Grazie Rosy

Ieri sera, per la prima volta da molto tempo, Rosy Bindi mi ha dato delle belle soddisfazioni.
Sì, perché mostrando in diretta, commentando i risultati del primo turno delle primarie, la sua ottusità ideologica, la sua parzialità ossessiva, la sua fastidiosa pregiudizialità, la gratuità dei suoi insulti a una parte significativa del PD e all’intelligenza dei suoi iscritti ed elettori, si è di fatto autosospesa dalla presidenza del Partito Democratico. Continua a leggere

Zanonato e Schettino

Sono rimasto molto colpito dall’intervista del sindaco Zanonato sulle primarie, rilasciata al “Mattino”.
Non per la sua scelta a favore di Bersani, del tutto ovvia e ampiamente conosciuta: una non notizia.
Non per l’analisi politica. Condivisibile o meno, ricalca schemi anch’essi noti.
La cosa che più mi ha colpito è un’altra. E la dico dopo una doverosa premessa: che sono arcistufo della propaganda ‘contro’ Continua a leggere

Israele, Gaza e noi

Come due pugili suonati, imbolsiti, ma incapaci di fare altro da quel che hanno sempre fatto, israeliani e palestinesi hanno ricominciato a darsi botte, sul solito ring. Con i soliti morti e le solite distruzioni. Il solito copione, risultato del solito match, programmato a intervalli quasi regolari da oltre mezzo secolo: in cui il pubblico, al solito, sostiene con veemenza il proprio campione. Continua a leggere

Un appello al voto: per cambiare davvero

L’Italia si trova alla vigilia di un cambiamento di vitale importanza.
Il governo tecnico ha svolto una fondamentale opera di transizione. Ma presto la politica dovrà tornare a guidare il Paese. Un Paese ferito, schiacciato e umiliato dalle macerie materiali, politiche e morali che la Seconda Repubblica gli ha lasciato in eredità. Un Paese quindi da ricostruire, offrendogli un segnale di speranza, un orizzonte di riferimento, una visione propositiva e obiettivi concretamente raggiungibili. Continua a leggere

La protesta europea. E i suoi perché

Quel rumore sordo a cui dobbiamo abituarci, in “Il Piccolo Trieste”, 15 novembre 2012, p. 1 (anche La protesta e la possibile via d’uscita, in “Messaggero Veneto”, p.1, e Protesta con solide ragioni, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, p.1)
Torna la mobilitazione. Torna la protesta. Torna la piazza. In vari paesi d’Europa, e con maggiore incisività in quella che sta pagando il prezzo più alto della crisi, l’Europa mediterranea. Ma non sono le masse. Non è il popolo. E non è la rivolta. Non da noi, almeno. Sono alcune categorie, alcuni sindacati, alcuni studenti. Ed è solo una manifestazione.
Questo, un po’, sorprende. Continua a leggere

Un messaggio positivo, e uno strano pantheon. Il dibattito tra i candidati alle primarie

Primarie in Tv. Sugli schermi sogni e radici, in “Mattino Padova”, 14 novembre 2012, p. 1 (anche “Tribuna Treviso”, “Nuova Venezia”, Corriere delle Alpi”)
Forse avremmo preferito un confronto più cattivo. Un po’ più all’americana. Più coraggioso e incisivo nei cazzotti all’avversario. Più esplicito ed efficace nelle proposte in positivo. Ma è andata. Il confronto televisivo dei candidati del centrosinistra alle primarie è stato comunque un passo avanti: un elemento di maturazione della politica. Continua a leggere

Il pantheon del centrosinistra

Questa cosa del pantheon di centrosinistra, come emerso dal dibattito tra i candidati alle primarie, mi ha fatto riflettere.
Cominciamo ridendoci sopra:

Però è un interrogativo reale. Che, di primo acchito, ha fatto un po’ rimpiangere i ‘ma anche’ di Veltroni. Continua a leggere

Recensione a "Il giorno dopo" e "Pubblico e privato"

Cos’è successo quella notte? La notte prima de “Il giorno dopo”? Che è una raccolta di poesie di Stefano Allievi, sociologo all’Università di Padova, qui spogliato di cattedra e studenti, verrebbe da dire spogliato di allievi.  Perché in quella notte quest’uomo è tornato nudo, come si nasce. Lui è tornato nudo perché è rinato. Non sappiamo come, e più profondamente non sappiamo perché. Ma è successo e quello che quest’uomo nuovo comunica  con apparente tranquillità ma in realtà con una foga carsica è uno smisurato entusiasmo. L’entusiasmo di chi ha visto molto, ma oggi, il giorno dopo, ha occhi nuovi. Non può dimenticare il passato, ma il presente non può più essere ripetizione del passato. Che notte, quella notte.
La nostra curiosità non deve indirizzarsi sulla causa della resurrezione (ma era proprio morto, prima?), comunque della renovatio: ma sui suoi effetti. E per un motivo semplice, che potrebbe capitare anche a noi.  Allora sarebbe gioia, come quella che con equilibrio e insieme travaglio, sboccia da questi versi, anche quando sono dolenti, riflessivi. Ma percorsi da un’energia vitale, fosse anche un’indignata stanchezza, che è magma vivo, accavallarsi di pulsioni. Tutto si agita, si intride senza arrivare a confondersi in questo magma dove di nuovo ribolle vita con tutti i suoi sentimenti: l’amore e la delusione, la rabbia e il distacco, la serenità ritrovata e l’impulso all’impegno. Niente è fermo, in quest’uomo nuovo.
Così leggiamo poesia civile, che vuol dire denuncia dello scandalo, dei riti vuoti della politica, disamina diretta e senza astruserie delle falsità e dei fallimenti: è consapevolezza, non rivoluzione. Una consapevolezza che, prima del giorno dopo, forse era meno chiara, meno certa. Ma adesso quest’uomo ride di una contentezza interiore che gli fa affrontare tutto: soprattutto le cose che non vanno, quelle che sfuggono ad una logica che dovrebbe essere. “E’ misura, la legge delle cose”. Dentro a questa misura c’è la ragione, e c’è anche Dio, che per Allievi non è contraddizione, e si intuisce necessario come la ragione, problematico come la stessa ragione è capace di essere. La consapevolezza percorsa da un entusiasmo positivo non risolve tutto, pone altre domande, ma ora si ha la forza di prendere posizione, di non essere particella amorfa, insulsa, magari programmata. Toh, rispunta l’io: che c’era, ma si è dato una rilucidata, e torna capace di proprie idee, e le dice a voce alta, senza gridare, ma nemmeno senza soffocarle o sussurrarle. “E’ tornata la vita. Se era scappata, chi non l’ha inseguita?”. La vita torna, che vuol dire coscienza e voglia. E la voce adesso è la poesia, che è musica in casa, silenzio nella festa di parole sul Moleskine, interiorità che esce, e passione, gusto, amore, termini velati di nebbia nella vita precedente. Un entusiasmo dagli effetti inaspettati: “La poesia è erotica, si sente nei calzoni”, e per fortuna che li portano anche moltissime donne, sennò non vale. Ma insomma è un canto: “splendi, atmosfera”.
Ma Stefano Allievi, anche se un po’ vorrebbe, non è san Francesco: il suo canto non diventa cantico, affronta le ombre del nostro mondo, interroga le ombre della divinità. E’ costante il bisogno di Dio, un dio proprio, mal interpretato dalla Chiesa, non in concorrenza con la ragione: “Fede vuole ragioni, ragione spesso crede”. Ma anche “Fede, opere: non c’è contraddizione. Opera, fede, il resto è divisione”. E’ un credente che scrive, che tenta di conciliare, e non vorremmo mai che qualche solerte interprete ciellino sventolasse questi versi come una bandiera, non si sa mai. Le idee, le domande su Dio sono di una sofferta sincerità: “Dio dei conflitti dimettiti, spogliati, nasconditi”. Sono due righe del secondo libro di poesie che Stefano Allievi pubblica insieme al primo. Questa volta il titolo è “Pubblico e privato” e come si intuisce la voglia di dire investe in egual misura le due sfere. “Pubblico e privato” è la stessa vita riscoperta, ma l’urgenza della nuova nascita lascia posto all’analisi e alla riflessione. Qui, più poesia in senso tradizionale, con i temi del sentire, degli affetti, ma anche del mondo circostante declinati cercando una sorta di saggezza. C’è la costante spinta a snidare falsità, a togliere le incrostazioni del superfluo (le cento riunioni in cui non si riesce più ad ascoltare, ma che servono a percepire l’inconsistenza dei personaggi), a cercare una sostanza che, ovunque ti giri, sembra sepolta, inarrivabile. Peggio, inesistente. La persona sembra sparire: esistono simili, consorterie, ordini. I politici, i preti, i professori: accomunati dagli interessi, dai riti dovuti, dalle cose di sempre e non da un pensiero individuale. Solo l’amore fa tornare in primo piano la persona: ecco la compagna di vita, moglie moglie perché sposata due volte, centro di riferimento e in fondo motore di molti di questi versi. La passione amorosa vive di profondità evidenti ma altrettanto forte è la passione civile. Se nel primo volumetto l’invettiva finale (la serie infinita di “basta”) è un concentrato di sopportazione giunta al limite, in “Pubblico e privato” la disillusione per come va il mondo, per com’è la gente che lo fa andare così sono concetti sparsi tra le pagine, e comunque discorso ininterrotto. Con spritz di quasi umorismo: “i partiti: più cacciati che partiti”. “Impreciso, incondiviso il fine ultimo. Il penultimo idem”.
Insomma, Stefano Allievi è un poeta-cittadino. Abiura l’enfasi, scrive all’indicativo concetti poco interpretabili perché subito comprensibili, diretti: perché se la parola può diventar regina, l’idea è comunque imperatrice, come la poesia, cioè il concetto di poesia. L’ultimo esempio: “Si è soli anche là fuori / nella gabbia comune / quando non sappiamo come uscirne / e solo aspettiamo il custode / all’ora giusta, con quel poco di cibo”. Con quel poco di cibo. Allora, non è mai finita.
Paolo Coltro, I versi di sdegno civile del cittadino Allievi. Il sociologo pubblica due volumetti in contemporanea, in “Il Mattino di Padova”, “La Tribuna di Treviso”, “La Nuova Venezia”, “Il corriere delle Alpi”, 10 novembre 2012, p. 50

Pubblico e privato. Poesie civili e incivili

copertina “Pubblico e privato”
“pubblico e privato. poesie civili e incivili – testo pdf”