Sociology of a Newcomer: Muslim Migration to Italy – Religious visibility, Cultural and Political Reactions

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Allievi S. (2005), Sociology of a Newcomer: Muslim Migration to Italy – Religious visibility, Cultural and Political Reactions, in A. al-Shahi and R. Lawless (a cura di), Middle East and North African Immigrants in Europe, London, Routledge, pp. 43-56;

Vocabolario dell’islam – Introduzione, in D. Sourdel e J. Sourdel-Thomine

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La comprensione dell’islam ha bisogno di strumenti neutri.

Oggi la necessità di una conoscenza non pregiudiziale, di un rapporto diretto, di una informazione non superficiale sull’islam, è divenuta sempre più forte.

Nello stesso tempo, per le urgenze di una cronaca che si fa rapidamente storia, questa stessa comprensione è minata dal nervosismo della contingenza, dalla reazione emozionale e emergenziale, spesso caratterizzata da quell’irrazionalismo aprioristico e chiuso su di sé cui difficilmente sfugge chi partecipa al concitato dibattito su ‘noi’ e ‘gli altri’ – come sempre accade quando un dibattito di idee finisce per essere declinato nella forma chiassosa della rissa da mercato, o, nei casi migliori, della chiacchiera disinformata.

Lo stesso irrealismo, la stessa poca voglia di capire davvero, le troviamo su entrambe le sponde del Mediterraneo, e su ambedue i lati del limes che sembra oggi dividere quelli che chiamiamo, con termini incomparabili – perché designano cose concettualmente diverse – ma nondimeno considerati ovvi e quasi ovviamente contrapposti, islam e occidente. Il che è di poca consolazione, non facendo che mostrare l’aggravarsi di un male diffuso, segnalando un inceppamento dei codici comunicativi che, più che alla comprensione e al dialogo, rischia di portare a una strana forma di afasia – solo, tutt’altro che silente.

Un’afasia concettuale, che tuttavia si esprime con un profluvio di parole (e, purtroppo, di fatti, spesso dolorosi: che hanno nome terrorismo, guerra, incomprensione dell’altro, mancato riconoscimento dei suoi diritti – individuali e di minoranza – e talvolta della sua esistenza, e molti altri ancora).

Un’afasia gridata, spesso: a nascondere nel brontolio sordo della ripetizione ossessiva di poche conoscenze malferme e spesso stantie, quella che non di rado è la pochezza, l’irritante riduttivismo, e il semplicismo delle idee (cosa assai diversa dalla semplicità delle medesime: una qualità, questa, non un difetto).

Un’afasia il cui frutto è una discussione vuota. Più che un dialogo, un sovrapporsi di monologhi reciprocamente interrotti. Dove il pre-giudizio, inteso in senso letterale come un giudizio solipsistico che viene prima della conoscenza dell’altro – pure comprensibile in una fase iniziale, marcata da un contatto non ancora maturo – sostituisce, appunto, il giudizio, più cauto e sfumato perché meditato, ruminato, e accompagnato dall’esperienza dell’incontro almeno occasionale con ciò (con colui o colei) di cui si parla.

E’ questo clima che, questo sì, può portare alla deriva sul cui orizzonte sta lo scontro di civiltà. Che è lungi dall’essere una realtà in atto, ma che rischia tuttavia di essere un esempio – particolarmente stupido e inquietante insieme (e inquietante proprio perché stupido) – di profezia che si autorealizza. Non c’è come crederlo, come evocarlo, per produrne almeno alcuni effetti.

Può sembrare esagerato, eppure non è vuota prosopopea, tirare in ballo argomenti ‘alti’, che parlano addirittura di civiltà, di incontri e di scontri, per presentare quello che, appunto, è solo uno strumento: un vocabolario, piccolo ed essenziale, ma assai completo, di uomini e di idee, di storie e di cose.

Un vocabolario, soprattutto se di dimensioni ancora contenute, come questo, non ha ambizioni esaustive. Non si pretende una descrizione dell’islam, anche se contiene molti elementi necessari ad avvicinarvisi con discernimento. Non è nemmeno una mappa, atta ad introdurci alle complesse geografie culturali e mentali dell’islam, senza accontentarsi del mero hic sunt leones: per questo ci sono altri strumenti, tra cui ambiziosi manuali, talvolta ponderosi, talaltra inaccettabilmente leggeri, in molti sensi – strumenti necessari, quando sono onesti, ma non di rado malfidi in quanto inconsapevolmente (nei casi migliori) portatori di ideologie interpretative, anche quando non lo danno a vedere (uno non basta mai: è necessario frequentarne molti, per cominciare davvero a farsi un’idea).

Un vocabolario è meno e più di questo. Meno, perché si vuole uno strumento agile, innanzitutto: pratico e portatile, leggero e di utilizzo immediato – tascabile, persino. E più, perché è un indispensabile elenco di punti di riferimento e di orientamento, utile al neofita e allo specialista: che, con il suo sistematico gioco di rimandi, aiuta a costruirla, quella indispensabile geografia, aiutando ad orientarsi in essa.

Una definizione cinquecentesca parla del vocabolario come di una “raccolta ordinata dei vocaboli di una lingua, corredati di definizioni, spiegazioni, applicazioni, usi figurati e fraseologici”. Essendo ordinata, consente di non perdersi. Essendo corredata di definizioni e spiegazioni, consente di raccapezzarsi in un mondo malcognito. Per questo, pur essendo opera per definizione di consultazione e di utilizzo pratico, ancillare ad altri strumenti, se ne può praticare utilmente la lettura.

A noi piace immaginare questo vocabolario – che più che a una lingua, o oltre ad essa, vuole introdurci a una religione e a una cultura – un po’ come una mappa del metrò, che con le sue linee diritte, certo non rispettose della complessa tortuosità della città, ce la rende tuttavia familiare, ci fa comprendere nessi e percorsi, snodi importanti e luoghi isolati, aiutandoci non solo a leggere la città, ma a viverla, a scoprirla. Certo, ci offre molti meno dettagli di una carta geografica, o di un quadro. Ma ci consente di usare e di sperimentare la città. E ogni volta che ci torniamo, ormai più esperti ed informati, ci aiuta a coglierne un aspetto nuovo, un nesso inosservato, una approssimazione ulteriore – ce la restituisce diversa, certo, ma leggibile. E, proprio come la cartina del metrò, al ritorno ci resta non solo come ricordo, ma come strumento di ordinamento e rammemorazione, un aiuto alla collocazione delle informazioni acquisite, leggendo o viaggiando. Il che ne fa uno strumento utile non solo al visitatore occasionale, ma anche a colui che la città la frequenta abitualmente, e persino a chi ci abita.

L’auspicio è che questo vocabolario aiuti il lettore italiano ad introdursi con qualche strumento di comprensione in più nella città dell’islam. Una città che non è solo collocata in un altrove sperimentato o immaginario, visto al telegiornale o incontrato in vacanza. Le medine d’Europa e d’Italia, i musulmani di casa nostra, ne sono la diramazione a noi più vicina. La città dell’islam è ormai anche (nel-)la nostra città. O meglio, la nostra città è anche città dei musulmani. Una cartina puntuale ed essenziale non potrà che tornarci utile.

Stefano Allievi

Allievi S. (2004), Introduzione, in D. Sourdel e J. Sourdel-Thomine, Vocabolario dell’islam, Troina (EN), Città Aperta, pp. 9-12; isn 88-8137-171-5

1 Allievi S. (2004), Introduzione, in D. Sourdel e J. Sourdel-Thomine, Vocabolario dell’islam, Troina (EN), Città Aperta, pp. 9-12; isn 88-8137-171-5 B R e R/I

Appello dei Cantieri del dialogo cristiano-musulmano

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Allievi S. (2005), Appello dei Cantieri del dialogo cristiano-musulmano, in S. Allievi e M. Dal Corso (a cura di), Verso i Cantieri del dialogo, Verona, Centro Offset, pp. 13-14

Dialogo e intercultura

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Allievi S. (2005), Dialogo e intercultura, in S. Mantovani e B. Salvarani (a cura di), Io ti vedo, tu mi guardi. L’intercultura oggi in Italia, panorama e prospettive, Torino, Edizioni Gruppo Abele, pp. 11-28; isbn 88-7670-562-7

Il confine interno

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Allievi S. (2005), Il confine interno, in M. Pacini (a cura di), Identità e differenze al tempo dei conflitti, Udine, Forum, pp. 77-100 (con P. Di Piazza, K. Komla-Ebri, A. Rivera e D. Zoletto); isbn 88-8420-300-7

Coppie cristiano-islamiche. Più frequenti le convivenze e i matrimoni civili

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Coppie cristiano-islamiche. Più frequenti le convivenze e i matrimoni civili, in “La Difesa del Popolo”, 31 ottobre 2004, p. 19, intervista di Elisa Bissacco

Islam italiano. La ricerca della cittadinanza

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Islam italiano. La ricerca della cittadinanza, in “Liberazione”, 8 settembre 2004, p. 19, intervista di Guido Caldiron

Islam in Italia. Il ‘manifesto’ per la Consulta

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Islam in Italia. Il ‘manifesto’ per la Consulta, in “Sir. Servizio informazione religiosa”, 7 settembre 2004, intervista di Maria Chiara Biagioni

Iraq (rapimento dei giornalisti francesi). Un ultimatum irrazionale, che punta solo al caos

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Allievi S. (2004), Iraq (rapimento dei giornalisti francesi). Un ultimatum irrazionale, che punta solo al caos, “Il Messaggero”, 30 agosto 2004, p.3

Islam a Milano. I guasti del “laissez faire”

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Islam a Milano. I guasti del “laissez faire”, in “La Stampa”, 28 luglio 2004, p. 22 commento di Chiara Beria di Argentine BR R/I