Aforisma politico
L’unica riforma possibile è quella che ha i voti.
O quella che ha dalla sua la forza: ma allora si chiama in altro modo.
Il resto sono solo esercizi di stile.
L’unica riforma possibile è quella che ha i voti.
O quella che ha dalla sua la forza: ma allora si chiama in altro modo.
Il resto sono solo esercizi di stile.
Riprendo l’osservazione da una persona che stimo.
Tra tante critiche, e tanto fuoco amico, vorrei ricordare che, da ora in poi, sarà difficile immaginare un governo con un’età media molto alta, e senza una significativa presenza femminile (vedo che a sinistra, tra alcune, è diventato improvvisamente di moda tacciare la parità di genere di sessismo…). Sarà poco, ma c’è, è un dato, oggettivo.
Poi, come giusto, come tutti i governi, dipenderà da come si governa. E quello lo vedremo. Non possiamo ancora dirlo. Io, almeno, non posso. Molti altri hanno già espresso la loro sentenza.
Lo dico. Me lo dico. Sommessamente.
E se la smettessimo di pensare la politica con una logica da tifo calcistico (magari non più applicata ai partiti, ma ai sottogruppi interni): la mia squadra, la tua squadra, il mio capitano è sempre onesto e senza macchia, il tuo sempre falso e spergiuro, i supporter della mia squadra sono comunque buoni, puri, persino belli, quelli della tua sempre in mala fede, disonesti, teleguidati, i miei li guardo con indulgenza, sempre, i tuoi sempre con astio, pregiudizio, complottismo…? Continua a leggere
Domenica 23 febbraio si vota alle primarie per il candidato sindaco di Cadoneghe.
Ci abito da oltre un decennio. Il più intenso, il più ricco di esperienze. Qui si è formata la mia famiglia, qui sono cresciuti i miei figli.
Qui mi sono impegnato anche nella politica attiva. Qui, quando è nato il Partito Democratico, mi sono iscritto per la prima volta.
Ora, per la prima volta, potremo scegliere il nostro candidato sindaco con le primarie. E trovo giusto dichiararsi. Continua a leggere
Lo sappiamo tutti: lo scenario previsto era un altro. Un governo che governa per un anno, l’approvazione della legge elettorale e un paio di riforme economiche fondamentali, e poi al voto. Con Renzi che forse vince, o forse no (il nostro auspicio, ovviamente, era sì): ma in ogni caso con un vincitore chiaro e dotato di una legittimazione popolare ampia, per governare finalmente sul serio. Continua a leggere
La novità dirompente che ha costituito, per il quadro politico, la comparsa di Matteo Renzi, la si vede, prima ancora che nei contenuti, in due aspetti di metodo, estranei alla tradizione politica italiana: la velocità, e la coincidenza tra ribalta e retroscena. Continua a leggere
Hanno vinto le primarie: come logica, come metodo, come selezione dei candidati. Facendo emergere persone e tendenze che non sarebbero state percepibili altrimenti, riuscendo a mandare segnali forti e chiari a una politica che fa fatica a leggerli e capirli. Continua a leggere
Cuperlo si dimette da presidente del PD. Si dimette con una lettera educata, anche se discutibile nei contenuti. Che gli assomiglia: come persona, prima che come politico.
Politicamente, è la fine di un equivoco. Forse non suo, e che lui paga. Forse di coloro che lo sostenevano alle primarie, a cui interessa di più fare opposizione a Renzi che sostenere qualcos’altro o qualcun’altro. Forse di chi voleva farne il leader di una minoranza a prescindere, anziché una figura di garanzia, quale è quella di presidente, a lui più congeniale per stile e carattere.
Mi dispiace. Ma forse con questo aiuta a fare chiarezza sul ruolo della minoranza del PD, sul contributo che intende dare o non dare al nuovo partito. Sull’accettare il ruolo ingrato di minoranza, che molti che ne fanno parte vivono per la prima volta con smarrimento, e capire cosa significa. Sull’imparare a distinguere tra l’essere minoranza e fare opposizione. Se, con le sue dimissioni, contribuirà a questo, andrà a suo merito.
Cuperlo era e resta una persona intellettualmente onesta. Che non ha capito cosa sta veramente succedendo: la svolta profonda che c’è stata nel paese, prima ancora che nel suo partito. Ha scelto di farsi da parte, di analizzarla da intellettuale quale è, più che da leader politico, che forse non è mai stato veramente.
Poco importa ai più l’ilare opinione che non è lecito discutere con Berlusconi, che è il capo dell’opposizione, ma è lecito governarci insieme e fare quello che dice lui (il pasticcio sull’Imu, tra i tanti, nasce da lì); o la surreale discussione sull’opportunità di accoglierlo nella sede del PD, che è il principale partito che sostiene il governo (e dove lo si doveva incontrare: al bar?); o che la minoranza interna di quel partito non sia d’accordo per principio, e che Tizio o Caio del partito A o del movimento B dissentano. Il dato è assai più semplice. Con il sistema attuale non c’è né democrazia, né governabilità, né chiarezza. Con la proposta oggi in discussione ci sarebbe più democrazia, più governabilità, e più chiarezza. Alla maggior parte degli elettori questo basta. Continua a leggere
Renzi fa una battuta forse di troppo. Fassina, compiendo un gesto forse di troppo, se ne va, dicendo che è un fatto politico, non personale. Salvo lamentarsi dell’offesa personale.
Renzi, forse, qualche battuta potrebbe risparmiarsela. Fassina, forse, qualche intervento politico, che esula dal suo ruolo, pure. Continua a leggere
E’ autore di oltre un centinaio di pubblicazioni in vari paesi e di numerosi articoli e interviste su dibattiti di attualità. Suoi testi sono stati tradotti in varie lingue europee, in arabo e in turco.
