Norma Cossetto: le foibe e la politica senza qualità

Se c’è un argomento su cui dovrebbe essere insensato scrivere un editoriale, è quello della polemica sulle foibe che è montata in quel di Padova. Le foibe ci sono state? Sì. Si possono censurare i libri? No. Ognuno è libero di manifestare la sua opinione? Sì. Si possono usare le istituzioni a proprio uso e consumo? In teoria no, ma lo fanno tutti. Si può rispondere ad un argomento con un altro argomento? Sì, e sarebbe meglio che rispondere alle sciocchezze con altre sciocchezze. Perché allora ne parliamo? Perché è un esempio di stupidità politica, cecità ideologica, e di uso strumentale della storia, che vorremmo non si ripetesse.
Come comincia la vicenda? Un editore (magari di destra, ma è irrilevante) pubblica un libro a fumetti su una storiaccia di violenza (vera) avvenuta nella cornice del periodo delle foibe (che sono esistite, mica è fantasy), e vuole presentarlo in una residenza dell’ESU, che è l’ente regionale che si occupa di diritto allo studio, a Padova: città e università dove peraltro studiava la ragazza di cui si racconta la tragedia, Norma Cossetto, violentata brutalmente più volte e infoibata da un gruppo di amabili partigiani titini.
Qui la prima provocazione la fa la politica (di destra): andando a presentare il testo non per parlare dell’argomento, ma per una sua battaglia ideologica col retrovisore, cercando di far passare una iniziativa politica per un evento culturale, in spazi che solo questi ultimi dovrebbero ospitare. La seconda, più grave e più stupida, la fanno alcuni studenti, impedendoglielo: i soliti gruppetti che dicono “nessuno spazio ai fascisti” adottandone il metodo. E parlando abusivamente a nome della maggior parte degli studenti, che avrebbero serenamente convissuto con quell’evento, fregandosene, o al contrario interessandosene per la cosa in sé, e non per le strumentalizzazioni altrui. Il terzo errore è del Comune: non quello di non volersi occupare di foibe (l’ha fatto, e nella giornata del ricordo, il 10 febbraio, aveva organizzato una serie di eventi ufficiali a Palazzo Moroni e altrove), ma di non voler dare una sala comunale agli organizzatori dell’evento cui non è stato consentito di parlare all’ESU, un po’ per ragioni formali, e un po’ sostanziali (e ideologiche), avendo appena approvato un regolamento che impedisce la concessione di spazi pubblici ai nuovi fascisti (semplifichiamo un poco, per capirci), ma che rischia di essere applicato con qualche discutibile larghezza.
Lo ricordiamo agli studenti senza memoria antifascisti immaginari, e agli altri fautori di un neo-proibizionismo che ha tratti oscurantisti: Norma Cossetto va ricordata semplicemente perché è giusto. Nel 1949 fu l’allora rettore dell’università di Padova, Concetto Marchesi – intellettuale antifascista e deputato del partito comunista, nonché padre costituente – a volere che a lei fosse concessa una laurea ad honorem. Una targa che ricorda lei e questo episodio fu apposta nel 2011 nel cortile nuovo del Bo, congiuntamente da università e Comune, segno che è una storia padovana di cui si può e si deve parlare. Da destra c’è chi strumentalizza la vicenda per motivi di polemica politica spicciola? E’ vero: ma succede continuamente, da parte di tutti gli schieramenti, e chi è senza peccato scagli la prima pietra (non è che le manifestazioni o le delibere più o meno antifasciste siano scevre da strumentalizzazioni e mosse solo da nobili assunti valoriali, del resto). Magari, se vogliono, i membri di altre forze politiche ricordino agli esponenti di Fratelli d’Italia che oggi strepitano, che si chiamava Fratelli d’Italia anche la rivista del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, su cui Concetto Marchesi scriveva: così magari si accorgono che nessuno ha il monopolio di niente, tanto meno della rappresentanza di qualche valore. Ma poi se ne esca in positivo, con dignità, senza divieti: chi vuole presenti i libri che vuole, e come vuole. E semmai si rilanci, superando in dignità e intelligenza qualsiasi strumentalizzazione: magari, al prossimo anniversario, organizzando un convegno serio, alla presenza delle autorità municipali e accademiche. Così da evitare la sgradevole impressione che tutto si riduca a un inutile provincialismo ideologico, e sostanza nessuna.
Caso foibe e stupidità politica, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 3 aprile 2018, editoriale, p. 1