Elezioni regionali e referendum: similitudini e diversità

È curioso notare come in Veneto i sondaggi in previsione delle elezioni regionali e del referendum costituzionale per la diminuzione del numero dei parlamentari abbiano andamenti molto simili.
Zaia è dato come vincente da prima ancora che confermasse la sua terza candidatura, con percentuali sovietiche, variabili tra i tre quarti e i quattro quinti dell’elettorato; i SÌ al referendum ricevono più o meno lo stesso apprezzamento. La notizia vera, per Zaia, sarà la quantità di voti presi dall’opposizione, non il risultato finale, mai stato incerto; lo stesso per il referendum, dove l’attenzione sarà puntata sulla quantità dei NO, più che sull’esito, che appare scontato. Il clima generale infine, in entrambi i casi, è quasi di noia, non essendo previsto alcun vero capovolgimento o colpo di scena: tanto che i presumibili vincenti (Zaia da un lato, molti tra i sostenitori del SÌ dall’altro), non si fanno praticamente vedere, in campagna elettorale, quasi non ne avessero bisogno (in effetti non ce l’hanno), e semmai avessero solo da perdere da un confronto diretto con le argomentazioni delle rispettive opposizioni – e quindi le evitano accuratamente. Del resto, sia Zaia che il SÌ alla diminuzione del numero dei parlamentari (non importa con che criterio: in chiave semplicemente polemica e anti-casta) sono prodotti sul mercato da tempo, e che si vendono bene. Sono i prodotti concorrenti, gli anti-Zaia e il NO, che hanno bisogno di visibilità e di far conoscere le proprie ragioni.
Le similitudini tuttavia finiscono qui.
Per le elezioni regionali, appurato in anticipo chi sarà il vincitore, la notizia sarà semmai quanto (poco) prenderanno gli sfidanti, o quanto ulteriormente perderanno rispetto agli sfidanti precedenti: la vera competizione, quella che può mettere un po’ di sale nella campagna elettorale, e risvegliare un qualche interesse, è tutta interna alla compagine vincitrice, e in particolare tra le liste in appoggio a Zaia presidente e la Lega. Di quanto Zaia batterà la Lega? Con tutto il contorno, probabilmente abusivo, di speculazioni sul futuro ruolo nazionale di Zaia in opposizione a Salvini: roba da addetti ai lavori, che forse non tocca nemmeno il diretto interessato, dato che lo aspetta un altro tranquillo mandato da presidente del Veneto, e nel frattempo, sul piano nazionale, sarà successo di tutto.
Per quanto riguarda il referendum, invece, le cose stanno diversamente. È vero, il risultato appare scontato: anche se bisogna tenere presente che sempre più persone decidono il loro voto nell’ultima settimana, una quota tutt’altro che trascurabile direttamente nel seggio elettorale, e gli indecisi o i non informati sono ancora moltissimi (senza contare gli astenuti: che in Veneto saranno meno solo grazie al traino del voto regionale). Ma mentre chi dichiara di votare Zaia o Lega (e qualsiasi altro partito) è probabile sia conseguente con le sue dichiarazioni, la sensazione è che – almeno nel ceto politico largamente inteso, inclusi i militanti locali – le dichiarazioni ufficiali dei partiti non corrisponderanno affatto ai comportamenti nell’urna, senza contare il fatto che molti elettori i partiti non li ascolteranno proprio – come giusto che sia, trattandosi di un referendum. Stando alle dichiarazioni formali infatti, il SÌ, sulla carta, dovrebbe stravincere, più ancora di Zaia: sono a favore il Movimento 5 Stelle, promotore dell’iniziativa, a destra la Lega e Fratelli d’Italia (Forza Italia appare più divisa), a sinistra il PD (oggi: in passato per tre volte ha votato NO in parlamento); sulla carta, appunto, oltre il 75% degli elettori, ben oltre l’80% contando FI. Sono contrari esplicitamente solo alcuni partiti della sinistra radicale, +Europa e Azione, il partito di Calenda (un’area, in totale, molto al di sotto del 10%), mentre Italia Viva, il partito di Renzi, dovrebbe lasciare libertà di voto. Ma la carta non corrisponde alla carne viva del paese, e nemmeno dei politici stessi: tra i quali molti, anche nei partiti per il SÌ, voteranno NO, sia dichiarando esplicitamente il proprio dissenso, se lo fanno per convinzione, sia non dichiarandolo se si tratta di un più triviale interesse personale. Il più compatto (per il SÌ) è il M5S, compattissimi (per il NO) Azione e +Europa, mentre il più diviso sembra essere il PD, e a seguire FI.
Per il referendum, dunque, la partita si giocherà tra la gente, e soprattutto nella pubblica opinione organizzata: opinion leader a vario titolo, giornali, associazionismo, intellettuali, che si stanno schierando per conto proprio, e che potrebbero riservare qualche significativa sorpresa rispetto a un SÌ plebiscitario, in quanto voto anticasta. Per le elezioni regionali, invece, non ci sarà partita: si misureranno i nuovi equilibri – tutto qui.

Elezioni e referendum. Il vero dato nei numeri di chi perde, in “Corriere della sera – Corriere del Veneto”, 6 settembre 2020, editoriale, p.1