Tesseramento e forma partito: che cosa non funziona
La polemica sul tesseramento del PD sta facendo capire alcune dinamiche relative alla trasformazione dei partiti: di tutti i partiti. Continua a leggere
La polemica sul tesseramento del PD sta facendo capire alcune dinamiche relative alla trasformazione dei partiti: di tutti i partiti. Continua a leggere
I direttori di alcuni grandi quotidiani nazionali. Gli industriali (alcuni, almeno). La Cgil (e, un po’ meno, gli altri sindacati). La Conferenza Episcopale (o, almeno, il suo vertice). E, come d’abitudine, il fuoco amico della minoranza PD: vecchia guardia e giovani leoni tutti insieme. Un attacco apparentemente concentrico e a tutto campo. Eppure il bersaglio – il premier Renzi – appare tranquillo, e attacca a sua volta. Tutto sommato, persino ringalluzzito. Continua a leggere
Ascoltando in questi giorni di dibattito sulle riforme, l’immagine che emerge con più evidenza è quella di una distanza abissale, in crescita ulteriore. La distanza abissale che provano i cittadini schiacciati dalla crisi o semplicemente adusi al loro ordinario mestiere, senza lamenti e senza rancori: che non capiscono, non possono capire, il senso di ottomila risibili emendamenti ad un testo, quando ne basterebbero quattro ma sensati, su cui costruire, come legittimo ed utile, una seria battaglia politica e di principio, per poi accettare, come è nelle regole del gioco, di vincere o di perdere. Continua a leggere
L’arresto di Giancarlo Galan ha provocato una prevedibile ondata di indignazione a comando: tutti a felicitarsi e ad esultare, dai social network ai politici finti amici e ai giornalisti finti nemici del bel tempo che fu, quando Galan rappresentava, anzi era, il potere. Continua a leggere
L’incontro sulla riforma elettorale tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, guidato dal premier Renzi, costituisce una svolta per il movimento di Grillo. O segnala, perlomeno, la consapevolezza di trovarsi a un bivio. Che, a seconda della strada che si sceglierà, può segnare la storia del M5S, e in qualche modo del paese, decidendo quale potrà essere la via d’uscita dalla crisi, o non segnare proprio nulla. Continua a leggere
Il dibattito sulle riforme, proprio adesso che è alla stretta finale, rischia di incagliarsi. Per motivi nobili: il tentativo di proporre una riforma migliore. E per motivi meno nobili: incluso quello, politicamente legittimo, di far fallire i progetti del governo, o guadagnarsi una qualche forma di visibilità rispetto ai partiti maggiori o spazi di agibilità nei partiti maggiori di cui si è minoranza. Continua a leggere
L’annuncio del sindaco Bitonci di cancellare per il futuro – e di sospendere, se appena se ne presenterà l’occasione, per il presente – l’utilizzo di palestre per la preghiera del Ramadan è il segnale di un ritorno a una battaglia identitaria che la Lega stessa aveva ultimamente abbandonato, dopo avere per anni sollevato conflitti intorno alle moschee: non per risolverli, ma al contrario per lucrarne un consenso simbolico ed elettorale. A Padova era dai tempi della passeggiata con maialino della consigliera Mazzetto, e del minacciato referendum contro la moschea, che non se ne parlava. Ma a Cittadella, dove oggi è sindaco l’ex-vice di Bitonci, Pan, l’argomento è ancora di stretta attualità, con la chiusura a freddo di una moschea avvenuta proprio nei giorni scorsi, per la quale sarà sollevato ricorso al Tar. Continua a leggere
Interlocutori più diversi, accomunati solo da una coerente inaffidabilità e dalla reciproca irriducibilità, era difficile immaginarli. Eppure Matteo Renzi si trova oggi a dover discutere dell’impalcatura costituzionale, e in particolare, oggi, della riforma elettorale, con gli alleati più improbabili: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Continua a leggere
Caro Piero,
non faccio finta: non siamo mai stati amici. Ma ci conosciamo abbastanza bene, sul campo. Ti lascio, se vorrai leggerle, le riflessioni che mi sono venute in mente leggendo la tua intervista. Come patrimonio di una discussione che ci riguarda tutti. Continua a leggere
A parte qualche intervista ogni tanto, non un cenno, non un rumore. A più di una settimana dal suo disastroso risultato elettorale, il Partito Democratico di Padova e provincia non emette suono. Polemiche, qualcuna: a colpi di intervista, appunto. Ma nessuna traccia di riflessioni, ripensamenti, ascolto delle ragioni della sconfitta, o almeno l’iniziativa di chiedere scusa al proprio stesso elettorato, per averlo costretto a non votarlo, mettendo la croce sul suo simbolo solo sulla scheda delle europee, ma non su quella delle comunali. E per averlo costretto, al ballottaggio, a sostenere Bitonci o nemmeno lui, astenendosi dal voto. Continua a leggere
E’ autore di oltre un centinaio di pubblicazioni in vari paesi e di numerosi articoli e interviste su dibattiti di attualità. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue europee, in arabo e in turco.
