Il pantheon del centrosinistra

Questa cosa del pantheon di centrosinistra, come emerso dal dibattito tra i candidati alle primarie, mi ha fatto riflettere.
Cominciamo ridendoci sopra:

Però è un interrogativo reale. Che, di primo acchito, ha fatto un po’ rimpiangere i ‘ma anche’ di Veltroni.
Un non praticante – e che onestamente lo dice – come Bersani, che sceglie Papa Giovanni. Per la capacità di cambiare rassicurando. Sullo stesso tema avrebbe potuto citare il Mitterrand della ‘force tranquille’, invece niente. Tenero, per i meno giovani: il “portate ai vostri bambini la carezza del Papa…”, in apertura di concilio. Ma decisamente inusuale come riferimento politico. C’è da domandarsi cosa ne avranno pensato i suoi sostenitori. Ma come, almeno Berlinguer?
Un’icona della sinistra con venature più radicali e antisistema, come Vendola, che indica Carlo Maria Martini. Un riferimento più intellettualmente raffinato, anche per i motivi indicati: la capacità di mettersi in discussione, lo stare sempre sulla frontiera più avanzata della riflessione sociale e culturale. Ma anche qui ci si interroga sull’effetto di spiazzamento dei suoi supporter. E infatti in rete se ne è già vista qualche traccia. Alla fine, i leader che si accreditano come più di sinistra, citano rispettivamente un papa e un cardinale. E poi dicono dell’invadenza ecclesiale… Ma se è la sola a produrre maestri ed esempi?
Renzi cita Nelson Mandela e Lina, una giovane blogger tunisina. Forse un po’ esotico, ma significativo, e più adatto a rappresentare il cambiamento, rispetto ai precedenti, il primo: almeno ha fatto il politico, e ha cambiato – anzi, rivoluzionato, ma pacificamente – un paese. Mentre è suonato troppo artificioso, costruito a tavolino, il riferimento alla seconda.
Puppato ha citato Tina Anselmi e Nilde Jotti. Alla prima è stata paragonata da alcuni suoi supporter: con qualche entusiasmo. Ma la provenienza, anche territoriale, è quella, e la cosa ha un senso. Mentre la seconda non è proprio il simbolo del nuovo che avanza. Una donna in politica, certo, rigorosa, ai tempi in cui non erano molte. Non andremmo oltre.
Tabacci cita De Gasperi e Marcora. Rivolto al passato da cui proviene: ma De Gasperi almeno è esempio chiaro e noto, Marcora i più, specie i più giovani, non sanno chi sia.
E c’è da domandarsi, in prima persona: se avessi vent’anni, che stimoli potrei trarre da questi riferimenti e da questi richiami? Quale ispirazione all’impegno politico, quale spinta al cambiamento del paese? Quali mi coinvolgerebbero davvero? Con quanta passione? E forse qui c’è davvero materia di riflessione, per il centrosinistra italiano. Su dove sono le sue radici. E quali sono i suoi sogni.
Intanto, forse è un gioco in cui dovremmo esercitarci anche noi. Magari scopriremmo di essere fin troppo prevedibili, e meno originali di quelli che critichiamo. O al contrario anche troppo esotici e elitisti. Ci farebbe capire come è difficile, oggi, condividere dei simboli, dei riferimenti. In politica più che altrove.