Immigrazione: una ragionevole proposta

L’Europa rischia di crollare: non sotto il peso delle migrazioni, ma delle sue contraddizioni interne a proposito di esse. Un’area geopolitica di 512 milioni di abitanti sta perdendo la sua anima, e la sua razionalità, intorno alla questione di come gestire un flusso annuo attuale di 2-300.000 persone, e come creare politiche che vadano verso la soluzione del problema alla fonte. Continua a leggere

Ora che il nuovo politically correct è diventato il cattivismo…

Siamo rimasti spiazzati. Ci avevano spiegato così tante volte in questi anni che non se ne poteva più del buonismo imperante e del politically correct, che da quando il nuovo politically correct (dominante e al potere) è diventato il cattivismo, ci pervade una discreta inquietudine, e forse un po’ di angoscia. Continua a leggere

Destini incrociati: migrazioni e interdipendenza

Se c’è una ricaduta positiva dell’attuale crisi dei richiedenti asilo, è che ci ricorda quanto siamo interdipendenti, nel bene e nel male. Quanto il destino degli uni dipende da quello degli altri: e a livello globale, non solo locale. Continua a leggere

Il ritorno del nazionalismo, e la sua forza

Le reazioni tonitruanti all’ipocrisia e alle parole di Macron e della Francia sui migranti (che condivido, eh, ci mancherebbe…), così come al doppio registro di Sanchez e della Spagna (“non possono darci lezioni!” – ed è vero), la loro trasversalità e coralità, il fatto che Francia e Spagna ridiventino termini ‘sostanzialisti’, come se fossero cose e fossero rappresentate da (o più fortemente ancora, identificate con) i loro leader politici (come se noi fossimo identificati – una cosa sola – con Conte, o più probabilmente con Salvini…), ci fanno vedere con chiarezza la forza del linguaggio nazionalista, e la nostra debolezza di fronte ad esso. Continua a leggere

Il credito: il ruolo delle banche, tra credenti e creduloni

Il credito è una cosa seria. Imparentata, per giunta, con consanguinei altrettanto seri e importanti: stima, reputazione, fiducia. Insieme, fanno buona parte del vocabolario economico, delle sue espressioni più significative. Da fiducia (parola cugina di fede, come credito lo è del credere: dotata di un’aura di sacralità, quindi) deriva il fido bancario e la fidejussione; da stima l’estimo e lo stimare inteso come determinare il valore di qualcosa; reputazione deriva da putare, fare i conti, come imputare e computare; da credito, infine, parola in sé cruciale del linguaggio economico, deriva la credenziale e il creditore. Continua a leggere

Farah e le altre: ciò che serve, ciò che non serve

La vicenda di Farah, la ragazza diciannovenne di Verona appena tornata dal Pakistan, dove era stata portata dalla famiglia, e da dove ha chiesto di essere riportata in Italia, ci è utile, per parlare di vicende che non sono la norma, ma sono gravi, si ripetono, e vanno affrontate. Continua a leggere

Immigrati: cosa farà (o non farà) il nuovo governo

L’immigrazione è un tema popolare, che ha spostato molti voti in queste elezioni, e a cui il governo Lega M5S vorrà rispondere rapidamente, almeno con alcuni segnali simbolici. Anche perché è un tema politicamente facile, dato che, non votando, gli immigrati non possono causare alcuna perdita di consenso futuro. Continua a leggere

Il nuovo governo e l'immigrazione

Al netto delle schermaglie delle ultime ore sul candidato premier, se il governo Lega-M5S andrà in porto, dovrà affrontare di petto le questioni per cui i due partiti hanno ricevuto la fiducia degli italiani, a cominciare dall’economia e dal lavoro. Ma c’è una questione simbolica, che ha giocato un ruolo molto importante nello spostare voti dall’uno all’altro schieramento, ed è quella dell’immigrazione. Non a caso ha occupato il mondo dell’informazione in maniera sproporzionata fino al giorno delle elezioni, salvo sparire dal giorno dopo. Proviamo a vederne alcuni aspetti, e le loro ricadute locali. Continua a leggere

Come ci cambia la mobilità (anche al netto delle migrazioni…)

Se facciamo pari a 24 ore la storia dell’umanità, per 23 ore e 55 minuti siamo stati nomadi, e solo per 5 minuti sedentari. Oggi stiamo ritornando ad essere nomadi: o almeno un po’ più nomadi di prima – noi, e il mondo in cui viviamo. Tutto si muove di più, più in fretta, e a minor costo – tanto da collocarci all’interno di quella che è stata chiamata una “rivoluzione mobiletica”, che accompagna, rafforza e accelera quella industriale e tecnologica. Si muovono rapidissimamente informazioni (quelle, addirittura, a costo zero e in tempo reale), idee, merci, denaro (anche quello, ormai dematerializzato, digitale, si muove in tempo reale: espressione vagamente surreale con cui identifichiamo un processo piuttosto irreale…) e persone (quelle, un po’ meno, o solo alcune: quelle nate con il passaporto giusto. E che, come gli italiani, possono andarsene in 161 paesi del mondo senza chiedere il visto. Per quelli nati dalla parte sbagliata della storia e della geografia le cose stanno diversamente: 25 paesi un afghano, 28 un irakeno, 29 un pakistano… E sono quelli dove probabilmente non gli interessa andare). Continua a leggere

Norma Cossetto: le foibe e la politica senza qualità

Se c’è un argomento su cui dovrebbe essere insensato scrivere un editoriale, è quello della polemica sulle foibe che è montata in quel di Padova. Le foibe ci sono state? Sì. Si possono censurare i libri? No. Ognuno è libero di manifestare la sua opinione? Sì. Si possono usare le istituzioni a proprio uso e consumo? In teoria no, ma lo fanno tutti. Si può rispondere ad un argomento con un altro argomento? Sì, e sarebbe meglio che rispondere alle sciocchezze con altre sciocchezze. Perché allora ne parliamo? Perché è un esempio di stupidità politica, cecità ideologica, e di uso strumentale della storia, che vorremmo non si ripetesse. Continua a leggere