La scuola sempre ultima

È vero, i contagi sono in aumento. Molto personale è in quarantena, e non è facile gestire gli istituti. Ma la lettera dei presidi che chiede a Draghi di non riaprire le scuole fino almeno al 24 gennaio assomiglia molto a un suicidio non assistito: l’autodichiarazione certificata della propria irrilevanza.

Intanto, c’è un problema più generale di criteri di misurazione adottati. La variante Omicron è veloce e pervasiva nel diffondersi: ma è molto meno distruttiva nelle sue conseguenze, almeno per i vaccinati. Siamo sicuri che il numero di contagiati (inevitabilmente in crescita, dato il numero di tamponi esponenzialmente accresciuto) sia ancora un criterio dirimente per decidere lunghi isolamenti? Molti esperti sollevano il problema di quarantene e lockdown inutili (dato che gran parte della popolazione è vaccinata, non siamo più nella situazione di un anno fa, e non ha senso quindi avere le medesime regole), e in più dannosi per economia e socialità: forse sarebbe il caso di rifletterci. Detto questo, ci limitiamo allo specifico dell’ambito scolastico.

Sono due anni che si dice che la scuola è una priorità. Ma il fatto che la prima risorsa a disposizione – e non l’ultima spiaggia – sia sempre e solo la chiusura e la didattica a distanza, la dice lunga sul fatto che sia una priorità solo a parole: verbale, ma non fattuale. E in questo ci sono responsabilità di tutti: compreso del mondo della scuola.

Non sappiamo quanto a lungo dovremo convivere con la pandemia e le sue mutevoli forme. Proprio per questo c’erano misure di vario tipo che potevano e dovevano essere prese. Alcune di più lungo periodo: investimento in edilizia scolastica, classi più piccole – su cui non si vede alcuna progettualità in atto che sia adeguata alle dimensioni del problema. Ma altre potevano essere decise e attuate subito, e a costi relativamente modesti, come stanno facendo molti paesi europei. Mi riferisco in particolare ai rilevatori di CO2 (del costo di poche decine di euro), da mettere in ciascuna aula, in modo che si sappia quando areare gli ambienti (e non lasciare le finestre sempre aperte anche d’inverno, producendo altri tipi di malanni), e dei purificatori d’aria con filtri Hepa (un po’ più impegnativi come costo e installazione, ma del tutto alla portata dei molti soggetti istituzionali coinvolti). Si fosse voluto – e su questo giornale lo si è segnalato più volte e per tempo – si sarebbe potuto provvedere ad installarli in gran parte delle scuole già nella pausa estiva. Perché non si è fatto? È purtroppo facile rispondere: perché è scomodo, e molto più facile chiudere; perché, pur potendo essere in molti a prendere l’iniziativa, nessuno l’ha veramente assunta come priorità. Non l’ha fatto il governo, dando indicazioni in merito, con un piano straordinario nazionale (governo che porta anche la responsabilità di una comunicazione alle scuole contraddittoria e farraginosa). Non l’hanno fatto, quasi mai, le regioni, che pure sono – in alcuni casi – tra i soggetti che più premono per una chiusura ad oltranza: e che avrebbero potuto attivare propri capitoli di spesa e di intervento, se solo l’avessero voluto. Non l’hanno fatto i comuni, che pro quota hanno la medesima possibilità e dunque responsabilità. E non l’hanno fatto, salvo eccezioni che non a caso spesso fanno notizia, nemmeno i singoli plessi scolastici.

Non era questione di denaro. Queste misure avrebbero inciso sui rispettivi bilanci molto meno di altre, e peraltro non è il denaro che manca in questo periodo. Ricordiamo che l’istruzione è una delle priorità del Next Generation EU (quello che noi chiamiamo PNRR per poterci consentire di non occuparci per nulla delle prossime generazioni), e sarebbe stato facile attivare opportuni capitoli di spesa a questo scopo, anche con fondi europei. Ci domandiamo quanti governatori e sindaci – e, purtroppo, presidi – che spingono per le chiusure, si sono attivati con uguale impegno per adottare almeno le più semplici delle misure di contenimento, cui abbiamo accennato. Purtroppo, sappiamo la risposta: pochi. E per quanto si tenda sempre a scaricare la colpa su altri, ne portano la responsabilità tutti i soggetti citati. Nessuno escluso. A dimostrazione del fatto che la scuola – e il presente e il futuro dei nostri ragazzi e ragazze – continua a non essere una priorità per nessuno.

La scuola? Non è una priorità, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 8 gennaio 2022, editoriale, p.1