Il terremoto al vertice della Lega si sta rivelando un colpo micidiale al sistema dei partiti nel suo complesso. Per il quale potrebbe essere il colpo di grazia, ma anche l’inizio di una nuova stagione.
Per un paradosso significativo, la Lega Nord rappresenta il più vecchio dei partiti presenti in parlamento: tutti gli altri hanno cambiato almeno il nome, anche se non sempre i dirigenti, svariate volte, in processi complessi di frattura e ricomposizione. La Lega è rimasta se stessa, apparentemente granitica, più a lungo di tutti gli altri. Il crollo odierno mostra che neanch’essa può resistere a un cambiamento che è di stagione politica e forse di epoca storica, non solo di leaders.
La Lega crolla su se stessa: agitare il complotto esterno appare più che mai un patetico rituale. Crolla sul familismo amorale, crolla sotto il peso degli scandali, crolla ancora di più sotto il peso di una leadership che si è mostrata del tutto inadeguata al compito. Il senatur perché per troppo tempo avvitato al potere, e anche il potere ha le sue stagioni, e col tempo si appanna e affievolisce. Le persone a lui più vicine, che tenevano sotto controllo la Lega – dai suoi familiari al cosiddetto ‘cerchio magico’ – per una palesemente inadeguata caratura umana e politica, un misto di carrierismo, servilismo e incompetenza. Le colpe tuttavia sono anche di un personale politico diffuso che, nel caso del leader, si era umiliato in un imbarazzante culto della personalità, mentre famiglia e carrieristi li ha accettati fino a ieri senza proferir parola.
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