Primo maggio: ieri e oggi. Domani?

Le manifestazioni del Primo Maggio ho cominciato a frequentarle da studente: erano un atto politico tra tanti, per chi si sentiva più o meno impegnato. Nella prima metà degli anni ’80 – e per quasi una decina d’anni – sono diventate anche parte del mio lavoro: facevo, allora, l’operatore sindacale a Milano, e contribuivo alla loro organizzazione. Era ancora un’epoca di grande partecipazione: si respirava l’orgoglio operaio (testimoniato dalla fierezza e la numerosità delle delegazioni delle fabbriche), l’importanza di contarsi e la dignità attribuita al momento; si utilizzava l’occasione per fare il punto sulle relazioni industriali e la situazione politica, con un intento pedagogico (testimoniato dai torrenziali comizi dei leader sindacali e di altri esponenti del mondo della cultura e della politica); e si viveva il clima di festa, che terminava spesso con una mangiata con gli amici e lunghe camminate per tornare a casa in assenza di mezzi pubblici. Il mondo cattolico partecipava anch’esso: l’allora cardinal Martini, in quella che era la festa di San Giuseppe lavoratore, per rispetto della festa sindacale e per non diminuire la partecipazione dei lavoratori cristiani alle manifestazioni, organizzava delle veglie di meditazione la sera del 30 aprile, anch’esse molto partecipate. Continua a leggere

La bolla inutile dell’antirazzismo da social

Apro facebook a caso. Trovo per primo questo commento: https://www.facebook.com/martino.ghielmi/posts/10156984759395102?__tn__=K-R
Del merito non mi frega un granché (mai fatto né guardato una maratona: con lo sport ho più o meno il rapporto che ne aveva Churchill, che – ultraottantenne – attribuiva il suo eccellente stato di salute mentale al fatto di non averlo mai praticato): ma capisco che c’è sotto l’ennesima storia di razzismo o presunto tale, e me lo leggo. Mi sembra convincente. Continua a leggere

Le polemiche inutili (e i veri problemi) sul 25 aprile

Quella sul 25 aprile è una polemica fastidiosa e stucchevole: come quasi tutte le polemiche che dividono per principio – e non sul merito – maggioranza e opposizione (e pure la maggioranza al suo interno, come tradizione da quando c’è questo governo). E come tutte le occasioni per posizionarsi senza ragionare sul perché ci si posiziona: in cui lo scopo non è dire, ma dirsi. Continua a leggere

La retorica della cittadinanza

Quando la politica si riduce a retorica non può che produrre risultati maldestri. Se poi la retorica (che dopo tutto presuppone il ben scrivere e parlare) è di qualità mediocre, si riduce a chiacchiera deteriore: frasi fatte, appelli ai buoni sentimenti, desiderio conformista di intercettare consensi. Continua a leggere

Dopo Christchurch: Le parti invertite del terrore

Christchurch: che tristezza, un nome così, per una strage di musulmani in moschea… Ma è un’ironia che non dispiacerebbe al suo autore, e forse perfino inconsapevolmente cercata. Lui, che nel suo improbabile pantheon ha messo di tutto: perfino il doge veneziano Sebastiano Venier, o il condottiero Marcantonio Bragadin, di cui probabilmente tutto ignora, salvo forse il fatto che è stato martirizzato dai Turchi. Questi rimandi alla storia lontana, come alla contemporaneità, a terroristi anti-islamici come Anders Breivik e delinquenti xenofobi come Luca Traini, o a vittime innocenti del terrorismo islamico in Europa, poco ci spiegano, tuttavia, di quanto accaduto, e ancora meno sono in grado di spiegare le ragioni – per quanto di ragioni si possa parlare – di una voglia di rivincita identitaria contro innocenti e pacifiche famiglie musulmane che stavano pregando, portata fino alla strage. Continua a leggere

Le piazze e i partiti. La società reagisce, la politica ancora no

Il paese si trova di fronte a un governo inedito: che si fa opposizione da solo, in cui il livello di divisione interna non ha precedenti, ma che è capace di superare le divisioni non mediando ma scambiando (io approvo una cosa che interessa a te se tu approvi una cosa che interessa a me), cercando di portare a casa più risultati simbolici possibili prima delle elezioni europee, senza troppo preoccuparsi della loro reale efficacia. Ma di fronte a una crisi che si aggrava sempre di più, con tutti gli indicatori (debito, occupazione, produzione, reputazione internazionale) negativi, e scelte di politica economica in corso che rischiano di aggravarli ulteriormente, il paese non si può permettere di zigzagare senza prospettiva. Continua a leggere

A proposito del manifesto di Calenda (e del PD)

Sto osservando uno strano dibattito, in queste ore.
Alcuni dicono: ma no, il listone non va bene, diventa un fronte che fa involontaria propaganda ai sovranisti. E poi alle europee c’è il proporzionale, meglio moltiplicare l’offerta…
Modesta opinione di un firmatario della prima ora (che poi, ne sono passate solo 48, e già ci sono più di 60.000 adesioni, e forse qualcosa vuol dire, e ascolterei il messaggio…). Continua a leggere

Sindaci, governo e immigrati: la vera sfida

Da una parte, il governo: che vede contestata una delle principali vittorie simboliche della sua componente leghista – il decreto sicurezza. Dall’altra, i comuni: Trento e Rovereto (ma anche diversi centri minori che ospitano richiedenti asilo), così come Bologna: “con la non violenza e il rispetto della legge”, come ha detto il sindaco Merola. Ma anche, in maniera più bellicosa – sui fondamenti stessi di costituzionalità del decreto e invitando alla disobbedienza civile sulla questione dell’iscrizione all’anagrafe degli immigrati – Palermo (e dubbi hanno sollevato a vario titolo anche i sindaci di Napoli, Firenze, Parma, Milano, Pescara e altre ancora). Gli osservatori guardano soprattutto all’ultima, di sfida, che è politica e ideologica. Ma per molti versi è più insidiosa la prima: proprio perché pragmatica, e di buon senso – una cosa su cui si possono identificare anche molti cittadini, al di là delle differenze politiche. Continua a leggere

Manifesto per una nuova opposizione

MANIFESTO PER UNA NUOVA OPPOSIZIONE
Una proposta
Il consenso per il governo

Il governo costituito dalla alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle sembra godere, per ora, di un ampio consenso popolare: lo attestano i sondaggi, e l’aria che si respira nel Paese. Continua a leggere

"L'opposizione del cambiamento" (che ancora manca)

Di fronte a un “governo del cambiamento” che sta effettivamente cambiando le carte in tavola, e forse proprio sparigliando il gioco della rappresentanza, nello stile e nei contenuti (in maniera benemerita per chi lo sostiene; preoccupante e perfino eversiva per chi lo avversa), quella che manca è “l’opposizione del cambiamento”. O meglio ne abbiamo due, scollegate tra loro: una in parlamento, che fa il suo lavoro in aula, senza parlare né essere ascoltata nella società; e una nel paese, che si esprime nelle prese di posizione delle categorie, dei ceti produttivi, dei corpi intermedi, della società civile, talvolta assumendo le forme e i rituali della politica partitica (dalle petizioni alle manifestazioni di piazza). Ma due debolezze disunite non fanno una forza. Quella che manca, è un’opposizione che sappia legare entrambe le cose. Continua a leggere