Ossessioni ideologiche che negano il diritto

Ossessioni ideologiche che negano il diritto

La campagna anti-immigrati che in questo paese si va conducendo va esaminata ormai per quello che è, o che qualcuno l’ha fatta diventare: un’ossessione ideologica e una paranoia sociale. Che stanno facendo di questo paese, culla della civiltà e patria del diritto romano, un’eccezione europea.

Sono ben distinguibili due livelli, che vanno nella medesima direzione: uno legislativo a livello nazionale, e uno politico a livello locale.

L’ultimo clamoroso esempio, a livello nazionale, è l’inserimento degli immigrati nella lista dei reati esclusi dal decreto sul processo breve, insieme ad altri reati gravissimi, legati alla mafia e al terrorismo, e ad esclusione invece di quelli che beneficeranno della nuova normativa, in quanto reati dei colletti bianchi – o, detto in altro modo, delle classi dirigenti. Esclusione degli immigrati, non dell’immigrazione clandestina. Perché di fatto non sono dei reati (peraltro puniti con una contravvenzione, e quindi inspiegabilmente considerati gravi), ma un’intera categoria di persone, ad essere esclusi dai benefici di legge. Già oggi abbiamo una giustizia a due velocità: processi per direttissima soprattutto per gli immigrati e per i tossicodipendenti, e processi infiniti (e quindi passibili di prescrizione, o futuri beneficiari del processo breve) per tutti gli altri. Basterebbe guardare i dati sulle presenze nelle carceri per accorgersene; o entrarci almeno una volta nella vita, che non farebbe male, visto che quella di visitare i carcerati è la meno praticata delle opere di misericordia.

Il nuovo tassello è clamoroso. E non è figlio di un’esigenza pratica, ma di un’ossessione ideologica. Figlia a sua volta di una sciagurata semina politica e anche intellettuale, che dalla Lega alla Fallaci, ma capace di contagiare anche altre forze politiche e mezzo mondo dell’informazione, ha fatto dell’immigrato un bersaglio in sé – non per quello che fa, ma per quello che è. Ormai, per ascoltare parole pacate su questo tema, bisogna rivolgersi ai questori e ai prefetti, ai carabinieri e ai servizi di intelligence: cioè ai professionisti incaricati di mantenerlo sul serio, l’ordine sociale. Mentre il maccartismo etnico-razziale di chi agita il tema dell’ordine, anziché agire per portare un po’ d’ordine, è prodromo a gravi disordini sociali futuri, oltre ad avere conseguenze devastanti sulla vita individuale e familiare di decine di migliaia di persone – ciò che interessa assai poco, visto che non votano.

A livello locale questa campagna, che ha le sue punte nel Nord e in particolare in alcune realtà del Veneto e della Lombardia (non solo leghiste e non solo di centro-destra), è fatta di ordinanze comunali e delibere che vanno dalla negazione dei diritti di libertà religiosa per alcuni – i musulmani, e solo loro – a un variegato assortimento di decisioni che prevedono una precedenza per i residenti da un certo numero di anni o l’esclusione dei non cittadini, riguardo alla scuola, agli asili, al sostegno per portatori di handicap e non autosufficienti, ai bonus bebé; fino a provvedimenti volutamente vessatori che sono una brutta copia dei provvedimenti sulla mendicità medievali, arrivando a multare persino chi la carità la fa, oltre che chi la chiede per strada. E così, tra sindaci che subordinano l’apertura di una partita iva o la concessione della residenza all’attestazione di mezzi sufficienti e di una casa adeguata (che, se fosse praticata sugli autoctoni, li costringerebbe ad espellere molti propri concittadini), ad assessori che vanno di persona a bussare alle porte degli appartamenti di immigrati, in casarecci safari contro i clandestini, la barbarie giuridica, e prima ancora umana, avanza e si fa strada nelle convinzioni e nelle coscienze della gente. Senza capire che così si uccide quel principio universalistico che è la base stessa della civiltà giuridica occidentale: della sua superiorità, come molti dicono.

Bene. Se l’occidente è giuridicamente superiore è precisamente perché ha imparato che la legge è uguale per tutti, e non discrimina per etnia, colore della pelle e religione. È chi lavora per affossare questi principi che è quindi contro l’occidente e suo nemico.

Stefano Allievi

“Il Piccolo”, 14 novembre 2009, p. 1-5

anche

La paranoia nazionale, in “Messaggero Veneto”