Il nuovo governo e l'immigrazione

Al netto delle schermaglie delle ultime ore sul candidato premier, se il governo Lega-M5S andrà in porto, dovrà affrontare di petto le questioni per cui i due partiti hanno ricevuto la fiducia degli italiani, a cominciare dall’economia e dal lavoro. Ma c’è una questione simbolica, che ha giocato un ruolo molto importante nello spostare voti dall’uno all’altro schieramento, ed è quella dell’immigrazione. Non a caso ha occupato il mondo dell’informazione in maniera sproporzionata fino al giorno delle elezioni, salvo sparire dal giorno dopo. Proviamo a vederne alcuni aspetti, e le loro ricadute locali. Continua a leggere

L'assemblea del PD: il surrealismo al potere

Grazie alla sempre benemerita Radio Radicale ascolto in diretta, mentre guido, l’inizio dell’assemblea del Partito Democratico: quella che doveva discutere e decidere sul congresso e sul partito, dopo la storica batosta delle ultime elezioni. Continua a leggere

Comunque la si pensi…

Comunque la si pensi, in qualunque modo si sia votato, abbiamo il governo che era giusto avere in una democrazia. Ogni altro tipo di soluzione sarebbe stata un errore.
La proposta del presidente Mattarella aveva e ha un senso, di fronte allo stallo. Di fronte ad un accordo, quale che sia, con una maggioranza, quale che sia, in una logica democratica, non si può che accettare quanto accade, sapendo che è la soluzione migliore – o, comunque, l’unica – per il paese. Anche dovesse portarci a una situazione peggiore.
E sono molto sciocche, e molto infantili, le prese di posizione di chi in queste ore accusa l’uno o l’altro per i mancati accordi tra altre forze politiche (ad esempio tra M5S e PD). Ancora più sciocche e infantili se vengono da parte di chi, fuori dai giochi, non è mai stato interlocutore di nessuno, perché non conta niente: non per cattiveria degli altri, ma per scelta degli elettori.
Questo hanno scelto gli elettori. E questo abbiamo. Ed è giusto così.

La crisi politica: il silenzio dei territori e degli eletti

La Repubblica (dicono la terza, anche se sembra la prima, o ancora prima…) sta vivendo uno dei suoi momenti più surreali. Al netto di quanto accadrà con il tentativo di intesa delle prossime ore. Forse non dei più critici (siamo stati anche peggio, dopo tutto): ma certamente dei più incomprensibili. A metà strada tra la catastrofe istituzionale e il varietà politico: una specie di Bagaglino in cui si ride ancora meno (non c’è nulla da ridere, del resto, nell’assistere allo sfascio della nostra capacità di gestire la cosa pubblica), ma in compenso si ha più tempo per domandarsi come diavolo è possibile che la nota dominante dello spettacolo – privo di trama: tutto dilettantismo e improvvisazione – sia solo lo stare al centro della scena dei protagonisti, con l’infantile convinzione di essere indispensabili e una spasmodica ricerca di attenzione, ma senza un perché. Continua a leggere

Norma Cossetto: le foibe e la politica senza qualità

Se c’è un argomento su cui dovrebbe essere insensato scrivere un editoriale, è quello della polemica sulle foibe che è montata in quel di Padova. Le foibe ci sono state? Sì. Si possono censurare i libri? No. Ognuno è libero di manifestare la sua opinione? Sì. Si possono usare le istituzioni a proprio uso e consumo? In teoria no, ma lo fanno tutti. Si può rispondere ad un argomento con un altro argomento? Sì, e sarebbe meglio che rispondere alle sciocchezze con altre sciocchezze. Perché allora ne parliamo? Perché è un esempio di stupidità politica, cecità ideologica, e di uso strumentale della storia, che vorremmo non si ripetesse. Continua a leggere

L'analisi del voto: luoghi comuni da sfatare

Nella lettura del voto rischiano di passare per dei dati alcuni luoghi comuni che sono, invece, fuorvianti: proviamo a esaminarli. Continua a leggere

Elezioni e passione politica

Alle elezioni del 1948 la posta in gioco era molto alta – o di qui o di là, la Russia o l’America, due mondi ideologici opposti a confronto: e le passioni furono all’altezza della sfida.  Continua a leggere

Democrazia nei partiti? A partire dal M5S, per arrivare anche altrove…

La sentenza sul ricorso della attivista padovana Maria Elena Martinez, che si era ritrovata esclusa dalle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle nonostante avesse regolarmente presentato la sua candidatura – senza alcuna spiegazione né prima né poi –  è destinata a fare, se non storia, chiarezza. E trasparenza. Più di quella evocata ma poco praticata dai partiti, M5S incluso. E al di là dello specifico caso e dello specifico partito. Perché mette il dito su una piaga aperta fin dall’approvazione dell’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Continua a leggere

Il Veneto che in politica dà il peggio di sé

La peggior campagna elettorale di sempre per eleggere i peggiori parlamentari di sempre. Possiamo sintetizzare così questo triste periodo elettorale, che ci traghetterà alla prossima legislatura: in cui c’è spazio per tutto (gossip, colpi bassi, chiacchiericcio politichese e balle spaziali) tranne che per la politica. Dove tutti parlano male degli altri, ma nessuno ci dice dove ci vorrebbe portare. E non parliamo dell’Italia: parliamo del Veneto. Che non ha alcuna specificità positiva, rispetto al resto del paese, da rivendicare. Purtroppo. Continua a leggere

L'autoerotismo della politica

E’ sconfortante osservare le manovre per la scelta dei candidati, da parte dei partiti politici, in vista delle elezioni politiche del 4 marzo. Continua a leggere