Quando la burocrazia funziona (inutilmente)

Un professionista padovano di una certa notorietà, la cui onorabilità è oggi giustamente macchiata da quanto diremo, ha ricevuto da un ente pubblico incaricato dei controlli sui versamenti (ma poteva essere un altro ente pubblico qualsiasi) una “nota di rettifica” per aver dichiarato un “importo non corrispondente” ai calcoli dell’ente suddetto. La nota, di cui siamo entrati fortunosamente in possesso e gelosamente conserviamo, e siamo nel caso in grado di produrre, è un documento di estremo interesse per comprendere gli abissi di immoralità che allignano nella società a seguito dell’abitudine alla scorrettezza o anche solo alla sciatteria amministrativa, ma anche la forza morale del riscatto imposto dal ripristino dell’etica pubblica.

L’errore, grave, che la nota evidenziava e che il professionista ha prontamente ammesso, cospargendosi metaforicamente il capo di cenere e provvedendo immantinente agli adempimenti relativi, corrispondeva a un ammontare di 0,01 euro a debito dell’azienda. Ad alcuni potrà sembrare veniale: ma se lasciassimo passare queste indebite violazioni, dove mai andremmo a finire?

Giustamente quindi sono state comminate sanzioni per ritardato versamento (“numero giorni 18 al tasso del 5,50%”) per un ammontare di ben 14,30 euro (con doverosa severità, 1.430 volte il valore dell’incauta violazione), e un conseguente importo totale a debito dell’azienda di 14,31 euro. Magnanimamente l’ente in questione ha offerto al professionista la possibilità di ottemperare al suo debito con la pubblica amministrazione con adeguata rateazione, ma il reo, consapevole della gravità del suo gesto e voglioso di riscatto, con impeto virile e uno scatto di volontà in un sol colpo ha deciso di saldare il suo debito con la giustizia e la sua colpa rispetto alla civile convivenza. A conti fatti, l’impresa che gestisce avrebbe saputo resistere all’imprevisto evento, e il vantaggio della correttezza e della trasparenza nei rapporti con l’ente, e la consapevolezza di avere cancellato un’onta che avrebbe potuto diventare indelebile, ha spinto a procedere per le vie brevi, senza nemmeno ipotizzare alcun tipo di eventuale contenzioso.

Siamo affascianti da questo meraviglioso esempio di acribìa burocratica, di un’efficienza dalle reminiscenze asburgiche, cha ci fa guardare con speranza e fiducia al buon funzionamento della macchina amministrativa. Neanche ci domandiamo quindi quanto è costata la pratica, all’ente e al professionista, anche solo in termini di tempo speso per il controllo e il successivo ravvedimento operoso: l’onestà e la correttezza valgono qualsiasi sacrificio per le casse pubbliche e per quelle private. Magari, soggettivamente – noi che siamo lontani dalle rispettabili e onerose incombenze del pubblico controllore – ci domandiamo quale è la vera motivazione alla base di un comportamento che, in ambiti alieni da queste alte responsabilità (l’economia reale o la famiglia, per dire) suonerebbe irrazionale, antieconomico, e addirittura comicamente assurdo. Ci possiamo soltanto immaginare la reazione dell’integerrimo impiegato di fronte a cotanta violazione. E il timore, forse, che a non rilevarla si rischi il controllo, la valutazione e la sanzione del proprio operato, quando non l’accusa di omissione di atto d’ufficio, e le conseguenti ricadute sul percorso di carriera.

Da cittadini e osservatori esterni, non direttamente coinvolti in questa sordida storia, possiamo solo essere felici: siamo assolutamente certi che l’ente in questione, e tutti gli altri, dedicano lo stesso tempo e le stesse se non maggiori attenzioni alle indagini su violazioni sostanziali e cospicue delle norme, anziché limitarsi a meri controlli formali sulle pratiche in essere. E di questo rispettosamente ringraziamo.

Il puntiglio asburgico per 0,01 euro, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 5 agosto 2021, editoriale, p.1