Femminicidi: un dramma per le donne, un problema degli uomini

La natura simbolica del reale sa trovare coincidenze devastanti. Come i due femminicidi che hanno segnato la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata ieri. Tragica postilla a un atto dovuto. Il graffio offensivo della cronaca al tentativo di modificare la storia. Che rende questo tentativo ancora più necessario: e urgente.

Che troppe donne subiscano violenza, è un’evidenza che non avrebbe bisogno di essere sottolineata. Che la subiscano perché e in quanto donne, e dagli uomini perché e in quanto tali, va invece ribadito. Le donne lo denunciano, i dati lo confermano. Non si può più fare finta che il femminicidio non esista. E che non sia un problema. Non un’invenzione della modernità: c’era anche prima, ha una storia lunga quanto la storia. Ma, certamente, un suo limite: alla capacità di cambiamento della storia. Così come non si può non ricordare che gran parte dei femminicidi avviene per mano di un partner o di un familiare: marito assassino o padre padrone, il più delle volte, ma anche da parte di fratelli e di figli, che sanciscono con la violenza l’ordine maschile delle cose, e della famiglia in particolare.

Difficile non notare che questo dramma sociale è figlio di un problema culturale. Che c’entra con la definizione del ruolo del maschio (non dell’uomo: del maschio) nelle società contemporanee. La modernità ha messo in crisi la sua centralità: ha liberato le donne dal giogo del dominio maschile, dando loro – grazie alle loro lotte e alle loro conquiste: l’emancipazione non è stata un regalo – un potere che prima era loro negato. Di scelta, di autodeterminazione, di appropriazione di spazi e ruoli, di creazione di nuovi mondi e modi di relazionarsi. Con gli uomini, ma anche a prescindere da essi. Una parte degli uomini ha saputo cogliere le opportunità di questa trasformazione, da cui ha tutto da guadagnare. Una parte invece – e non importa se moderni o progressisti, o al contrario tradizionalisti e in cerca di motivazioni religiose – proprio non ci riesce. La vera molla è ancora quella dell’ordine patriarcale considerato come un dato, inamovibile: trasversalmente rispetto a opinioni, credenze, livello di istruzione, classe sociale. Il mondo è diventato copernicano. Troppi uomini sono rimasti tolemaici: non riescono a vedere al centro nient’altro che se stessi. Ed è la scoperta che possa non essere così che li trasforma – talvolta – in assassini senza alcuna attenuante né giustificazione. L’inconsapevolezza è un’aggravante, semmai.

Stupisce che i maschi non ci arrivino. Che non capiscano che sarebbe anche un loro vantaggio e una loro vittoria superare l’idea di donna che ancora passa negli spogliatoi e nelle chiacchiere da intervallo scolastico o da pausa caffè, che pochi sanno rintuzzare e respingere. Che non sappiano superare un’idea di proprietà individuale, di possesso esclusivo, di gelosia ossessiva, che non ha nulla a che fare con la gratificazione e men che meno con l’amore, che si trova solo nella condivisione e nella relazione autenticamente paritaria. Che il problema sia ancora l’esercizio di un potere, per quanto risibile. Stupisce infine che alcuni non vogliano e dunque non sappiano rendersi conto del fatto che il problema sta soprattutto nel non riconoscerlo, il problema, al punto di non accettare la sua esistenza. E quindi nell’incapacità di chiedere aiuto: alla donna, magari.

Se il correlativo al maschile del femminicidio non esiste, qualcosa deve pur significare. C’è un problema di maggiore tutela delle donne, quindi: specie quando si tratta di aiutarle a denunciare le violenze e a proteggerle una volta fattolo. E troppe volte la società non è stata capace di fare nemmeno questo. Ma i femminicidi sono questione degli uomini. Perché sono loro a compierli. E su di loro bisogna dunque lavorare. Con un lavoro di prevenzione che è eminentemente culturale. È la cultura buona a sconfiggere quella cattiva. È l’educazione ai sentimenti e alla condivisione che sconfigge l’ineducazione del possesso egoistico. Sarà un lavoro lungo. Ma necessario. E persino entusiasmante. Che deve cominciare onorando le vittime. E chiedendo scusa.

 

 

Femminicidi. L’oltraggio dell’uomo tolemaico, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 26 novembre 2020, editoriale, p.1