I cortocircuiti dell'autonomia

La discussione sui contenuti dell’autonomia avrebbe dovuto logicamente precedere il referendum. Di questo avremmo discutere in campagna elettorale, visto che la maggioranza dei partiti aveva già espresso il suo sì, confermato nelle urne dall’elettorato: su quali materie chiedere più autonomia, con quali vantaggi da acquisire e quali prezzi da pagare nei rispettivi settori e competenze. Ma è proprio quello che si voleva evitare: per un preciso disegno strategico da parte delle forze politiche di maggioranza (che perseguivano l’ottenimento del dividendo politico del sì al referendum, e non avevano alcun interesse ad andare troppo nel dettaglio, cosa che peraltro avrebbero avuto difficoltà a fare); e per insipienza e inconsapevolezza di quelle di opposizione (che non hanno mai nemmeno cominciato ad articolare una loro strategia su quale autonomia volevano, e come si differenziava da quella voluta dalla Lega). Continua a leggere

Halloween, le tradizioni e la rimozione della morte

E’ improbabile che vestire da angioletti una manciata di bambini in processione per le vie della città (come accaduto per opera di un gruppo di genitori in una parrocchia a Treviso) possa intaccare – nella mente di quegli stessi bambini, figuriamoci degli altri – il desiderio peccaminoso di festeggiare Halloween. Continua a leggere

Autonomia: la prova della maturità

Hanno vinto tutti. E avrebbero vinto tutti in ogni caso. Come noto, non c’era possibilità di perdere: il risultato era scontato dall’inizio. Continua a leggere

Autonomia, il vero quesito

Siamo tutti per l’autonomia. E tutti ne vorremmo di più: per noi stessi, per i nostri figli, che educhiamo (o almeno diciamo di farlo) a questo scopo. E vorremmo che ne mostrassero di più anche i nostri collaboratori: salvo alzare il sopracciglio preoccupati, e reagire, se, ai nostri occhi, cominciano ad esagerare… Continua a leggere

Dialoghi sull'immigrazione – Emergency

Conferenza tenuta per l’inaugurazione dei “Dialoghi sull’immigrazione” presso Casa Emergency, Milano, 12 ottobre 2017
Dialoghi sull\’immigrazione – Emergency

Il Veneto in cammino: il distretto delle calzature

Il Veneto in cammino, letteralmente. In viaggio, per strada, lungo un percorso difficile. E’ quello del distretto delle calzature: delle scarpe di lusso della Riviera del Brenta e della scarpa sportiva di Montebelluna. Eccellenze venete: i cui ingredienti sono elevata qualità, grande competenza artigiana, estro creativo e anche artistico, innovazione tecnologica, indubbia efficienza, anello fondamentale di una catena produttiva globale di eccezionale importanza, produzione e distribuzione di ricchezze sul territorio, ricadute economiche fondamentali anche per le filiere collegate. Tutto bene, quindi. Il Veneto è riuscito a fare le scarpe a molti: nel senso di superarli, di fare meglio. E c’è da esserne orgogliosi. Ma rimanendo un po’ in ombra, in un certo senso: con l’orgoglio artigiano di chi ha la consapevolezza di saper fare il proprio mestiere meglio di altri, sapendo che chi vuole un prodotto di livello non può che venire qui, con grandi connessioni internazionali, ma accettando di non splendere di luce propria, in una condizione di centralità produttiva e marginalità di immagine, se non come territorio, come distretto appunto. Continua a leggere

L'università, la selezione, i concorsi. E altre cose che non vanno…

Generalizzare è intollerabile, ma ignorare sarebbe ingenuo. Le inchieste su abilitazioni e concorsi universitari lottizzati mettono in luce un malcostume indifendibile, certo, ma anche dei problemi strutturali, che vanno analizzati. Continua a leggere

La tentazione della secessione: la società insulare

Secessione significa separazione, defezione, ritiro, allontanamento. Presuppone qualcosa di unito, che si spezza. Senza voler mettere sullo stesso piano fenomeni diversi tra loro, per forma e sostanza, è la cronaca tuttavia a porci sotto gli occhi, negli stessi giorni, Sappada e la Catalunia, Mestre/Venezia e il referendum del lombardo-veneto, Belluno e la Brexit. Fenomeni diversi: che appartengono tuttavia alla medesima specie – che raccoglie e ingloba tutto ciò che spinge a una coazione centrifuga sempre più diffusa, e non solo in geopolitica. Continua a leggere

Nel mondo dei qualsiasi

Nel mondo dei qualsiasi, Lecce, Manni, 2016

Copertina del libro "Nel mondo dei qualsiasi"

Copertina del libro "Nel mondo dei qualsiasi"

Una raccolta poetica molto unitaria, che in un lungo dialogo con sé e con gli altri apre a uno sguardo pieno di comprensione sulla vita e il mondo dei qualsiasi.
Dove la poesia diventa una lingua in più, più consapevole di altre, con cui comunicare; narrazione distillata, che scava fino alle radici; disciplina, metodo di comprensione e forma di ricchezza da condividere. Al servizio della parola. Senza pretese su di essa.

Una raccolta poetica molto unitaria, che in un lungo dialogo con sé e con gli altri apre a uno sguardo pieno di comprensione sulla vita e il mondo dei qualsiasi.
Dove la poesia diventa una lingua in più, più consapevole di altre, con cui comunicare; narrazione distillata, che scava fino alle radici; disciplina, metodo di comprensione e forma di ricchezza da condividere. Al servizio della parola. Senza pretese su di essa.
Link al sito della casa editrice.
“Appena adesso sono in grado di esprimerle il più vivo interesse per la sua poesia di serena e melanconica riflessione sulle successive vicende della sua vita, che diventa lezione esemplare. Tanto ricordo rimane sicuro e invita il lettore a ripensare a se stesso e la vita.”
Giorgio Bárberi Squarotti
“I versi brevi, lo stile paratattico, la lingua consapevole del sostrato colto eppure quotidiana, fanno della sua scrittura uno strumento di indagine del circostante – microcosmo o mondo che sia – necessario e efficace: «mondo dei qualsiasi» appunto, realtà o apparenza che ci appartiene o a cui apparteniamo tutti.”
Isabella Panfido
Recensione di Isabella Panfido
Un commento di Giorgio Bárberi Squarotti
L’Immaginazione, n. 300, p. 43

Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione

Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione (con G. Dalla Zuanna), Roma, Laterza, 2016

Copertina del libro "Tutto quello che non vi hanno detto sull'immigrazione"

Copertina del libro "Tutto quello che non vi hanno detto sull'immigrazione"

Un quadro aggiornatissimo sui flussi migratori e sul loro contributo reale allo sviluppo economico, culturale e sociale del paese. Senza eludere nessuno dei temi scottanti degli ultimi mesi: l’aumento eponenziale dei richiedenti asilo, l’impatto della crisi sulle migrazioni, il contributo degli stranieri all’economia italiana, i problemi di criminalità, l’integrazione fra le diverse culture e religioni.
Numeri, dati, fatti per raccontare con un taglio pragmatico e con una prospettiva inedita il più grandioso mutamento dell’Italia di questi anni.
L’Italia è diventata nel breve giro di un paio di generazioni da paese di emigrazione sostanzialmente monoculturale a grande porto di mare. Vivono oggi dentro i nostri confini cinque milioni di stranieri e l’immigrazione è da anni al centro del dibattito pubblico e dello scontro politico.
Spesso però se ne discute senza tener conto dei dati di fatto: se in un luogo non ci sono risorse sufficienti per permettere agli uomini di soddisfare le loro necessità e in un altro luogo le opportunità sono sovrabbondanti rispetto agli uomini, un gruppo di abitanti del luogo di partenza si trasferirà inevitabilmente nel luogo d’arrivo. È dunque impensabile che il flusso dei migranti si interrompa. Peraltro, la struttura demografica dei paesi occidentali rende necessario l’apporto degli stranieri: nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia – a saldo – 325 mila potenziali lavoratori, un numero vicino a quelli entrati nel ventennio precedente. Altrimenti, nel giro di appena 20 anni i potenziali lavoratori calerebbero da 36 a 29 milioni, a mano a mano che i baby-boomers andranno in pensione. Diminuirebbero anche i giovani (da 11,2 a 9,7 milioni), mentre gli anziani – in ogni caso – sono destinati ad aumentare in modo inarrestabile.
Il libro offre dati aggiornatissimi sui flussi migratori e sul loro contributo reale allo sviluppo economico, culturale e sociale del Paese, senza eludere nessuno dei temi scottanti degli ultimi mesi: l’aumento esponenziale dei richiedenti asilo, l’impatto della crisi sulle migrazioni, il contributo degli stranieri all’economia italiana, i problemi di criminalità, l’integrazione fra le diverse culture e religioni. Perché esiste un modello italiano alle immigrazioni: è necessario riconoscerlo per tracciare con sapienza le politiche del futuro.

Un quadro aggiornatissimo sui flussi migratori e sul loro contributo reale allo sviluppo economico, culturale e sociale del paese. Senza eludere nessuno dei temi scottanti degli ultimi mesi: l’aumento eponenziale dei richiedenti asilo, l’impatto della crisi sulle migrazioni, il contributo degli stranieri all’economia italiana, i problemi di criminalità, l’integrazione fra le diverse culture e religioni.
Numeri, dati, fatti per raccontare con un taglio pragmatico e con una prospettiva inedita il più grandioso mutamento dell’Italia di questi anni.
L’Italia è diventata nel breve giro di un paio di generazioni da paese di emigrazione sostanzialmente monoculturale a grande porto di mare. Vivono oggi dentro i nostri confini cinque milioni di stranieri e l’immigrazione è da anni al centro del dibattito pubblico e dello scontro politico.
Spesso però se ne discute senza tener conto dei dati di fatto: se in un luogo non ci sono risorse sufficienti per permettere agli uomini di soddisfare le loro necessità e in un altro luogo le opportunità sono sovrabbondanti rispetto agli uomini, un gruppo di abitanti del luogo di partenza si trasferirà inevitabilmente nel luogo d’arrivo. È dunque impensabile che il flusso dei migranti si interrompa. Peraltro, la struttura demografica dei paesi occidentali rende necessario l’apporto degli stranieri: nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia – a saldo – 325 mila potenziali lavoratori, un numero vicino a quelli entrati nel ventennio precedente. Altrimenti, nel giro di appena 20 anni i potenziali lavoratori calerebbero da 36 a 29 milioni, a mano a mano che i baby-boomers andranno in pensione. Diminuirebbero anche i giovani (da 11,2 a 9,7 milioni), mentre gli anziani – in ogni caso – sono destinati ad aumentare in modo inarrestabile.
Il libro offre dati aggiornatissimi sui flussi migratori e sul loro contributo reale allo sviluppo economico, culturale e sociale del Paese, senza eludere nessuno dei temi scottanti degli ultimi mesi: l’aumento esponenziale dei richiedenti asilo, l’impatto della crisi sulle migrazioni, il contributo degli stranieri all’economia italiana, i problemi di criminalità, l’integrazione fra le diverse culture e religioni. Perché esiste un modello italiano alle immigrazioni: è necessario riconoscerlo per tracciare con sapienza le politiche del futuro.
Link al sito della casa editrice.
Anna Finocchiaro, Andrea Riccardi ed altri a Sant’Egidio. Audio Radio Radicale
A Fahrenheit, intervista con Loredana Lipperini
Uno strumento per informarsi, discutere, criticare, controbattere: breve, accessibile, pieno di dati e informazioni. Non un’opinione, ma un mezzo per farsene una…