La protesta europea. E i suoi perché

Quel rumore sordo a cui dobbiamo abituarci, in “Il Piccolo Trieste”, 15 novembre 2012, p. 1 (anche La protesta e la possibile via d’uscita, in “Messaggero Veneto”, p.1, e Protesta con solide ragioni, in “Mattino Padova”, “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, p.1)
Torna la mobilitazione. Torna la protesta. Torna la piazza. In vari paesi d’Europa, e con maggiore incisività in quella che sta pagando il prezzo più alto della crisi, l’Europa mediterranea. Ma non sono le masse. Non è il popolo. E non è la rivolta. Non da noi, almeno. Sono alcune categorie, alcuni sindacati, alcuni studenti. Ed è solo una manifestazione.
Questo, un po’, sorprende. Continua a leggere

Un messaggio positivo, e uno strano pantheon. Il dibattito tra i candidati alle primarie

Primarie in Tv. Sugli schermi sogni e radici, in “Mattino Padova”, 14 novembre 2012, p. 1 (anche “Tribuna Treviso”, “Nuova Venezia”, Corriere delle Alpi”)
Forse avremmo preferito un confronto più cattivo. Un po’ più all’americana. Più coraggioso e incisivo nei cazzotti all’avversario. Più esplicito ed efficace nelle proposte in positivo. Ma è andata. Il confronto televisivo dei candidati del centrosinistra alle primarie è stato comunque un passo avanti: un elemento di maturazione della politica. Continua a leggere

Il pantheon del centrosinistra

Questa cosa del pantheon di centrosinistra, come emerso dal dibattito tra i candidati alle primarie, mi ha fatto riflettere.
Cominciamo ridendoci sopra:

Però è un interrogativo reale. Che, di primo acchito, ha fatto un po’ rimpiangere i ‘ma anche’ di Veltroni. Continua a leggere

Recensione a "Il giorno dopo" e "Pubblico e privato"

Cos’è successo quella notte? La notte prima de “Il giorno dopo”? Che è una raccolta di poesie di Stefano Allievi, sociologo all’Università di Padova, qui spogliato di cattedra e studenti, verrebbe da dire spogliato di allievi.  Perché in quella notte quest’uomo è tornato nudo, come si nasce. Lui è tornato nudo perché è rinato. Non sappiamo come, e più profondamente non sappiamo perché. Ma è successo e quello che quest’uomo nuovo comunica  con apparente tranquillità ma in realtà con una foga carsica è uno smisurato entusiasmo. L’entusiasmo di chi ha visto molto, ma oggi, il giorno dopo, ha occhi nuovi. Non può dimenticare il passato, ma il presente non può più essere ripetizione del passato. Che notte, quella notte.
La nostra curiosità non deve indirizzarsi sulla causa della resurrezione (ma era proprio morto, prima?), comunque della renovatio: ma sui suoi effetti. E per un motivo semplice, che potrebbe capitare anche a noi.  Allora sarebbe gioia, come quella che con equilibrio e insieme travaglio, sboccia da questi versi, anche quando sono dolenti, riflessivi. Ma percorsi da un’energia vitale, fosse anche un’indignata stanchezza, che è magma vivo, accavallarsi di pulsioni. Tutto si agita, si intride senza arrivare a confondersi in questo magma dove di nuovo ribolle vita con tutti i suoi sentimenti: l’amore e la delusione, la rabbia e il distacco, la serenità ritrovata e l’impulso all’impegno. Niente è fermo, in quest’uomo nuovo.
Così leggiamo poesia civile, che vuol dire denuncia dello scandalo, dei riti vuoti della politica, disamina diretta e senza astruserie delle falsità e dei fallimenti: è consapevolezza, non rivoluzione. Una consapevolezza che, prima del giorno dopo, forse era meno chiara, meno certa. Ma adesso quest’uomo ride di una contentezza interiore che gli fa affrontare tutto: soprattutto le cose che non vanno, quelle che sfuggono ad una logica che dovrebbe essere. “E’ misura, la legge delle cose”. Dentro a questa misura c’è la ragione, e c’è anche Dio, che per Allievi non è contraddizione, e si intuisce necessario come la ragione, problematico come la stessa ragione è capace di essere. La consapevolezza percorsa da un entusiasmo positivo non risolve tutto, pone altre domande, ma ora si ha la forza di prendere posizione, di non essere particella amorfa, insulsa, magari programmata. Toh, rispunta l’io: che c’era, ma si è dato una rilucidata, e torna capace di proprie idee, e le dice a voce alta, senza gridare, ma nemmeno senza soffocarle o sussurrarle. “E’ tornata la vita. Se era scappata, chi non l’ha inseguita?”. La vita torna, che vuol dire coscienza e voglia. E la voce adesso è la poesia, che è musica in casa, silenzio nella festa di parole sul Moleskine, interiorità che esce, e passione, gusto, amore, termini velati di nebbia nella vita precedente. Un entusiasmo dagli effetti inaspettati: “La poesia è erotica, si sente nei calzoni”, e per fortuna che li portano anche moltissime donne, sennò non vale. Ma insomma è un canto: “splendi, atmosfera”.
Ma Stefano Allievi, anche se un po’ vorrebbe, non è san Francesco: il suo canto non diventa cantico, affronta le ombre del nostro mondo, interroga le ombre della divinità. E’ costante il bisogno di Dio, un dio proprio, mal interpretato dalla Chiesa, non in concorrenza con la ragione: “Fede vuole ragioni, ragione spesso crede”. Ma anche “Fede, opere: non c’è contraddizione. Opera, fede, il resto è divisione”. E’ un credente che scrive, che tenta di conciliare, e non vorremmo mai che qualche solerte interprete ciellino sventolasse questi versi come una bandiera, non si sa mai. Le idee, le domande su Dio sono di una sofferta sincerità: “Dio dei conflitti dimettiti, spogliati, nasconditi”. Sono due righe del secondo libro di poesie che Stefano Allievi pubblica insieme al primo. Questa volta il titolo è “Pubblico e privato” e come si intuisce la voglia di dire investe in egual misura le due sfere. “Pubblico e privato” è la stessa vita riscoperta, ma l’urgenza della nuova nascita lascia posto all’analisi e alla riflessione. Qui, più poesia in senso tradizionale, con i temi del sentire, degli affetti, ma anche del mondo circostante declinati cercando una sorta di saggezza. C’è la costante spinta a snidare falsità, a togliere le incrostazioni del superfluo (le cento riunioni in cui non si riesce più ad ascoltare, ma che servono a percepire l’inconsistenza dei personaggi), a cercare una sostanza che, ovunque ti giri, sembra sepolta, inarrivabile. Peggio, inesistente. La persona sembra sparire: esistono simili, consorterie, ordini. I politici, i preti, i professori: accomunati dagli interessi, dai riti dovuti, dalle cose di sempre e non da un pensiero individuale. Solo l’amore fa tornare in primo piano la persona: ecco la compagna di vita, moglie moglie perché sposata due volte, centro di riferimento e in fondo motore di molti di questi versi. La passione amorosa vive di profondità evidenti ma altrettanto forte è la passione civile. Se nel primo volumetto l’invettiva finale (la serie infinita di “basta”) è un concentrato di sopportazione giunta al limite, in “Pubblico e privato” la disillusione per come va il mondo, per com’è la gente che lo fa andare così sono concetti sparsi tra le pagine, e comunque discorso ininterrotto. Con spritz di quasi umorismo: “i partiti: più cacciati che partiti”. “Impreciso, incondiviso il fine ultimo. Il penultimo idem”.
Insomma, Stefano Allievi è un poeta-cittadino. Abiura l’enfasi, scrive all’indicativo concetti poco interpretabili perché subito comprensibili, diretti: perché se la parola può diventar regina, l’idea è comunque imperatrice, come la poesia, cioè il concetto di poesia. L’ultimo esempio: “Si è soli anche là fuori / nella gabbia comune / quando non sappiamo come uscirne / e solo aspettiamo il custode / all’ora giusta, con quel poco di cibo”. Con quel poco di cibo. Allora, non è mai finita.
Paolo Coltro, I versi di sdegno civile del cittadino Allievi. Il sociologo pubblica due volumetti in contemporanea, in “Il Mattino di Padova”, “La Tribuna di Treviso”, “La Nuova Venezia”, “Il corriere delle Alpi”, 10 novembre 2012, p. 50

Pubblico e privato. Poesie civili e incivili

copertina “Pubblico e privato”
“pubblico e privato. poesie civili e incivili – testo pdf”

Perché voterò per Matteo Renzi

La mia scelta per le primarie
Perché voterò per Matteo Renzi

Questo documento ha uno scopo solo: motivare, innanzitutto a me stesso, e spiegare, la mia scelta. Per questo è lungo, certamente troppo, per essere un manifesto politico: e infatti non lo è. Vuole aiutare a far capire, non lanciare anatemi o dichiarare appartenenze. Non procede per slogan, perché si sottrae alla logica delle opposte tifoserie e degli schieramenti. Vuole ragionare e far ragionare: non pretende, naturalmente, di convincere i già convinti, tanto meno i professionisti dello schieramento a prescindere. Forse può aiutare a far riflettere gli indecisi, o quelli che, prima di dare e darsi le risposte, ponderano bene le domande da fare e da farsi. Lo deposito in rete: dove potrà muovere qualche discussione, o riposare in pace.
Continua a leggere

Bersani e Renzi, tra Grillo e UDC

Bersani, Renzi, e le mosse di UDC e Grillo, in “Il Mattino”, 9 novembre 2012, p.1 (anche “Nuova Venezia”, “Tribuna Treviso”, “Corriere delle Alpi”, e “Messaggero Veneto” Non a caso Grillo prende di mira Renzi)
Dall’affossamento della legge contro l’omofobia, al cambio in corsa sulla legge elettorale (entrambe votate insieme a PDL e Lega negli ultimi giorni), rischia di essere l’UDC il convitato di pietra delle primarie del centrosinistra. Perché il leader del PD, Bersani, con Casini ci vorrebbe costruire l’alleanza, e ci ha giocato il suo progetto politico, ricevendo in questo periodo uno schiaffo al giorno. Il suo principale rivale, Renzi, vorrebbe invece correre in proprio: allearsi con gli italiani, come sostiene.
La differenza tra la tradizionale politica delle alleanze di Bersani, e l’azzardo di Renzi, non potrebbe essere più netta. Anche perché guarda altrove, in realtà. A un’altra partita, e all’altro vero convitato di pietra, il più pesante elettoralmente: Grillo, e il possibile recupero dell’astensionismo e della protesta antipolitica. Continua a leggere

Grillo vs. Renzi

Il vero rivale di Grillo è il “rottamatore” Renzi, in “Il Piccolo”, 7 novembre 2011, p.1
Beppe Grillo è abituato ad attaccare la casta: tutta intera, senza distinzioni. Con Matteo Renzi, ultimamente, fa eccezione: lo attacca personalmente, direttamente. E c’è un motivo: che con la simpatia o antipatia c’entra poco, ma c’entra molto con l’interesse elettorale. Continua a leggere

Le primarie e il 'caso Renzi'

C’è un ‘caso Renzi’, in queste primarie. Lo mostrano molti fattori. Da un lato la sua crescente popolarità, un fenomeno politico di per sé significativo, che andrebbe indagato anche per le implicazioni che vanno oltre lo stesso Renzi, e che comunque vadano le cose avrà delle conseguenze di rilievo sul futuro quadro politico del paese. Dall’altro le reazioni dell’establishment del PD (ma anche degli altri partiti, che temono i propri potenziali Renzi interni: e anche di chi vorrebbe il monopolio della battaglia contro la casta, come Grillo, che non a caso ha cominciato ad attaccarlo personalmente), e una certa visceralità delle posizioni contro di lui espresse in rete e altrove. Continua a leggere