Gli schieramenti pregiudiziali di Voghera

Da un lato la vittima perfetta: fastidioso, occasionalmente violento o comunque attaccabrighe, spesso alticcio, considerato un pericolo (anche solo perché orinava per strada o faceva apprezzamenti pesanti alle ragazze anche minorenni). La persona che nessuno di noi vorrebbe trovarsi sotto casa o al bar che frequenta. Per giunta straniero, immigrato, marocchino. Tutto, tranne che una figura difendibile, quindi: semmai il prototipo del rompiballe emarginato, ‘contro’ cui è facile identificarsi.

Dall’altro il colpevole che ci viene spontaneo considerare innocente: l’irreprensibile cittadino che vuole solo un po’ più di ordine e migliorare la vita degli altri, avvocato noto in città, con contatti professionali con le forze dell’ordine, seppure con l’abitudine inconsueta di girare armato e col colpo in canna, anche se non ne ha motivo, non correndo rischi personali o avendo subìto minacce. Un po’ giustiziere della notte su dimensione provinciale (gli amici commercianti lo chiamano se ci sono grane), un po’ aspirante supereroe: uno ‘con’ cui, a molti, viene altrettanto facile identificarsi. Figure assimilabili alla sua sono presenti anche dalle nostre parti, con amministratori “sceriffi” (che come lui si compiacciono di considerarsi tali: ignorando che la parola “sharif”, nella lingua della vittima, significa nobile, eletto) che hanno il porto d’armi, amano le ronde, e incidentalmente detestano gli immigrati, specie se importuni.

È questo il quadro che emerge dalle descrizioni di quanto accaduto a Voghera: la morte di un immigrato marocchino a causa di un proiettile sparato dalla pistola di un assessore leghista. Che, detta così, sembra una sceneggiatura persino banale.

Non ci interessa discutere il reato commesso, su cui non sappiamo e non possiamo né dobbiamo dire nulla, perché non è compito nostro. Se si tratti di eccesso colposo di legittima difesa, omicidio volontario o altra fattispecie di reato, lo deciderà la magistratura.

E non ci interessa la strumentalizzazione politica: il partito di appartenenza dell’assessore e la nazionalità della vittima (non a caso i suoi compagni di partito già hanno deciso che è innocente e i suoi oppositori che è colpevole; chi non ama gli immigrati che è innocente, chi li difende che è colpevole). L’essere diventati bandiera, che si tratti dello sparatore o dello ‘sparato’, è in un certo senso una complicazione non necessaria. E anzi, la strumentalizzazione a difesa dell’assessore che già monta finirà per giustificare, inevitabilmente, l’accusa di xenofobia contro di lui: fosse stato un cittadino italiano, nelle condizioni della vittima, la reazione sarebbe stata la stessa?

Altre cose, invece, ci interrogano di più: forse perché vanno oltre i protagonisti della vicenda, o perché sono dettagli che illuminano altre domande. Perché un assessore (che non è minacciato dalla mafia, e in una città che non è certo Los Angeles) gira armato e col colpo in canna, e se ne fa vanto, o almeno ostentata abitudine? Perché questo viene apprezzato dai suoi sostenitori, e non stigmatizzato dai suoi colleghi di governo? Da cosa discende quest’idea – forse questa granitica presunzione – di essere nel giusto perché si colpisce qualcuno che si presume non lo sia? Perché di fronte a un uomo ferito, che sarebbe morto di lì a poco, si sente il bisogno di chiamare la polizia e non anche il pronto soccorso? E come ci si sarebbe comportati a parti invertite: diciamo un marocchino sbandato che spara e uccide un assessore leghista che lo aveva aggredito? Come avrebbe reagito la politica, come se ne parlerebbe nei bar?

E ancora: perché si è arrivati a quest’atto finale? Cosa c’era (o cosa non c’è stato e avrebbe dovuto esserci) nel mezzo, che non ha funzionato? Perché la vittima era solo mal sopportata e non anche presa in carico, magari curata? Cos’hanno fatto o non hanno potuto o saputo fare i servizi sociali della giunta cui l’assessore apparteneva, o altre, poco importa?

Passi pure che sia stata, come si dice spesso in questi casi, una tragica fatalità. Ma forse uscire dalle estremizzazioni e dagli ideologismi, dalle difese e dalle accuse d’ufficio, ci aiuterebbe a farci almeno delle buone domande, senza pretendere di trovare subito delle soddisfacenti risposte.

 

Gli eserciti schierati a Voghera, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 25 luglio 2021, editoriale, p.1