SPAESATI. Del migrare e di migranti.

Il 5 gennaio 2019 Radio Popolare ha trasmesso lo spettacolo (lezione-concerto, l’abbiamo chiamato) “SPAESATI. DEL MIGRARE E DI MIGRANTI”, che Erica Boschiero, Sergio Marchesini ed io abbiamo registrato dal vivo il 13 dicembre 2018, a Milano, nell’auditorium della radio.
Dal vivo rende meglio, naturalmente. Qui, comunque, trovate il podcast (le indicazioni sul link sono ingannevoli: la seconda parte è la prima, e la terza la seconda).
https://www.radiopopolare.it/podcast/gli-speciali-di-radio-popolare-di-sab-0501-seconda-parte/
https://www.radiopopolare.it/podcast/gli-speciali-di-radio-popolare-di-sab-0501-terza-parte/
Lo spettacolo, multimediale (nell’audio, naturalmente, mancano le slide e i filmati), è pronto per girare: teatri, festival e quant’altro.
L’abbiamo inventato per questo…

"Nel mondo dei qualsiasi" – Giorgio Bárberi Squarotti

Ho saputo solo ora, da un amico, della morte di Giorgio Bárberi Squarotti .
Non lo conoscevo personalmente: solo di fama, e di letture. Ma mi ha conosciuto lui, una volta, a modo suo. E me l’aveva fatto sapere.
Poche settimane fa, infatti, avevo ricevuto una lettera scritta con calligrafia incerta, e caratteri molto grandi.
Me l’aveva scritta dopo aver letto il mio ultimo libretto di poesie, “Nel mondo dei qualsiasi”, ed aver chiesto alla casa editrice il mio indirizzo (l’ho saputo dopo che avevo fatto altrettanto, nei suoi confronti).
Sono poche parole, niente più che un incoraggiamento (capitava che lo facesse, mi dicono: distribuendo consigli e anche critiche nel merito), e probabilmente non significano molto: ma, ai miei occhi, sì. Non era tenuto: per qualche motivo l’ha fatto. Per qualche motivo questo esile filo mi ha legato a lui.
Curioso, attivo e partecipe della vita – e innamorato della poesia – fino alla fine: che bella storia…
Di cui, per quel poco, mi sento di ringraziarlo: per me è stato un regalo tanto inatteso quanto importante. Continua a leggere

"Appunti dalla crisi italiana" se ne va…

Blog d’autore


Chi Sono
Stefano Allievi
Il 15 novembre 2011 iniziavo l’avventura di questo blog: “Appunti dalla crisi italiana”, che riprendeva il titolo di una mia riflessione in quattro puntate sulla crisi del paese, pubblicata nelle settimane precedenti dal “Mattino”. Continua a leggere

Di Padova, Marocco, reciprocità e altro ancora

Nel link, il servizio del TgR

Una gran bella iniziativa con il Console del Marocco

Esiste per fortuna un'altra #Padova.Abbiamo risposto all'offesa, alla maleducazione istituzionale, all'ignoranza del sindaco di Padova, ricevendo insieme a tutte le istituzioni padovane il console del #Marocco Ahmed El Khdar e ribadendol'amicizia e la solidarietàtra i nostri popoli.—> http://goo.gl/NKTeTc

Pubblicato da Piero Ruzzante su Lunedì 24 novembre 2014

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Mosques in Western Europe

Oxford Islamic Studies online, July 2014

Stefano Allievi

Western Europe, Mosques in Continua a leggere

Il suicidio non assistito di un ceto dirigente. Piccola fenomenologia di Rosy Bindi

Ho assistito alla chiacchierata di Rosy Bindi all’inaugurazione della Festa Democratica di Padova. Ricordo l’enfasi di un dirigente, preannunciandola su facebook: “La Festa Democratica parte con il botto”. Già…
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Riforma elettorale

Ci risiamo. Arriva un’altra proposta di riforma istituzionale firmata Silvio Berlusconi. L’ennesima. Ormai si passa dal modello ungherese all’uninominale inglese, dal doppio turno alla francese al presidenzialismo all’amatriciana. La cosa singolare è che il suo partito approvi anche questa, come ha approvato le altre, avendo del resto, in termini di riforme istituzionali, approvato tutto e il contrario di tutto in questi anni.
Furbescamente, tuttavia, adesso la palla è nel campo avverso. Dove molti sono stati presi in contropiede, perché in fondo questa riforma piacerebbe anche a loro, almeno in parte. Le interviste rilasciate dai vari esponenti di partito, su tutti i fronti (da Fini a D’Alema), lo mostrano con chiarezza. Potremmo sintetizzarle così: “sì, ma…”
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Troppo potere, troppo a lungo (scandali e politica)

Lusi, Formigoni, Errani, Rutelli… Casi molto diversi, imparagonabili. Il primo è un ladro reo confesso. Il secondo non è sotto inchiesta (non stavolta, non per malversazioni o tangenti), ma lo è tutto il suo sistema di potere, e la gente di cui si è circondato. Errani è indagato per un reato minore. Rutelli si considera vittima di Lusi. E poi il primo è un contabile, abile a fare i propri, di conti; gli altri tre sono leader politici. Cos’hanno in comune?

Una cosa sola: troppo potere, troppo a lungo, sempre nello stesso ruolo. Avvitati a tempo indeterminato sulle loro poltrone, hanno trasformato il mandato elettorale e il consenso in una sorta di satrapia di lungo termine. Vale anche per altri leader, del resto, anche non sotto inchiesta: Bossi ne è l’esempio più longevo, Berlusconi la parabola umana e politica più efficace.
E’ il sogno eterno del potere: durare sempre, a dispetto di tutto. Ma se “il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”. Ecco il senso del limite al numero dei mandati, e delle cariche a termine, in democrazia. Specie se pubbliche ed esercitate in nome del popolo. Anche se il ricambio farebbe bene anche a tante associazioni, imprese, enti, fondazioni, chiese… Troppi anni nello stesso ruolo fanno ristagnare le relazioni, creano inerzie malsane, abitudini inconsapevoli, chiusure evidenti: ci si costruisce, di fatto, come blocco omogeneo e impermeabile. E i centri di potere così creati impediscono l’innovazione, opprimono l’originalità, temono la creatività, paventano, più di ogni altra cosa, il ricambio. E dove ci sono soldi da gestire, specie se pubblici, o favori da concedere, producono di fatto cricche chiuse come mafie, e poteri occulti e omertosi, troppo stabili per non cedere alla tentazione e alla presunzione dell’onnipotenza.
Per questo il ricambio è sano. E meglio se frequente. Non solo dei leader. Sono in troppi, nei partiti e altrove, ad essere convinti della propria indispensabilità, e ad avere il culto della propria eternità. Non è così: che lo sappiano. Li cambiamo volentieri con altri, e ci abitueremo in fretta ai nuovi, e impareremo rapidamente i loro nomi, senza nostalgie. E’ ora di farglielo sapere. In questo è sconcertante la caparbietà con cui si difendono, restando attaccati ai loro scranni, convinti della propria centralità. Come se senza di loro arrivasse, davvero, il diluvio. Senza Lusi, senza Formigoni, senza Errani, senza Rutelli, e tutti gli altri i cui nomi conosciamo e ascoltiamo da troppo tempo, il mondo girerà lo stesso, probabilmente meglio: con meno inerzie, con minor attrito. Facciamo un’opera di bene, di ecologia politica, innanzitutto per noi, ma anche per loro: diciamoglielo. Con le buone, naturalmente, in maniera educata, con uno slogan che è anche una sana terapia democratica: dopo due mandati, tutti a casa. Per il bene di tutti.