Ciao Adone
È bello vedere questo social, per lo più disperatamente inutile, servire a ricordare una persona che non lo frequentava: non per snobismo, ma per manifesta inutilità. E la cui presenza, qui, era mediata dai suoi allievi e estimatori (e già averne, diversamente dai fan, e dagli ‘amici’ digitali, è significativo). Parlo di Adone Brandalise: che se ne è andato (è morto: credo avrebbe preferito la chiarezza) oggi. Senza peraltro andarsene davvero, altrimenti non saremmo qui a parlarne. Qui lo vedete in una foto non bella in sé, ma in una posizione e un atteggiamento suoi tipici, quando parlava in pubblico. Sguardo in diagonale, perso nel niente, o nel tutto, fisso su un punto immaginario, o visibile solo a lui, capace di stare lì per ore a riflettere a alta voce, più che a parlare, senza uno straccio di appunti davanti, tanto aveva tutto dentro. Memoria prodigiosa, intelligenza sottile, tagliente al bisogno, ma anche empatica, aperta a discipline e alle esperienze della vita più lontane dal rigore del suo pensiero. Credo sia questo, che più mi ha colpito, e mi ha lasciato negli anni. E mi tocca. Il rigore sobrio. La vicinanza discreta. Forse anche questo si chiama amore per il mondo, e più ancora per gli uomini e le donne che lo abitano. Lui lavorava per migliorarli. Per migliorarci. A modo suo. Con le doti che aveva, e che non sono diffusissime. La lucidità tra tutte. E il piacere di condividerla tra quei pochi (non pochissimi, dato che comprendono i suoi studenti), senza bisogno di grandi pubblici altri. Quelli che servono meno, dopo tutto. Che danno solo l’illusione di esserci.



