Gli azzardi paralleli di Maroni e di Bersani

In politica talvolta occorre giocarsi il tutto per tutto. Non sempre funziona. E non sempre, se non funziona, c’è una seconda possibilità, per il leader che dell’azzardo è il protagonista. Continua a leggere

Barca: un siluro…

Il ministro Barca è persona interessante e di spessore. Il fatto che fosse già candidato segretario, ancora prima che si iscrivesse al partito, è meno problema suo che di chi lo è andato a cercare (non avendo risorse interne all’altezza, evidentemente). Continua a leggere

La cecità della partitocrazia: sulle commissioni parlamentari

La vicenda delle commissioni parlamentari che non vengono nominate è un film già visto. E, come tale, lascia sorpresi, e basiti, il fatto che i protagonisti non ne abbiano ancora capito la sceneggiatura, la trama, e soprattutto l’inevitabile finale. Continua a leggere

Renzi vs. Bersani: perché lo scontro di oggi non sarà come le primarie di ieri

Lo scontro Bersani vs. Renzi non è finito con le primarie. Perché non è lo scontro tra due persone: è nella logica delle cose. Solo che adesso, a differenza di prima, è un duello ad armi pari, o quasi. E solo adesso prevede davvero, come tutti i duelli, un vincitore e uno sconfitto, senza recuperi, senza rivincite, senza vie d’uscita. Uno dei due, di fatto, sparirà dalla scena: o almeno dall’elenco degli attori protagonisti. Continua a leggere

Barca segretario del PD?

Caso praticamente unico al mondo per un grande partito, il PD – è l’ultima novità – dovrebbe prendersi per segretario uno che non è iscritto al partito e non l’ha nemmeno votato.
Tutte ‘ste regole per fare in modo che alle primarie votassero solo gli iscritti, o al massimo gli elettori certificati, e poi ci si prende un estraneo per segretario?
Ok. Per coerenza, alle prossime primarie, per qualunque cosa, basta chiusure. E il primo che parla di regole, di qualunque tipo, “lo sbraniamo” (cit. non autorizzata).

Candidati presidente: no, quelli no…

Lo so, non è un sondaggio. Non ha valore scientifico. Però…
In edicola, poi al lavoro, poi al bar: e senti i commenti, i toni, e osservi le espressioni, le facce. Di fronte a questi nomi: Prodi, D’Alema, Marini… E senti commenti irriferibili, che in fondo condividi. E vedi facce indescrivibili, che in fondo sono anche le tue. E capisci che no: che anche se c’è differenza, sono tutte facce e nomi della prima repubblica, neanche della seconda. Che ci vuole qualcos’altro, se si vuole recuperare consenso. Uno scatto d’orgoglio, un minimo di originalità: che so, una donna, una persona non troppo anziana, una che nella politica non abbia pascolato troppo, che non ci sia nutrito troppo a lungo (perchè danno, è vero, ma prendono anche…). Nomi non troppo politicisti, troppo compromessi con il passato: nuovi alla politica, anche se magari non per età. Nuovi di freschezza: non abituati ai vecchi rituali. Per una carica, quella di Presidente della Repubblica, che deve essere di garanzia, ma come si è visto nella seconda metà di questo settennato anche di impulso, di supplenza istituzionale, e, non dimentichiamolo, di rappresentanza: in cui i cittadini si possano riconoscere, con orgoglio. Tutti i cittadini. E i cittadini, in quei nomi e in quelle facce lì, non ci si vogliono proprio riconoscere, non più. E non sembra tanto difficile da capire: basterebbe andare in edicola, al bar, al lavoro. Un lavoro che non sia la politica…

I cosiddetti saggi

I cosiddetti saggi: tutti maschi, non proprio giovani, piuttosto centristi, e di lungo corso. Esattamente il contrario delle tendenze emerse con le ultime elezioni.
Per fare quello che già dovrebbero fare parlamento e governo in carica. Ce n’era bisogno?
Da Napolitano, questa volta, ci si aspettava un po’ più di coraggio e di innovazione. Sono mancati entrambi.
Decisamente, il processo di cambiamento, in questo paese, è appena cominciato…

Crisi politica e crisi istituzionale: perché non se ne esce

Le plateali e irrituali dimissioni del ministro Terzi, e la polemica parlamentare che ne è seguita, sono il sintomo di una malattia ben più grave, che ci mostra, insieme ad altri elementi, e al di là della vicenda che le ha prodotte, perché quella attuale non è solo una crisi politica, ma una crisi istituzionale: come tale, molto più difficile da risolvere. Continua a leggere

Globalizzazione e pluralismo culturale 2013: calendario presentazioni

Lunedì 22 aprile
Appadurai – Modernità in polvere (Riccardo Ravegnani)
Bauman – Modernità liquida (Martina Tramontin)
Martedì 23 aprile
Sennett – Insieme (Hilary Zanon)
Turkle – Insieme ma soli (Giulia Roverato)
Lunedì 6 maggio
Holloway – Crack Capitalism (Silvia Toffoli)
Magatti – La grande contrazione (Nadia Schena)
Martedì 7 maggio
Barber – Consumati (Francesca Avanzi)
Fabris – La società post-crescita (Daria Collalti)
Lunedì 13 maggio
Shiva – Il bene comune della terra (Alberto Floreancig)
Latouche – Come si esce dalla società dei consumi (Matteo Vassallo)
Martedì 14 maggio
Jenkins – Il Dio dell’Europa (Joanna Maziarz)
Caldwell – L’ultima rivoluzione dell’Europa (Davide Forlani)
Lunedì 27 maggio
Wilkinson, Pickett – La misura dell’anima (Mattia Tono)
Marzano – Estensione del dominio della manipolazione (Maria Vittoria
Bandini)