Il partito dei cattolici?

Il mondo cattolico è in fermento, pare. Il tormentone politico dell’estate, nella scarsità di notizie del ferragosto, sembra ruotare intorno al seguente interrogativo: ci sarà un nuovo partito dei cattolici? Ed effettivamente c’è un nuovo e positivo interrogarsi sul ruolo che possono avere i cattolici nel rinnovamento della politica e nella trasformazione della società. Qualche distinguo tuttavia è d’obbligo.
Continua a leggere

Primarie ma senza le regole

Bersani dice – ed è un passo avanti importante – che per eleggere il leader dello schieramento di centrosinistra si faranno le primarie, ovvero non sarà automaticamente lui. Il problema è che non ci sono ancora le regole. È un po’ come se la squadra più forte annunciasse un nuovo campionato, cui possono partecipare anche squadre delle serie minori, ma dicendo che le regole le scriverà, più avanti, la squadra più forte. E che tutto l’apparato tecnico di funzionamento del campionato lavorerà per la squadra più forte. Chiaro che c’è un problema.
Continua a leggere

Ora le persone contano più dei partiti

Le analisi del voto basate sulle percentuali e sui flussi di votanti dall’uno all’altro partito non colgono alcuni aspetti essenziali.
Il primo, indicatoci dai voti assoluti, è che, a causa della diminuita partecipazione elettorale e dell’aumento dell’astensionismo, di fatto, salvo i partiti che in passato non esistevano (come il Movimento 5 stelle di Grillo), non ha vinto nessuno: tutti hanno perso voti. In maniera molto più consistente nel centrodestra, con il tracollo di Pdl e Lega, e in misura minore nel centrosinistra.
Continua a leggere

Cosa dicono Francia e Grecia

L’impatto del risultato elettorale francese sulla politica italiana sarà decisivo su almeno tre livelli. Il primo riguarda il governo. Anche se le affinità ideologiche tra Hollande e Monti sono scarse (socialista il primo, liberale il secondo), il progetto politico molto differenziato (di lungo periodo il primo, di breve termine il secondo), e diverso è il loro stesso percorso (politico il primo, tecnocratico il secondo), il risultato elettorale francese rafforzerà il disegno e il governo di Monti per due ragioni importanti. La prima è che in comune hanno entrambi una grande enfasi sul cambiamento, e sulla urgenza e la radicalità del medesimo (anche se lo vedono certamente in maniera diversa, e soprattutto da condizioni di partenza dei due paesi diversissime). La seconda riguarda l’impatto che la vittoria di Hollande avrà sul rapporto con la Germania e con l’Europa: si spezza l’asse Sarkozy-Merkel, e si apre una stagione di maggiore iniziativa europea contro la crisi, e di rafforzamento della stessa idea di Europa (politica, non solo monetaria), che rafforzerà il ruolo di Monti, con cui c’è una comune visione su alcune misure strategiche importanti (ad esempio sugli Eurobond) cui l’asse franco-tedesco era stato finora contrario.
Continua a leggere

Auditorium e il futuro di Padova

Il mio intervento all’iniziativa “Oltreauditorium. Quale città?” organizzato dal gruppo Prossima Padova.

Partiti estranei al paese

Torna la politica, si ritirano i partiti. Sembra un paradosso, ma non lo è. Da un lato i partiti si mostrano sempre più incapaci di canalizzare la domanda politica, che è uno dei loro ruoli principali, insieme a quello della rappresentanza e della selezione delle classi dirigenti. Dall’altro, i cittadini sembrano voler partecipare, proporre idee, e anche autoselezionarsi come leadership potenziale, sempre di più. Lo dimostrano tanti esempi di questi giorni.
Continua a leggere

Il disgusto non ci dà una politica

La politica può dare il disgusto; ma il disgusto, da solo, non può dare una politica. Sta tutto qui il paradosso di quella che oggi si chiama antipolitica, ma che tale non è: dovremmo chiamarla antipartitica, antioligarchica, semmai.
L’indignazione, la protesta, il rifiuto di andare avanti come prima, non sono un vicolo cieco. Sono, al contrario, un eccellente punto di partenza: nel privato, nel sociale, come in politica. Il problema è come proseguire, come andare oltre.
Continua a leggere

Il suicidio involontario dei partiti

Non è un assassinio: nessuno li ha uccisi, anche se è un sogno ricorrente di molti. Non è eutanasia: nessuno ha accelerato la loro morte, anche se molti vorrebbero farlo. Non è un suicidio assistito: nessuno li ha aiutati a compiere l’autonoma volontà di porre fine alla propria vita, anche se molti ci spererebbero. No, è proprio un suicidio, quello che i partiti della prima e della seconda repubblica stanno compiendo: un pubblico, insopportabile, infinito e per giunta inconsapevole hara-kiri.
Un suicidio non programmato, di cui forse nemmeno si stanno rendendo conto: il che la dice lunga sulla capacità e lungimiranza di chi li guida. In un momento drammatico per il Paese, con una crisi che non solo impone a tutti sacrifici spesso enormi – al punto che produce le vittime sacrificali di chi davvero si suicida a causa di essa – e che tutti sappiamo durerà ancora a lungo, sono ancora attaccati come cozze più o meno pelose ai propri privilegi, al proprio ruolo, alla propria presupposta importanza, alla propria logorrea, al proprio ego.
Continua a leggere

Una nuova stagione per i partiti

Il terremoto al vertice della Lega si sta rivelando un colpo micidiale al sistema dei partiti nel suo complesso. Per il quale potrebbe essere il colpo di grazia, ma anche l’inizio di una nuova stagione.
Per un paradosso significativo, la Lega Nord rappresenta il più vecchio dei partiti presenti in parlamento: tutti gli altri hanno cambiato almeno il nome, anche se non sempre i dirigenti, svariate volte, in processi complessi di frattura e ricomposizione. La Lega è rimasta se stessa, apparentemente granitica, più a lungo di tutti gli altri. Il crollo odierno mostra che neanch’essa può resistere a un cambiamento che è di stagione politica e forse di epoca storica, non solo di leaders.
La Lega crolla su se stessa: agitare il complotto esterno appare più che mai un patetico rituale. Crolla sul familismo amorale, crolla sotto il peso degli scandali, crolla ancora di più sotto il peso di una leadership che si è mostrata del tutto inadeguata al compito. Il senatur perché per troppo tempo avvitato al potere, e anche il potere ha le sue stagioni, e col tempo si appanna e affievolisce. Le persone a lui più vicine, che tenevano sotto controllo la Lega – dai suoi familiari al cosiddetto ‘cerchio magico’ – per una palesemente inadeguata caratura umana e politica, un misto di carrierismo, servilismo e incompetenza. Le colpe tuttavia sono anche di un personale politico diffuso che, nel caso del leader, si era umiliato in un imbarazzante culto della personalità, mentre famiglia e carrieristi li ha accettati fino a ieri senza proferir parola.
Continua a leggere

Serve un ricambio radicale

Le disavventure recenti incorse ai tesorieri di partito, prima, e ai leader di partito che li hanno promossi alle loro cariche, mantenuti e utilizzati (e ai loro famigli) poi, rimandano ad altro: non è in questione la disonestà di alcuni, ma l’insostenibilità di un sistema che ha assunto la disonestà a metodo.
Lusi sta a Rutelli come Belsito sta a Bossi. Ma il problema vero è che il sistema attuale di finanziamento della politica sta ai partiti come il formaggio sta ai topi. Troppi soldi troppo facili. Troppo pochi controlli. Troppo pochi piccoli uomini impreparati a resistere alle tentazioni offerte in maniera troppo forte da quelle grandi piscine piene di denaro, come quella in cui si tuffa con gioiosa irresponsabilità Paperon de’ Paperoni, che sono le casse dei partiti. Con l’aggravante che si tratta di denaro pubblico, malgestito e sperperato senza controlli. E, soprattutto, troppa abitudine a gestire il potere senza controlli, da troppo tempo, stando nello stesso ruolo, da parte di chi ha scelto i tesorieri, senza mai farsi troppe domande sull’entità, e sulla stessa ragione e liceità, del tesoro accumulato: anche, persino, quando non si è toccati dallo scandalo.
Continua a leggere