‘riserve della Repubblica’ che sono state così preziose nella storia italiana, prestando i propri civil servants migliori alla politica.
Ma nondimeno eccezione: che non può diventare la norma. In democrazia i governi hanno un mandato popolare: si eleggono, quale che sia il sistema attraverso cui lo si fa. Ipotizzare, già oggi, che le prossime elezioni siano di fatto irrilevanti, e che si debba poi nominare una persona che non è passata per il vaglio elettorale, vuol dire condannare la democrazia italiana alla morte per inedia (perché Monti non ha alcuna intenzione di presentarsi alle elezioni; lo facesse, le cose sarebbero diverse, e sarebbe costretto a cercarsi il consenso, come tutti). Incidentalmente, significa anche far esplodere ulteriormente l’astensionismo, con pericolosi riflessi sulla sostanza della democrazia: perché votare, se tanto dovrà governare un tecnico? E, infine, sarebbe un devastante disincentivo all’autoriforma della politica: perché cambiare politica, modo di farla, regole e facce, se tanto si da poi una delega in bianco al tecnico di turno, e ci si accontenta di lasciarlo governare, continuando a farsi gli affari propri? Continua a leggere

Islam in Tunisia, anno zero?

“Nessun luogo è lontano”, Radio 24, 22 settembre 2012
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Nessun%20luogo%20%E8%20lontano&articolo=tunisia-islam-violenza-film-maometto-ambasciata-americana
podcast disponibile

Quel fortissimo bisogno di appartenere al gruppo (sul tifo calcistico)

http://www.stefanoallievi.it/wp-content/uploads/2012/10/IMG_1504.jpg
intervista, “Il Gazzettino”, 2 ottobre 2012, p.19

Libertà di stampa e democrazia (a proposito dei giornalisti arrestati a Cuba. E d'altro)

L’informazione alimenta la libertà, in “Messaggero Veneto”, 30 settembre 2012, p.1
“Un giornale è un testimone, non soltanto un raccattatoio di notizie”, diceva lo scrittore e giornalista Guido Morselli. La vicenda dell’arresto di quattro giornalisti italiani, tra cui l’inviato del Messaggero Veneto Domenico Pecile, a seguito del loro lavoro di testimoni dell’omicidio di Lignano, e di inchiesta su di esso, mostra che non sempre quello del testimone è un mestiere agevole.
I quattro reporter avevano appena intervistato Reiver, il fratello di Lisandra, rea confessa complice dell’omicidio dei coniugi Burgato, in quel di Cuba. Un paradiso esotico, certo, ma anche un paese tuttora chiuso, dittatoriale al suo interno, lontano dagli standard della democrazia occidentale, per non dire da quelli della libera stampa e del dissenso politico e intellettuale.
Ma l’arresto dei quattro, anche se poi rilasciati dopo qualche ora di interrogatorio (non prima tuttavia di aver cancellato le tracce del loro lavoro, ripulendo le schede di memoria delle macchine fotografiche e delle cineprese, e sequestrando i cellulari), sorprende. Anche perché non stavano indagando sui punti deboli di ogni regime totalitario – il dissenso politico o le inchieste sul funzionamento reale del paese, sulla sua povertà e le sue iniquità, magari sui suoi intellettuali e giornalisti in galera – ma su un fatto di cronaca nera, accaduto per giunta in un altro paese, nella lontana Italia. Continua a leggere